Lo scenario si complica al Parlamento europeo dove i colpi di scena degli ultimi giorni hanno contribuito ad aumentare il caos politico che si è creato con l’annuncio del rientro in Germania dell’attuale Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz. Secondo i bene informati è in corso una vera e propria guerra di successione. Il tedesco era già al suo secondo mandato, che sarebbe terminato a gennaio 2017 (mandato che gli era stato garantito dalla super potenza tedesca nelle Istituzioni europee) e nei corridoi del Parlamento si vociferava che avrebbe tentato il terzo, se non fosse sopraggiunta la decisione di candidarsi in Germania.

In realtà, nei palazzi di Bruxelles, si narra di un accordo scritto siglato nel 2014 tra i due più grandi gruppi parlamentari, che prevedeva un’alternanza della presidenza tra socialisti e popolari. Però negli ultimi tempi, con l’avvicinarsi della scadenza elettorale, tra i socialisti ha iniziato a serpeggiare il malcontento: infatti, qualora fosse rispettato l’accordo, i popolari nel 2017 si ritroverebbero alla testa delle tre principali istituzioni europee (attualmente sono popolari il Presidente della Unione europea Tusk, e il Presidente della Commissione europea Juncker).

Negli ultimi giorni all’europarlamento si sono moltiplicate le candidature. E’ sceso in campo l’italiano Gianni Pittella, candidato all’unanimità dai socialisti europei, che rivendicano l’equilibrio delle cariche sopra menzionato. I popolari hanno al momento quattro candidati ufficiali: il francese Alain Lamassoure, l’irlandese Mairead Mc Guinness, lo sloveno Alojz Peterle e  l’italiano Antonio Tajani. La scadenza per presentare le candidature tra i popolari è lunedì 12 gennaio, e il PPE sceglierà il 13 dicembre il proprio candidato. Sono scese inoltre in campo per la presidenza anche le eurodeputate Ska Keller per il gruppo dei Verdi, Helga Stevens per il Gruppo ECR (Conservatori e Riformisti europei) e ancora un’altra candidata italiana Eleonora Forenza per il Gruppo GUE (Sinistra unitaria). Si parla inoltre di una possibile candidatura del capogruppo dei liberali (ALDE) Guy Verhofstadt.

Quindi quella che doveva essere una normale e tranquilla alternanza tra i due maggiori gruppi, come è sempre stato in passato, è diventato un ring dove al momento non si intravedono vincitori sicuri. Sempre nei giorni scorsi si era sparsa la voce di una imminente candidatura del capogruppo popolare Manfred Weber, ma lo stesso ha dichiarato che non intende correre per la Presidenza. I bene informati fanno notare che questa partita verrà probabilmente decisa al di fuori del Parlamento europeo, molti scommettono che saranno i governi e i leader di partito a trovare la quadra.

Al momento tra gli addetti ai lavori prevalgono quattro scenari: il primo aggiudica a Pittella la presidenza, perché comunque ai popolari conviene tenere Consiglio e Commissione e cedere il Parlamento. Il secondo vede uno scontro tutto italiano tra Pittella e Tajani. Secondo il terzo scenario, si avvierebbe una complessa negoziazione di posti di vario genere (presidenze di commissioni parlamentari, delegazioni, direttori generali) che potrebbe concludersi con la vittoria di un popolare e a quel punto con la certezza dei numeri potrebbe scendere di nuovo in campo il capogruppo Weber. Oppure potrebbe profilarsi uno scenario del tipo “tra i due litiganti, il terzo gode” e in quel caso il prescelto potrebbe essere proprio Verhofstadt.

Ma il momento è confuso e le alleanze mutano di giorno in giorno, quindi la prossima settimana potrebbe riservare ulteriori colpi di scena. I funzionari italiani in Parlamento europeo sperano “che si chiami Pittella o che si chiami Tajani sarebbe ora di avere un Presidente Italiano”, ma d’altra parte avere i candidati italiani e non avere un sistema Paese e un Governo che li possa supportare non aiuta.

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