Durante la preghiera serale, intorno alle otto di sera, di domenica 29 gennaio, c’è stata una sparatoria in una moschea a Quebec City, in Canada.

Sei persone sono state uccise, circa dieci ferite, mentre gli altri presenti, una quarantina, sono riusciti a fuggire. Due uomini sono stati arrestati dalla polizia. Justin Trudeau, premier del governo federale, concorda con le autorità locali del Quebec nel dire che si è trattato di un “atto di terrorismo”. “On Muslim”,  sui musulmani, inteso come obiettivo, scrive il primi ministro canadese nel suo statement, specificando che il centro islamico colpito è un luogo di “culto e di rifugio”. Gli episodi di mass shooting sono rari nel paese: “La diversità è la nostra forza, e la tolleranza religiosa è un valore che noi, come i canadesi, stanno a cuore”, ricorda Trudeau: “Musulmani-canadesi sono una parte importante del nostro tessuto nazionale, e questi atti insensati non hanno posto nelle nostre comunità”.

Uno dei due uomini è stato preso dalla polizia sul posto, invece l’altro è stato arrestato dopo un inseguimento. Pare che almeno uno dei due, un ventisettenne su cui non sono stati ancora forniti altri dettagli, fosse in possesso di un AK-47, il fucile d’assalto più famoso della ditta Kalashnikov.

Durante il Ramadan dello scorso anno qualcuno lasciò una testa di maiale davanti alle porte della mosche attaccata. La stessa, per mesi, è stata oggetto di messaggi minacciosi e d’odio contro i musulmani. Sabato 28 gennaio, il giorno successivo della decisione presa da Donald Trump di modificare le soglie di accoglienza dei rifugiati e impedire l’accesso negli Stati Uniti ai cittadini di alcuni paesi a maggioranza islamica per via del rischio terrorismo, Trudeau aveva scritto in un tweet che i musulmani saranno i benvenuti in Canada.

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