Fatti, commenti e scenari

Parte una settimana cruciale per il Monte dei Paschi di Siena. Dopo il consiglio di amministrazione di domenica, la banca senese guidata da Marco Morelli ha deciso di riaprire l’offerta sulle obbligazioni subordinate.

L’OFFERTA SULLE OBBLIGAZIONI

Con la riapertura dell’offerta sulle obbligazioni, da poco terminata, Mps punta in realtà ad “agganciare” la platea di quei circa 40 mila piccoli investitori che nel 2008 sottoscrissero un titolo da poco più di 2 miliardi di euro. Considerando che poi sussisterebbe l’obbligo di reinvestire il ricavato in azioni di nuova emissione, l’ammontare dell’aumento di capitale potrebbe così scendere da 4 (5 miliardi meno 1 già ottenuto soprattutto dagli istituzionali con la precedente offerta) a 2 miliardi. Lo scoglio da superare per la riapertura dell’offerta è però il via libera della Consob, che nell’operazione precedente aveva posto dei paletti rigidi, a livello di profilo di rischio (Mifid), per la conversione dei bond in azioni. Poiché è sempre più evidente che se questo “piano A” della banca non dovesse funzionare si aprirebbero scenari molto peggiori anche per i piccoli risparmiatori che hanno in portafoglio le obbligazioni, c’è chi pensa che l’ostacolo Consob sarà superato. Il ragionamento è: meglio convertire le obbligazioni e ritrovarsi azioni Mps oppure, nel caso in cui il piano A dovesse fallire, essere costretti a convertire a un prezzo più svantaggioso (potrebbe accadere in caso di intervento statale) e, ancora, subire l’azzeramento dell’investimento?

IL CONSORZIO DI GARANZIA

In realtà, il percorso del piano A per il salvataggio del Monte è zeppo di ostacoli. L’ultimo: le banche del consorzio di garanzia dell’aumento di capitale, in primis Jp Morgan e Mediobanca, profumatamente pagate per l’operazione, hanno deciso di fare un passo indietro. Questo significa che non apriranno il loro paracadute in caso di insuccesso della ricapitalizzazione. L’avvicendamento di governo che ha seguito il referendum costituzionale deve averlo loro permesso in virtù di clausole contrattuali. La realtà però sembra essere un’altra: referendum o meno, il piano di salvataggio di Mps messo a punto da Jp Morgan e Mediobanca, basato su un aumento di capitale fino a 5 miliardi e su una maxi vendita di sofferenza, era fin da subito molto ambizioso. Dopodiché, è innegabile che la mancanza di un governo non aiuti (ma dovrebbe trattarsi di ore) e che Jp Morgan godesse di un buon rapporto con l’esecutivo di Matteo Renzi.

L’INTERVENTO PUBBLICO

In mancanza di una garanzia da parte del consorzio di banche, crescono le possibilità che entri in scena il governo (che è sempre più probabile veda Paolo Gentiloni come premier). L’ipotesi più probabile è un decreto legge che consenta allo Stato, nell’ambito della normativa europea, di aprire un paracadute pubblico ma solo dopo una penalizzazione degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati, che potrebbero anche subire la conversione forzosa in azioni a un prezzo meno vantaggioso di quello dell’offerta della banca in fase di riapertura. Si ragiona anche sulla possibilità che lo Stato compri direttamente i bond subordinati in mano ai piccoli risparmiatori per evitare che possa nascere una crisi di fiducia sulla falsa riga di quello accaduto poco più di un anno fa con il salvataggio di Etruria, Marche, Carichieti e Cariferrara.

IL NO DELLA BCE

Sullo sfondo, resta il “no” che il Monte avrebbe ricevuto dalla Bce alla richiesta di una proroga della scadenza dell’operazione di salvataggio dal 31 dicembre al 20 gennaio. Il condizionale è d’obbligo perché dalla divisione di vigilanza bancaria dell’Eurotower, malgrado le indiscrezioni risalgano a venerdì, non è ancora giunta né una conferma né una smentita ma solo l’ipotesi di una indagine interna per capire come sia avvenuta la fuga di notizie. Una posizione ufficiale dovrebbe arrivare mercoledì. Ma non è un po’ troppo tardi? E’ giusto lasciare la terza banca italiana in balia di indiscrezioni che possono condizionarne non soltanto l’andamento di Borsa ma l’intero futuro? Gli amanti della dietrologia un’idea ce l’hanno: qualcuno in Europa starebbe tentando di forzare la mano per fare intervenire sulle banche il fondo “Salva-Stati” e… fare arrivare la Troika in Italia a vigilare sui conti italiani e sul rispetto delle regole.

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