“Anche quando arrivò Berlusconi, nel 1994, con le spillette, le bandierine e il kit del candidato molti ridevano, anche noi del Msi eravamo scettici. Poi, invece, ha avuto ragione lui. Certo, Berlusconi anche a quei tempi era molto diverso da Donald Trump”. Maurizio Gasparri, ex An, vicepresidente del Senato per Forza Italia, non è di quelli che fa i salti di gioia per la vittoria del tycoon americano. “Intendiamoci, se fossi un cittadino americano, seppur turandomi il naso, avrei votato per lui perché la Clinton rappresenta tutto quello che io detesto, dai poteri forti al politicamente corretto, ed è portavoce di stili di vita che mi sono indigesti. Inoltre, ricordo che lei è l’artefice dell’intervento in Libia che si è visto quali risultati ha portato. Detto questo, Trump mi lascia piuttosto perplesso…”.

In Forza Italia le posizioni divergono. Prima del gran martedì si andava da un Renato Brunetta pro-Hillary a un Paolo Romani assolutamente pro-Trump. La questione non è da poco, perché ora i “trumpisti” azzurri, come Giovanni Toti, vengono identificati come quelli più a destra, che spingono per un’alleanza stretta, addirittura un partito unico, con la Lega di Matteo Salvini. Che infatti si è già proposto come “Trump italiano” e sabato a Firenze conterà le sue truppe in una grande manifestazione contro il governo e per il No al referendum. “Non scherziamo, con la Lega ci può essere un’alleanza politica forte, come d’altronde accade già in tante città ed è già successo per tanti anni in passato, ma il leader di un’eventuale coalizione deve essere espresso da Forza Italia”, osserva Gasparri.

Ma torniamo alle elezioni Usa. “Il paragone con Berlusconi viene naturale perché anche Trump è un ricco imprenditore, gli piace fare la bella vita, ama circondarsi di belle donne, è un istrione con la battuta sempre pronta. Ma il Cavaliere del ’94, pur presentandosi come un gran innovatore, uno che rompeva tutti i clichè della vecchia politica, era più integrato nel sistema di quanto non sia oggi Trump: aveva avuto rapporti con politici della Prima Repubblica, non era dirompente e anti sistema come si presenta oggi il neo presidente Usa”, spiega il vicepresidente del Senato.

Molte uscite della campagna “trumpiana”, per esempio, a Gasparri non sono piaciute. “L’ho trovato eccessivo dal punto di vista lessicale, certe esternazioni francamente lasciano perplessi. Poi è stato anche molto attaccato per parole dette privatamente: ma se mettessero dei microfoni negli spogliatoi di una palestra, chissà cosa uscirebbe…Ora vedo che ha già cambiato registro, è molto più tranquillo e diplomatico, probabilmente durante la campagna c’era anche molto show. Però, ecco, se ti candidi alla guida della nazione più potente del mondo, il ruolo ti impone di essere un po’ più cauto”.

Gasparri, proprio lei, uno dei politici più twittaroli, spesso al centro di aspre polemiche per i suoi cinguettii…“Vabbè, l’essere politicamente scorretto di Trump, non mandarle a dire, mi piace e mi ci ritrovo. Però c’è un limite…”, risponde il senatore azzurro. Che avanza una critica anche estetica. “Quel ciuffo biondo, quel mega riporto, non si può vedere. Spero almeno che nello stile intervenga qualche correzione. Un bel colpo di forbici e acquisterebbe molta più credibilità”, sorride l’esponente forzista.

Che America sarà quella di Trump? “E’ molto difficile dirlo. Ma tra i suoi mi dà sicurezza la presenza di un grande personaggio come Rudy Giuliani, che ha già dato molte prove del suo valore. Sarà più isolazionista? Migliorerà il pessimo rapporto che ora gli Usa hanno con Putin? Staremo a vedere…”, dice Gasparri. “Di sicuro”, conclude, “godo nel vedere sbigottiti e affranti i soloni del politicamente corretto di casa nostra. A partire da Renzi, che era andato a farsi bello con la Clinton portandosi dietro la claque alla cena con Obama. Una cosa ridicola…”.

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