L'articolo di Carlo Valentini

Dopo Roma, Torino. Nuove grane per Beppe Grillo. E come per Virginia Raggi, il primo botto arriva dall’interno del movimento, dove c’è chi incomincia a criticare il sindaco. Addirittura tra i componenti del meetup (così si chiamano le sezioni) torinese c’è chi ha teorizzato e proposto l’espulsione dei dissenzienti, tanto che al primo posto dell’ordine del giorno della riunione di domenica sera vi era l’espulsione di colui che è considerato uno dei capi dei reprobi, Vittorio Bertola, ex consigliere comunale ed ex candidato sindaco grillino nel 2011, che non ha mai nascosto le sue critiche a Chiara Appendino, accusata di averlo estromesso da qualsiasi incarico di giunta proprio perché troppo ligio ai principi ispiratori del movimento, non sempre coniugabili con la necessità di amministrare.

Bertola è stato uno dei fondatori del M5s a Torino ed è un punto di riferimento per molti militanti.

La sua espulsione avrebbe provocato un trauma, difficile da digerire in contemporanea a quanto sta succedendo a Roma. Lui aveva annunciato attraverso Facebook una dura battaglia contro il provvedimento: “Credo di fare un buon servizio alla collettività proseguendo nel fiato sul collo del sindaco a mezzo Internet, ciò che era il vanto del M5s delle origini. L’ho fatto con Sergio Chiamparino e con Piero Fassino trovo giusto farlo anche con l’Appendino, e senza sconti. Gli attivisti dovrebbero pretendere dai propri eletti il rispetto del programma elettorale e delle promesse fatte prima del voto, ora tanto velocemente messe da parte”.

Bertola prosegue: “Dovrebbero pretendere coinvolgimento e partecipazione, invece di accettare a scatola chiusa le scelte della giunta. Dovrebbero pretendere il rispetto dei principi base tanto sbandierati dal movimento, a partire dal taglio degli stipendi, visto che sindaco, assessori e presidente del consiglio comunale continuano a guadagnare dai seimila euro al mese in su. Dovrebbero preoccuparsi di poter andare per strada a testa alta, senza trovarsi di fronte a cittadini perplessi o arrabbiati che hanno votato Appendino per ottenere un cambiamento e ora vedono che poco o nulla sta cambiando. Dovrebbero preoccuparsi dei segnali evidenti di assimilazione del M5s alla mediocrità della politica italiana, dei primi arresti nel movimento nazionale, del continuo cercare scuse, usare il marketing per negare i problemi, cercare traditori e nemici per sviare l’attenzione. Io capisco che governare non sia facile, e sono anche convinto della buona fede e dell’impegno di molti degli eletti. Sono anche convinto però che il M5s abbia fatto delle scelte e ne debba rispondere a chi lo ha votato, tra cui il sottoscritto”.

Parole dure. In altri momenti Grillo l’avrebbe messo alla porta con un rigo sul suo blog. Adesso aprire il fronte Torino potrebbe essere pericoloso anche per lui perciò il cerchio pentastellato grillesco è intervenuto sul meetup torinese. Almeno per ora, dietrofront e quel primo punto all’ordine del giorno è stato ritirato. Salvo poi precisare: si trattava di un aggiornamento del nostro gruppo chiuso su Facebook, a cui Bertola partecipava poco. La replica dell’interessato: fuori dalla lista significa fuori dal movimento: “Per adesso l’ho scampata, staremo a vedere”. E precisa: “Nel regolamento è scritto esplicitamente che tutti i membri dell’assemblea hanno diritto di essere membri anche del gruppo Facebook, per cui è chiaro che se uno viene escluso definitivamente dal gruppo Facebook, non è più nemmeno un membro dell’assemblea. E con questo spero proprio di non dover sentire più le arrampicate sui vetri degli esponenti del M5s”.

Insomma, la giustificazione della cancellazione della prima espulsione (in lista ve ne sarebbero altre) non terrebbe alla prova del regolamento. Il voto non è avvenuto per evitare grane. Che ci sia malessere tra i grillini torinesi lo conferma il consigliere comunale 5stelle, Massimo Giovara, che si è schierato a fianco di Bertola e alla vigilia dell’assemblea ha sostenuto che: “Proporre l’espulsione è un errore gigantesco. Spero in un ripensamento degli attivisti. quegli stessi attivisti, peraltro, che criticano fortemente (e ne hanno tutto il diritto) l’operato della giunta”.

Il cahier de doléance di Bertola e del suo gruppo contro la sindaca 5 stelle è lungo. A cominciare da un ipotizzato centro commerciale cancellato nelle promesse elettorali e invece autorizzato dalla giunta. Spiega Bertola: “La battaglia contro l’ipermercato sul giardino davanti al tribunale era stata per il M5s una delle più forti nei 5 anni dello scorso mandato. Il prezzo della rinuncia era ampiamente noto a tutti, invece adesso ci si dice che quei soldi che entreranno con la licenza servono. Mi chiedo come facciano gli attivisti (molti diventati consiglieri) a uscire per strada e guardare negli occhi la gente di Borgo San Paolo, dove sorgerà l’ipermercato, a cui il movimento ha fatto promesse per anni. E poi io ci sto male nel vedere tanti anni di lavoro sfruttati per arrivare al potere e poi liquidati così”.

Il bello è che l’Appendino era contro il centro commerciale quando a proporlo era l’ex sindaco Piero Fassino, salvo poi fare il salto della quaglia una volta indossata la fascia tricolore. Dice ancora Bertola: “Ricapitolando: si fa lo zoo a Parco Michelotti? È colpa di chi c’era prima. Si scava il tunnel in corso Grosseto? È colpa di chi c’era prima. Si fa l’ipermercato? È colpa di chi c’era prima. Non ci sono soldi per mantenere neanche una promessa? È colpa di chi c’era prima. Migliorano gli indicatori di qualità della vita? È merito nostro. Ma non vi sentite presi per il culo? Io sì”.

I parlamentari piemontesi Laura Castelli e Davide Bono sono schierati con la Appendino. Ma faticano a gestire il movimento piemontese. Il consigliere comunale di Nichelino (Torino), Domenico Cuppari, ex ufficiale dell’esercito, è stato espulso perché ha contestato la candidata sindaca del suo comune che, a suo dire, è stata catapultata dall’alto. Mentre il sindaco di Gaiola, provincia di Cuneo, Fabrizio Biolè, è stato cacciato dopo avere criticato la mancanza di democrazia interna e lo strapotere di Grillo. “Sono d’accordo con Federico Pizzarotti, il sindaco di Parma ex-M5s. In lui c’è rabbia, frustrazione, ma è il segno di uno scostamento dai principi originari del M5s che sta emergendo ovunque”. “Democrazia? – commenta Bertola – Tutti i tentativi di creare nuove piattaforme di democrazia diretta sono stati stoppati dalla dirigenza del movimento, così le discussioni restano tutte sul blog di Grillo”.

Un altro fatto che non va giù al supercritico pentastellato è il riciclo. Se nella Capitale la giunta Raggi aveva ripescato qualche esponente che già aveva avuto impegni di un certo rilievo, da Raffaele Marra (ex di Gianni Alemanno) a Daniela Morgante (ex di Ignazio Marino), lo stesso è accaduto a Torino. Il sindaco, infatti, ha scelto come capo di gabinetto Paolo Giordana “imposto all’inizio della campagna elettorale dalla Appendino – dice Bertola – come suo braccio destro anche se al di fuori del movimento di cui non ha mai fatto parte. E non si tratta di un neofita della politica, proviene da Alleanza nazionale, poi è entrato a far parte dello staff di ben tre assessori del Pd. Adesso collabora con la Appendino in un ruolo chiave per la vita del Comune”.

Il dente (di Bertola) è avvelenato. L’eco di quanto avviene a Roma rimbalza anche a Torino, dove sullo scranno più alto siede il secondo sindaco pentastellato più importante d’Italia.

(Articolo pubblicato su Italia Oggi, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi)

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