Nel primo semestre del 2017 l’Italia guiderà la Forza europea di intervento rapido con la leadership del Battlegroup europeo, la forza militare a disposizione dell’Ue che può dispiegarla in tempi molto rapidi in zone di crisi internazionali. Il 15 dicembre è stata conferita alla Brigata alpina Julia la certificazione dell’Unione europea a livello “Eu Battlegroup Package”, ottenuta dopo l’esercitazione interforze e internazionale “European Wind 2016” durata due settimane e conclusasi il 1° dicembre.

All’esercitazione hanno partecipato 1.500 militari (di cui 1.200 italiani), un centinaio di mezzi tattici ed elicotteri di Italia, Slovenia, Austria, Croazia e Ungheria appartenenti alla Multinational Land Force (Mlf) e la certificazione è stata consegnata dal comandante del Coi (Comando operativo di vertice interforze), ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, a quello della Julia, generale Paolo Fabbri. Oltre alle nazioni citate, al Battlegroup su base Deci (Defence Cooperation Initiative) l’Albania è stata ammessa come Paese osservatore. Il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, ha definito l’esercitazione “un messaggio di unità e di capacità per condurre eventuali operazioni in aree di crisi sotto una bandiera multinazionale, europea o della Nato”. La Difesa ha spiegato che “l’area geografica d’impiego della Mlf include l’Europa Centro-Orientale e Sud-Orientale, in teatri operativi caratterizzati da terreno accidentato, disagevole o con scarsa mobilità terrestre e soggetti a difficili condizioni climatiche”.

Il Consiglio europeo del 15 e 16 dicembre ha adottato il “Pacchetto di sicurezza e difesa”, avanzato dalla Commissione europea e composto da un piano di attuazione della strategia globale in materia di sicurezza e difesa, dal piano d’azione europea per la difesa e da una concreta collaborazione con la Nato. Nella sua ultima newsletter “Europa atlantica”, Andrea Manciulli, presidente della delegazione italiana presso l’assemblea parlamentare della Nato, ha riassunto “i tre pilastri: obiettivi politici e ambizioni nelle questioni di sicurezza e difesa; strumenti finanziari per aiutare gli Stati membri e l’industria della difesa europea a sviluppare le capacità di difesa; cooperazione e partnership”.

E’ ormai evidente che non si possa più distinguere tra minacce esterne e interne e quindi l’obiettivo è essere in grado di fronteggiare le crisi, di fornire assistenza ai Paesi partner, di fornire sicurezza ai cittadini con interventi civili e militari. In questo momento l’Ue è impegnata in 16 missioni sia sotto mandato Onu che su richiesta di un determinato Paese. Il 14 novembre fu l’Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza, Federica Mogherini, a presentare il piano di attuazione della strategia: due punti fondamentali sono i battlegroup, che esistono da dieci anni ma che non sono mai diventati operativi, e l’istituzione di una capacità permanente di pianificazione operativa. Visto che c’è sempre un problema di soldi, nel primo semestre del prossimo anno la Commissione europea dovrebbe formulare (su richiesta del Consiglio) le proposte per creare un fondo europeo di difesa che consenta di avviare investimenti e collaborazioni per nuove tecnologie e attrezzature. Il fondo dovrebbe essere di 90 milioni di euro entro il 2020. La svolta ci sarebbe se fosse avviato un programma di ricerca nel settore della Difesa, per il quale si parla di mezzo miliardo l’anno. Continuando nel proprio orticello, le nazioni europee spendono di più e peggio: alla vigilia di un nuovo anno si spera sempre che sia la volta buona.

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