Come suscitò meraviglia l’assegnazione del Nobel per la Pace a Barack Obama, dopo solo nove mesi di presidenza degli Stati Uniti, così desta stupore la marcia delle donne contro Donald Trump nuovo presidente alla Casa Bianca, appena dopo 24 ore dal suo insediamento. Evidentemente la finanza globalizzata opera a prescindere. Le note manifestazioni di protesta, pare non del tutto spontanee, contro Trump, un ultraconservatore votato forse in modo determinante dai ceti più bisognosi e insoddisfatti dell’era Obama, inducono a riflettere.

Ritenuti ormai superati e fuori moda in politica i concetti di destra e sinistra, dove e come si possono collocare oggi coloro che si riconoscevano nelle due antiche categorie, se non nel “capitale” da una parte e nel “lavoro” dall’altro? E’ noto a molti che il potere del capitale, dalla fine del XX secolo (caduta del Muro) ad oggi, si è imposto come strapotere selvaggio, riducendo in modo temerario i diritti dei lavoratori, con la disastrosa conseguenza di diffondere turbolenze, creare caos, allargare proteste, accrescere l’impoverimento della gente, fomentare paura e disperazione. Avendo percepito che le cose come stavano andando non funzionavano, ci sono state giuste resipiscenze all’interno del mondo del capitale che hanno causato una presa di distanza dalla prepotenza del capitalismo selvaggio. C’è stato chi ha iniziato a diffidare e a contestare il sistema su cui si continua a costruire la cosiddetta economia del mondo globale, ritenendo opportuno e logico assumere tra gli altri la difesa della parte più bisognosa della società, così come la storia insegna. Chi ha sposato tale impostazione in politica (fuori dai vecchi schemi) è stato definito populista, in modo dispregiativo. Perché? I populismi dell’era contemporanea sono l’espressione diffusa dell’opposizione agli interessi consolidati del capitale selvaggio, delle lobbies, dell’establishment economico finanziario, a livello planetario. La marcia di protesta delle donne americane a Washington contro il nuovo presidente nasce anche per queste motivazioni: i poteri forti, legati ai circoli obamiani-clintoniani contro Trump, oggi difensore dei più deboli, domani chissà?

La gente è scesa in piazza, a dire di qualcuno, semplicemente per difendere i propri diritti, anche se Trump non ha ancora compiuto un solo atto significativo di governo. La corale opinione è disarmante: non c’è stato il cambiamento di toni e argomenti rispetto a quelli della campagna elettorale. Proteste preventive insomma. Intimidazioni, avvisi a Trump se caso mai dovesse permettersi di praticare le idee esposte in campagna elettorale. Per gli organizzatori delle manifestazioni non conta il voto degli americani che hanno eletto Trump alla Casa Bianca, basta una sfilata nel weekend, per bloccare le decisioni presidenziali. Non è forse arrivato il momento di organizzare una profonda riflessione su cosa è la democrazia, caso mai chiedendo aiuto al professore Giovanni Sartori e agli scritti di John Kennet Galbraith?

Breve P.S.:
L’era Obama-Clinton è stata caratterizzata, su precisa richiesta della Casa Bianca, dalle invasioni di truppe occidentali alleate contro i paesi dell’area medio-orientale, durante le quali sono morti migliaia di giovani, dall’una e dall’altra parte, e nessuno negli Usa ha pensato mai di organizzare una marcia di protesta contro gli artefici di questa carneficina. Chissà perché?

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