L'intervento di Marco Bindelli (amministratore delegato ai rapporti con il Movimento del Credito Cooperativo della BCC di Civitanova Marche e Montecosaro)

Pubblichiamo l’intervento che Marco Bindelli (amministratore delegato ai rapporti con il Movimento del Credito Cooperativo della BCC di Civitanova Marche e Montecosaro) avrebbe voluto fare ieri in occasione dell’Assemblea di Federcasse

Egregio Presidente (Alessandro Azzi presidente di Federcasse, nella foto),

La ringrazio innanzitutto per averci invitato a partecipare a questa assemblea ed averci, quindi, consentito di intervenire pur non essendo la Bcc che rappresento (come tutte le altre Bcc) socia della Federazione nazionale.

Già lo scorso luglio a Milano, in occasione del Convegno del Credito Cooperativo, intervenni per ricordare che, sin dall’inizio del 2015, ci era stato riferito, che la dimensione associativa si sarebbe interessata ed occupata solo della parte normativa e che, una volta emanata la riforma, si sarebbe fatta da parte per lasciare spazio alla componente industriale e bancaria.

Ad oggi, pur essendo state emanate (e pienamente in vigore) anche le disposizioni attuative, questo passo indietro della dimensione associativa ancora non è stato fatto.

L’azione della Federazione è stata ed è talmente pressante e, per certi versi, partigiana che diventa interferenza indebita se si considera il forte ammonimento dell’Organo di vigilanza, il quale, per mezzo del proprio Governatore, è intervenuto lo scorso mese di maggio nelle Considerazioni finali della relazione annuale, con queste testuali parole:
“Nel definire l’assetto di gruppo e i rapporti tra le varie componenti, occorre seguire logiche strettamente industriali. La componente associativa può mantenere un ruolo di rappresentanza a livello nazionale e territoriale, senza indebite interferenze sulla pianificazione strategica, sulla gestione operativa e sulle funzioni di controllo del gruppo.”.

Questa continua ostinazione nel tentare di imporre la realizzazione di un unico gruppo, oltre a non essere rispettosa delle raccomandazioni dell’Organo di Vigilanza, rallenta il processo di costituzione dei gruppi bancari cooperativi ed aggrava la situazione, già difficile in conseguenza del particolare contesto nazionale ed internazionale, delle Bcc/Cr, riverberando i suoi effetti anche nella gestione del Fondo temporaneo, argomento sul quale tornerò più avanti.

Per contro, a mio avviso, il ruolo della Federazione dovrebbe essere quello di trasmettere alle Bcc/Cr gli elementi necessari per consentire loro di approfondire e valutare correttamente, nell’ambito di ciascun organo amministrativo, la sostenibilità prospettica del gruppo bancario cooperativo cui vorranno aderire, sia guardando i numeri del piano industriale, sia soppesando la comprovata capacità dei suoi esponenti di riferimento e dei suoi organi apicali, al fine di poter motivare, con punti di riferimento concreti, credibili ed inattaccabili, la decisione finale che sarà assunta. Decisione i cui effetti avranno una valenza epocale e che, qualora non fosse ben ponderata, potrebbe costituire valido motivo per una potenziale bocciatura assembleare o, peggio ancora, per un’azione di responsabilità da parte dei soci di ciascuna Bcc/Cr.

Come dissi al convegno, non mi soffermerò sulle ragioni, che credo siano oramai note a tutti, per le quali siamo favorevoli alla costituzione di più gruppi.

In questa sede mi limito a rilevare due questioni:

1 – Almeno un terzo delle Bcc/Cr sono favorevoli alla costituzione di più gruppi (altrimenti non si spiegherebbe come mai almeno 100 Bcc/Cr aderiranno al gruppo di Cassa Centrale Banca e le ragioni per le quali le Raiffeisen procederanno alla costituzione di un autonomo gruppo provinciale);

2 – Se Iccrea avesse voluto realmente ed effettivamente coinvolgere Cassa Centrale nel progetto di gruppo unico, perché mai avrebbe predisposto un proprio progetto di Gruppo Bancario Cooperativo sin dallo scorso mese di febbraio? Perché mai sarebbe andata, da sola, in Bce (senza coinvolgere CCB) a prospettarne i contenuti? Per quale motivo Iccrea si sarebbe affrettata, sin dallo scorso mese di febbraio, a progettare una fusione inversa con la quale si è voluto preparare frettolosamente il veicolo per la costituzione del proprio GBC? E, soprattutto, perché in Iccrea si è voluto imporre un organo amministrativo composto esclusivamente da rappresentanti delle federazioni regionali?

In tali azioni di Iccrea, abbiamo dovuto constatare che Federcasse è apparsa pienamente coinvolta, tanto che, al momento, è possibile dedurre una diretta connessione, non tra il gruppo unico e Federcasse, ma tra quest’ultima e Iccrea; situazione che non può essere ritenuta in sintonia con lo scopo associativo della Federazione italiana delle Bcc, la quale dovrebbe operare per gli interessi e la tutela di tutte le Bcc e non solamente di quelle che decidono di aderire al progetto Iccrea.

Egregio Presidente, Le posso assicurare che anche la nostra Bcc, nonostante sia tuttora convinta che la concorrenza sia migliore del monopolio, avrebbe potuto valutare positivamente l’ipotesi di un gruppo unico qualora vi fossero stati tangibili segni di cambiamento nella dimensione associativa o, quanto meno, una reale trasparenza nella gestione del processo di riforma, e, in particolare, un concreto progetto di gruppo unico disegnato nell’interesse di tutte le Bcc/Cr, e non delle solite banche, dei soliti nomi o per le solite “poltrone”.

Come dissi lo scorso luglio a Milano, nel momento che si andrà verso la costituzione di due Gruppi Bancari Cooperativi (per la precisione tre considerando quello provinciale delle Raiffeisen), la necessità di separare le due componenti, quella industriale e quella associativa, diventa ancora più importante ed impellente.
In particolare, diventa fondamentale ed improcrastinabile la riforma della dimensione associativa, che dovrebbe condurre alla realizzazione di una “casa comune” in cui gli interessi delle Bcc/Cr aderenti all’uno e all’altro gruppo possano convergere; una “casa comune” che dovrebbe preoccuparsi della promulgazione e rianimazione dei valori essenziali del credito cooperativo, in una dialettica sana e trasparente, senza ricorso alle clap, alle sopraffazioni o alle arroganti maggioranze numeriche basate sullo scambio di “poltrone”.

Un ruolo fondamentale, dunque, da assolvere a favore dei 3 Gruppi Bancari Cooperativi che si formeranno e di tutte le Bcc/Cr, proprio in una fase storica in cui i valori della persona sembrano disperdersi a favore del capitale.

E a tal proposito, egregio Presidente, è arrivato il momento di chiarire definitivamente se Lei intende assolvere questo ruolo, ovvero se preferisce dedicarsi alle questioni bancarie ed industriali all’interno di uno dei gruppi che si costituiranno.

Infine, mi permetta di fare alcune considerazioni sul Fondo temporaneo.

Federcasse, in base all’art. 2–bis della Legge 49/2016 avrebbe dovuto limitarsi a promuovere la costituzione del Fondo mentre, nei fatti, attraverso le federazioni regionali, ha partecipato alla sua costituzione ed é stata in grado di nominare la maggioranza dei componenti il Comitato di Gestione.

É giunto il momento che la Federazione svolga il proprio ruolo in modo corretto ed imparziale, vigilando affinché il Fondo adempia al proprio compito nel rispetto della normativa vigente e degli interessi di TUTTE le Bcc/Cr e del sistema.

Piuttosto che preoccuparsi della costituzione di un unico gruppo con matrice Iccrea, Federcasse dovrebbe sollecitare il Fondo temporaneo affinché comunichi alle Bcc/Cr i criteri di accesso al Fondo stesso e vigilare affinché il Fondo dimostri la corretta applicazione del principio del minor onere per il sistema nelle operazioni per le quali si richiede la contribuzione delle banche.

In questi giorni ci si interroga come sia possibile che l’incorporazione di una banca in default da parte di un’altra in difficoltà rappresenti la soluzione meno onerosa per il sistema.
Non sarebbe meno oneroso per il sistema richiedere, prioritariamente, alle banche sane di incorporare quelle in default piuttosto che richiedere contributi per fronteggiare la situazione di difficoltà sia dell’incorporante che dell’incorporata?
Inoltre, con riferimento all’operazione “Paceco”, come si riesce a dimostrare che i rischi reputazionali vengono mitigati per mezzo del “salvataggio”, piuttosto che attraverso una semplice liquidazione? Non è forse vero che i rischi reputazionali si sono aggravati con l’annuncio del salvataggio della Bcc di Paceco?

Per trovare una risposta a questi interrogativi alcune Bcc hanno formalmente chiesto al Fondo chiarimenti ed informazioni, ottenendo ora silenzio ed ora risposte generiche ed elusive.

Perché rischiare, dunque, di dare la sensazione che l’interesse primario del FT sia quello di favorire gli amici o gli amici degli amici?
La prego, Presidente, intervenga!

Infine, ritengo doveroso segnalare che per tutte le predette ragioni, si sta profilando una stagione di cause e ricorsi giudiziari che Federcasse potrebbe agevolmente impedire, vigilando sulla corretta ed imparziale attuazione dello statuto del FT e promuovendo celermente la costituzione di un secondo FT, in modo da consentire ai due gruppi nazionali in corso di costituzione di iniziare a gestire autonomamente le problematicità delle banche che aderiranno rispettivamente all’uno o all’altro gruppo.

In definitiva, e concludo, spetta alla Presidenza di Federcasse contribuire, in modo corretto ed imparziale, alla accelerazione della costituzione dei gruppi bancari cooperativi, e spetta alla stessa Presidenza dare una svolta positiva alle federazioni regionali affinché non si creino scissioni nell’ambito della dimensione associativa che condurrebbero alla creazione di più enti di rappresentanza nazionali e territoriali.

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