“Incendio! Incendio! Incendio! L’unità è stata colpita da due missili, nell’hangar si è sviluppato un incendio di vaste dimensioni”. Sono le 4.19 del mattino, nel Tirreno a Ovest della Sardegna il mare è forza 5 e fa ondeggiare sensibilmente perfino la portaerei Cavour, l’ammiraglia della Marina italiana da 27.000 tonnellate. E’ (quasi) tutto vero: l’orario, il mare agitato, l’allarme trasmesso dagli altoparlanti sono reali, così come l’immediato intervento del team antincendio. Si tratta però dell’esercitazione “Mare Aperto 2016”, il più importante evento addestrativo della Marina militare che dal 15 al 25 novembre ha impegnato oltre 3.000 uomini e donne anche dell’Esercito e dell’Aeronautica, 14 navi, due sommergibili, 13 aerei, 12 elicotteri e molti altri mezzi (qui la scheda sulle forze partecipanti). Dieci giorni e dieci notti di attività intensa per migliorare l’addestramento e le capacità su difesa antiaerea, antisommergibile e antinave, contrasto alle attività illegali in mare e gestione di situazioni di crisi con minacce convenzionali e asimmetriche.

UNA COMPLESSA CRISI INTERNAZIONALE

 Nella realistica sceneggiatura dell’esercitazione è stato ipotizzato uno scenario comprendente Alfa, una democrazia occidentale rappresentata nella finzione dalla Penisola; Bravo, una potenza locale con ambizioni nell’area (la Sicilia); Charlie, uno stato fallito dove la violazione dei diritti umani è la norma e ricco di risorse energetiche (la Sardegna). Sono state preparate anche due risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu: la prima, del 25 settembre, in cui si esprime preoccupazione per la situazione ormai deteriorata di Charlie; la seconda, del 17 novembre, in cui si dà il via all’intervento in base al Chapter VII della Carta delle Nazioni Unite consentendo così la nascita di una Coalition of Willing guidata da Alfa. Tra il 15 e il 17 novembre la Prima divisione navale si è mossa da La Spezia, la Terza divisione da Taranto, la Forza da sbarco da Brindisi e il Comando delle forze di pattugliamento da Augusta. Tutti sotto la guida dell’ammiraglio Donato Marzano, comandante della Squadra navale, a bordo della portaerei Cavour.

SI ENTRA NEL VIVO

Dal 17 al 19 novembre le varie componenti hanno effettuato le prime esercitazioni preparandosi alla fase decisiva. Una fase detta “a gioco libero” in cui ciascuna componente è diventata “parte” della crisi internazionale con attacchi e difese realistici, tanto da simulare i danni con la provvisoria impossibilità di utilizzare sistemi o armamenti, e con modifiche continue decise dal comando di fronte alle quali i comandanti delle navi e dei vari reparti dovevano adattarsi all’improvviso. Nel “paese fallito” Charlie sono presenti anche cittadini di Alfa che dunque deve pensare alla loro evacuazione e quando la fase diplomatica deve cedere il passo a quella militare accade di tutto: un attacco alla Cavour, comandata dal capitano di vascello Roberto Micelli, portato dagli aerei dell’Aeronautica con conseguente difesa antiaerea (hanno attaccato anche gli Av8B+ della Marina che stavolta sono “nemici” e quindi non potevano essere sulla portaerei, ma alla base di Decimomannu); elicotteri che attaccano altre navi e sommergibili; proiezione delle forze anfibie da mare a terra; gestione delle emergenze a bordo.

UN LAVORO INTERFORZE

La forza anfibia era composta dal Reggimento Lagunari Serenissima dell’Esercito e dalla Brigata anfibia San Marco della Marina. Il comandante della “landing force” nell’esercitazione era il colonnello Massimiliano Stecca dei Lagunari, con il quale collaborava il capitano di vascello Alessandro Bausone del San Marco. La forza da sbarco era sotto il controllo del contrammiraglio Salvatore Vitiello, comandante della Terza divisione navale e della Task force anfibia. Lo sbarco sul territorio di Charlie (nella realtà, il poligono di Capo Teulada) è avvenuto quando le condizioni del mare l’hanno consentito e stavolta i bersaglieri erano dalla parte dei cattivi. Il 3° reggimento della brigata Sassari, infatti, era quello che in gergo è chiamato “Opfor”, cioè la “forza opponente”. Bravo e Charlie si sono opposti ad Alfa con forze di superficie, subacquee e aeree e con il minamento delle spiagge. Visto dalla parte di Alfa, invece, l’obiettivo era prendere il controllo di un’area di mare, consentire l’accesso di una “Early Entry Force” dopo l’assalto anfibio, attivare un embargo navale e aiutare i propri concittadini presenti nel territorio di Charlie. Il tutto anche con l’impiego dei mezzi dell’Aeronautica.

UN CONTROLLO MINUTO PER MINUTO

Sul finire dell’esercitazione il maltempo ha complicato il lavoro, rendendolo per alcuni versi ancora più realistico. Per esempio, un “boarding team” del 2° reggimento del San Marco doveva calarsi con la fune (il “barbettone”) da un elicottero SH90 sul ponte di nave Bettica, “nemica” costretta a fermarsi dal cacciatorpediniere Mimbelli. L’operazione, definita tecnicamente “inserzione del team di sicurezza” e guidata dal comandante del cacciatorpediniere Doria, capitano di vascello Francesco Procaccini, dopo vari tentativi è stata dirottata sul più ampio ponte di volo del Doria a fini di pura esercitazione: il mare era forza 5, un fortissimo vento faceva scarrocciare l’elicottero e mancavano le condizioni di sicurezza sul Bettica.

Il cervello era, come detto, sulla Cavour. Il direttore dell’esercitazione era il contrammiraglio Pasquale Guerra, comandante del centro addestramento della Marina a Taranto: sotto di lui diverse “cellule” hanno svolto i compiti più diversi, dalla simulazione dell’autorità politica e militare a livello strategico alla pianificazione delle successive operazioni su indicazione dell’ammiraglio Marzano. Uno dei monitor della sala operativa riportava due “chat” (una di Alfa, l’altra di Bravo e Charlie) che scambiavano le informazioni con il comando centrale. La direzione dell’esercitazione ha un canovaccio pianificato che può essere modificato dagli eventi.

DIPLOMAZIA E INFORMAZIONE (O DISINFORMAZIONE)

Un lavoro di straordinario interesse è quello della cellula che ha realizzato quattro quotidiani e un telegiornale aggiornando quanto accadeva in tempo reale. “La stampa di Alfa”, “Il quotidiano Bravo”, “The Times of Charlie”, l’“International Herald Sheet” (quest’ultimo l’unico non legato ai contendenti) e il “Tg Daily News” hanno svolto un ruolo determinante nelle scelte politiche, e quindi subito dopo operative, dei vari “stati”. All’interno della cellula anche membri dell’intelligence che utilizzavano i media inserendo notizie non vere per orientare l’opinione pubblica e i decisori politici. La conduttrice del tg, in qualche caso con edizioni straordinarie, aveva alle spalle immagini di tv americane con Donald Trump, creando un effetto di cronaca reale.

“STRADE SICURE SUL MARE”

Marzano è comandante della Squadra navale da metà settembre. “Esercitazioni come questa sono la base per l’efficienza dello strumento militare – dice a Formiche.net -, senza addestramento si fanno solo danni, rischi di fare male a te e al prossimo. ‘Mare aperto’ è il prolungamento di ‘Strade sicure’ sul mare per capire come intervenire a protezione degli interessi nazionali”. Si sa che il Mediterraneo sarà sempre più importante per l’Italia: “Siamo di fronte alla Libia dove abbiamo un contingente a Misurata (l’ospedale militare protetto dalla Folgore, ndr) – prosegue l’ammiraglio – davanti alle coste c’è una nostra nave e diamo protezione aerea e antiaerea a chi opera a terra, coordinati con l’Aeronautica. Ma non c’è solo l’ospedale: ci sono le piattaforme petrolifere che chiamiamo, dalle quali ci facciamo vedere e in qualche caso andiamo a bordo”.

Il Mediterraneo è un pullulare di navi civili e militari e di sommergibili di varie nazioni. Su un monitor compare un’enorme quantità di punti gialli che sembra coprire per intero il Canale di Sicilia: “Quelli sono i pescherecchi italiani che in questo momento si trovano di fronte alla Libia e alla Tunisia – spiega Marzano -, da parte nostra l’attività di controllo delle acque è costante”.

“ALMENO DUE L’ANNO”

“Faremo almeno due esercitazioni l’anno di questa complessità – aggiunge l’ammiraglio – sempre più interforze e, se possibile, con assetti di altre nazioni”. Da settembre, infatti, Marzano è anche comandante di Euromarfor che comprende Italia, Francia, Spagna e Portogallo, “ma invitiamo anche paesi amici come Marocco, Tunisia, Egitto, essenziali per controllare la situazione. Senza dimenticare che a bordo del San Giorgio stiamo addestrando la guardia costiera libica”. Ma a lei come comandante della squadra navale che cosa insegna questa esercitazione? “Lasciando una parte della pianificazione a gioco libero, cioè ai comandi complessi che stanno giocando, vedo se gli staff sono adeguati, se gli equipaggi sono addestrati, se una nave spara bene o se scopre i sommergibili – risponde Marzano -. Alcune aree sono da migliorare, altre sono assolutamente in linea con gli standard che mi aspettavo”.

DIECI GIORNI MOLTO IMPEGNATIVI

Quando si era ormai agli sgoccioli e dopo notti passate quasi insonni, c’è stato qualche ingenuo che pensava che il vertice consentisse un’ora di sonno in più agli equipaggi. Invece la penultima notte due navi sono state “distrutte” dopo le 24 e sulla Cavour sono arrivati quei due “missili” che hanno costretto il team antincendio a lavorare fino alle 5.41. Certi comandanti sono spietati.

LE IMMAGINI DELL’ESERCITAZIONE

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