Le grandi banche azioniste del Fondo Atlante, o che attendono le mosse del Fondo, sono in subbuglio. Sempre in primo piano l’azione del braccio operativo di Quaestio sgr presieduta da Alessandro Penati. Le ultime novità arrivano dal Monte dei Paschi e di Siena e da Unicredit, dove l’ad Jean-Pierre Mustier. Ma andiamo con ordine, mentre il governo studia un intervento da 20 miliardi per mettere in sicurezza gli istituti di credito in bilico, non solo Mps, dopo le richieste della Bce.

LA MOSSA DI UNICREDIT
Scrive il Corriere Economia: “Mustier dovrà spiegare ai soci che ciò che era a posto nelle passate trimestrali non vale più e quindi bisogna vendere tutto: di 13 miliardi di aumento, ben 8,1 sono ulteriori svalutazioni di crediti. Poi ci sono 4 miliardi di svalutazioni ulteriori: tra questi il Fondo Atlante, la cui quota Unicredit di circa 850 milioni dovrebbe essere svalutata totalmente o quasi”. Anche questa mossa – aggiunge il dorso economico-finanziario del Corriere della Sera – “potrebbe essere mal digerita dagli altri istituti che hanno investito nel fondo gestito da Quaestio sgr: perché si teme che scateni sul fondo salva-banche una pressione al ribasso nelle valutazioni, minando l’assunto della nascita di Atlante: far ripartire, a prezzi di mercato e non da speculazione, le cessioni dei crediti in sofferenza”.

COSA SUCCEDE IN MPS
L’ultimo problema nel bel mezzo dell’aumento di capitale di Banca Monte dei Paschi di Siena si chiama Atlante. Sì perché in un comunicato stampa l’istituto senese guidato da Marco Morelli ha fatto sapere che il “17 dicembre 2016, Quaestio (sgr del fondo Atlante guidato da Alessandro Penati, ndr) ha manifestato le forti perplessità e tematiche in merito al termsheet dei senior bridge loan riguardo cui la Banca ha già espresso il proprio gradimento sottoscrivendolo”. Si tratta, in altri termini, del prestito ponte, bridge loan appunto, accordato a Mps ai fini del completamento della cessione del pacchetto di sofferenze del valore originario di poco più di 27 miliardi, passaggio indispensabile per portare a compimento il piano di salvataggio. Perciò, aggiunge l’istituto di Rocca Salimbeni, “a seguito di tale lettera sono in corso con Quaestio approfondimenti al fine di individuare eventuali soluzioni alternative”.

IL NODO DEL PRESTITO PONTE
Come riporta Luca Gualtieri sul sito di Milano Finanza, “l’intesa sul bridge loan che assisterà l’acquisto della tranche senior è stato raggiunto alla fine della scorsa settimana a condizioni differenti da quelle attese. Sembra infatti che Jp Morgan, Mediobanca, Credit Suisse e Hsbc (Citi si sarebbe chiamata fuori all’ultimo momento, ndr) abbiano messo a disposizione soltanto 4,65 miliardi invece dei 6 miliardi previsti inizialmente”. Questo significa che a quel pacchetto di sofferenze che Mps deve vendere e cartolarizzare Jp Morgan e le altre banche in procinto di staccare l’assegno attribuiscono un prezzo più basso del 33% del valore originario inizialmente ipotizzato e su cui si sarebbe basato il precedente prestito di 6 miliardi. Ma poiché Altante dovrebbe pagare il 33% per la quota di sofferenze di propria competenza e poiché, in generale, obiettivo del fondo guidato da Penati è proprio quello di alzare il prezzo sul mercato dei crediti giudicati quasi irrecuperabili, si capisce perché Quaestio abbia deciso di puntare i piedi. Riuscirà la banca a trovare un compromesso con il fondo “di sistema” nato su impulso della Cariplo di Giuseppe Guzzetti? Si vedrà.

IL PRESSING DI INTESA
Intanto, a fare “pressioni” su Penati è stato il numero uno di Intesa, Carlo Messina, che ha dichiarato perentorio: “Atlante deve concludere l’operazione con Mps”. E Intesa è la banca prima finanziatrice dello stesso Atlante, seguita da Unicredit. Ma se il fondo di Penati dovesse completare l’acquisto della propria quota di sofferenze, a prezzi ormai evidentemente lontani da quelli del mercato, per le due banche si prospetta già una bella svalutazione della partecipazione nello stesso Atlante.

LA FIRMA FINALE
Alla fine, il fondo Atlante ha firmato l’investimento mezzanine per la cartolarizzazione del portafoglio npl di Mps. Lo ha comunicato ieri sera Quaestio sgr, che controlla il fondo Atlante, sottolineando che, “in seguito all’ottenimento di alcune condizioni mitiganti il rischio rifinanziamento del senior bridge loan e visto il parere positivo espresso dal comitato investitori del fondo atlante 2, il cda di Quaestio ha deliberato di sottoscrivere la highly confident letter per l’investimento mezzanine nella cartolarizzazione del portafoglio npl del gruppo banca Mps e approvare l’allegato term sheet per il senior bridge loan come concordato con le banche finanziatrici”.

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