No al ballottaggio, sì al premio di maggioranza a favore della lista che alle elezioni ottenga il 40% dei voti. E’ questa la novità principale prevista dalla sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum arrivata verso le 17 di oggi pomeriggio dopo una camera di consiglio durata ben oltre le attese.

La Consulta ha accolto solo in parte il ricorso presentato dagli avvocati di parte: nello specifico i giudici costituzionali hanno eliminato il ballottaggio – che nell’impianto dell’Italicum avrebbe dovuto svolgersi tra le due liste più votate – e confermato, come da tradizione italiana, il turno unico. L’altra bocciatura la Corte l’ha riservata alla norma sulle cosiddette pluri-candidature dei capilista, la quale consentiva a quest’ultimi di presentarsi in una pluralità di collegi e di scegliere poi su base volontaria dove far valere la loro elezione. Una disposizione a tutto vantaggio dei partiti che in questo modo avrebbero avuto maggiore voce in capitolo in merito all’ingresso alla Camera dei primi non eletti nei vari collegi. Ciò non potrà più accadere: le pluri-candidature sono state confermate dalla Corte che però ha stabilito come la scelta debba necessariamente avvenire tramite sorteggio.

Infine, la Consulta ha definito la legge elettorale frutto della sua sentenza “suscettibile di immediata applicazione“. In pratica le forze politiche potrebbero già da ora accordarsi per andare al voto con le regole sancite dai giudici costituzionali senza bisogno di vararne di nuove in Parlamento: il cosiddetto consultellum al Senato dopo la decisione del 2013 sul Porcellum e la legge elettorale prodotta dalla pronuncia di oggi per la Camera.

L’intervento della Corte sull’Italicum consegna, di fatto, al nostro Paese un sistema elettorale di tipo proporzionale: con le attuali norme, infatti, se nessuno dei partiti dovesse raggiungere il 40% necessario a far scattare il premio di maggioranza – ipotesi assai probabile, considerati gli ultimi sondaggi – allora i seggi alla Camera dovrebbero essere distribuiti tra le forze politiche su base proporzionale.

Di seguito ecco la versione integrale della sentenza pronunciata dai giudici costituzionali:

Oggi, 25 gennaio 2017, la Corte Costituzionale si è pronunciata sulle questioni di legittimità costituzionale della legge elettorale n. 52 Del 2015 (c.d. Italicum), sollevate da cinque diversi tribunali ordinari. La Corte ha respinto le eccezioni di inammissibilità proposte dall’Avvocatura generale dello Stato. Ha inoltre ritenuto inammissibile la richiesta delle parti di sollevare di fronte a se stessa la questione sulla costituzionalità del procedimento di formazione della legge elettorale, ed è quindi passata all’esame delle singole questioni sollevate dai giudici.

Nel merito, ha rigettato la questione di costituzionalità relativa alla previsione del premio di maggioranza al primo turno, sollevata dal tribunale di Genova, e ha invece accolto le questioni, sollevate dai tribunali di Torino, Perugia, Trieste e Genova, relative al turno di ballottaggio, dichiarando l’illegittimità costituzionale delle disposizioni che lo prevedono.
Ha inoltre accolto la questione, sollevata dagli stessi tribunali, relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall’ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell’art. 85 Del d.P.R n. 361 Del 1957. Ha dichiarato inammissibili o non fondate tutte le altre questioni. All’esito della sentenza, la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione“.

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