L'intervento di Antonino Borgese di Gptw

La connettività alle reti telematiche condiziona sempre di più la nostra esistenza e il nostro modo di lavorare. I nuovi strumenti tecnologici entrati massicciamente nella quotidianità di tutti portano innumerevoli benefici alla nostra vita, dall’accesso a una base enorme di conoscenza, disponibile in qualunque momento e luogo, alla possibilità di interagire con le altre persone senza limiti di spazio, alla fruizione illimitata di musica e intrattenimento, all’esecuzione di mille piccole attività giornaliere. Queste trasformazioni potenziano enormemente la portata delle nostre azioni e le opportunità che ci si presentano. Contemporaneamente ci troviamo a fronteggiare una serie di problematiche del tutto nuove, alle quali non siamo preparati. La nuova legislazione del lavoro entrata in vigore in Francia testimonia del timore crescente sull’invasività delle nuove tecnologie: la legge cerca di porre dei limiti all’interazione remota dei dipendenti con l’azienda al di fuori dell’orario di lavoro.

Il segno distintivo della nuova connessione telematica è la sua invasività: provate a contare il numero di persone che intorno a voi consultano lo smartphone durante un qualsiasi tragitto sui mezzi pubblici. Guardando al contesto specifico del lavoro possiamo osservare come la connessione continua abbia degli effetti rilevanti sulla vita professionale. Una prima conseguenza evidente è quella che il legislatore francese prova ad arginare, vale a dire l’invasione del lavoro nel tempo libero. Qual è il momento in cui il dipendente può “staccare la spina” per dedicarsi alla dimensione extra professionale della sua vita? E se non riesce a farlo, qual è il costo in termini di stress?

Una seconda conseguenza riguarda la possibilità di essere concentrato sulle attività lavorative: uno studio condotto evidenzia che un manager viene interrotto in media ogni 8 minuti da email, sms e avvisi delle diverse applicazioni. Una domanda sorge spontanea: che effetto hanno queste interruzioni sull’efficienza e la qualità della prestazione, in un mondo in cui si ritiene, con ragione, che la qualità e il contenimento dei costi siano due elementi essenziali per stare sul mercato?

Un’altra conseguenza riguarda il lavoro di gruppo. Nelle riunioni le persone portano con sé almeno uno dei vari dispositivi di connessione, quali computer, tablet e smartphone. Non importa quali e quante siano le apparecchiature che i partecipanti alla riunione che avete indetto porteranno con loro, sicuramente essi dedicheranno una parte del tempo alla consultazione di email, sms e altro tipo di messaggistica, La scarsa qualità del lavoro di gruppo, che ne deriva, comporta per l’organizzazione uno scadimento di efficienza e qualità.

Una ricaduta non secondaria delle cattive abitudini nelle riunioni riguarda la qualità dei rapporti interpersonali: per quanto voi diate anche per scontato che i partecipanti alla vostra riunione prestino un orecchio più o meno disattento a quanto state dicendo, faticherete molto a non trovare in questo atteggiamento, poco rispettoso nei vostri confronti, un ulteriore motivo per biasimare quel collega con il quale avete dei rapporti più difficili, alimentando senza volerlo i motivi del dissidio.

Stress, concentrazione nel lavoro, qualità delle riunioni, impatti sulle relazioni interpersonali: credo ci siano abbastanza criticità per indurre a una riflessione su come padroneggiare la nuova connettività nel mondo del lavoro. Sono tre i piani da presidiare: quello delle politiche e della cultura aziendale, quello della leadership e quello del singolo individuo. Il primo aspetto è di pertinenza dell’organizzazione e riguarda la diffusione di una cultura attenta all’ecologia del lavoro, fornendo ai dipendenti indicazioni chiare sulla corretta utilizzazione dei tempi lavorativi, come ad esempio quella di non indire nessuna riunione che finisca dopo le 17.30. Il secondo aspetto riguarda i responsabili di persone: ci si deve interrogare su come limitare le interruzioni per i nostri collaboratori e magari come non alimentarle, introducendone noi di nuove. Poniamoci allora domande come le seguenti e traiamone le dovute conseguenze: quali canali comunicativi sono funzionali al lavoro del nostro gruppo? Che valore aggiunge affiancare gli strumenti già esistenti con la tale o tal altra applicazione “social”? Il terzo piano è quello dell’individuo, vale a dire ciascuno di noi: è possibile regolare il proprio accesso ai media comunicativi per poterli padroneggiare invece di farci spadroneggiare da questi? La risposta è sì. Un mio caro amico di lunga data, ad esempio, si dedica all’email solo in determinati momenti prestabiliti, per poter essere totalmente concentrato nelle altre attività della giornata. Io stesso, dopo avere resistito a lungo ad aderire a un sistema di chat, non riuscendo piu’ a tenermene fuori, l’ho adottato disabilitando tutte le notifiche. Il senso degli esempi riportati richiama all’esigenza per l’individuo di elaborare una propria politica dei media, decidendo quali utilizzare, in che modo e per fare che cosa, per non diventare vittima della connessione permanente.

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