Fatti, numeri, indiscrezioni e scenari

Silvio Berlusconi sfrutta anche l’ultimo giorno dell’anno per lanciare l’allarme sulla sua società di famiglia, la Mediaset. Che, proprio negli ultimi giorni del 2016, è finita nel mirino di colui che, ironia della sorte, figura proprio tra i vecchi amici dell’ex premier italiano: Vincent Bolloré.

COS’È SUCCESSO

Quest’ultimo, nei primi giorni di dicembre, attraverso la sua Vivendi, società francese attiva nel ramo dei media, ha cominciato a scalare Mediaset. L’operazione, ostile per la Fininvest della famiglia Berlusconi, che controlla Mediaset, è iniziata il 12 dicembre, quando il gruppo transalpino ha comprato il 3% del gruppo italiano spiegando di volersi portare fino al 20% del capitale. In pochi giorni, però, Vivendi ha cambiato idea e ha deciso di portarsi a un soffio dalla soglia dell’Opa del 30 per cento. A fine 2016, così, il gruppo francese risultava avere in mano il 28,8% di Mediaset, corrispondente al 29,9% dei diritti di voto (a causa delle azioni proprie che Mediaset ha in portafoglio). Nel frattempo, la famiglia Berlusconi, che fin da subito ha bollato la scalata come ostile, ha acquistato azioni raggiungendo il 39% circa del capitale e il 40% dei diritti di voto.

COSA PENSA BERLUSCONI

La Fininvest resta la prima azionista della società, ma è evidente che Vivendi, essendo quasi al 30% dei diritti di voto, volendo, possa decidere di bloccare in assemblea degli azionisti decisioni rilevanti. Da qui la preoccupazione della famiglia Berlusconi. Ecco perché spesso, negli ultimi tempi, l’ex premier ha cercato di fare leva su non meglio precisati “comitati di azionisti” che potrebbero accorrere in aiuto di Fininvest, sostenendola in particolare al momento di un eventuale voto in assemblea. Scrive oggi Fabrizio Massaro sul Corriere della Sera: “Si tratterebbe di soci storici, gente che è dentro il capitale del gruppo televisivo fin dai tempi della quotazione”. Un concetto, quello di Berlusconi, nuovamente ribadito nell’intervista rilasciata a Libero Quotidiano nell’ultimo giorno del 2016: “L’autonomia e l’italianità di Mediaset stanno a cuore anche agli altri azionisti”, ha detto Silvio Berlusconi, secondo cui “è in gioco il funzionamento delle regole del mercato, che si basa anche sull’affidabilità e sul rispetto dei contratti e della parola data”. Il riferimento è al contratto che Mediaset e Vivendi avevano siglato lo scorso aprile e che prevedeva, tra le altre cose, che i francesi comprassero il 100% della tv a pagamento Premium. A luglio, però, i francesi, ritenendo che le condizioni di salute di Mediaset Premium non corrispondessero a quelle concordate, decisero di tirarsi indietro. “Seguo con attenzione – ha aggiunto Berlusconi nella stessa intervista – quanto accade alle aziende che ho fondato, ma ho lasciato da molti anni la loro gestione ai miei figli e ai miei dirigenti. Saranno loro a decidere tutte le scelte che si riveleranno necessarie”.

COSA POTREBBE ANCORA ACCADERE

Ma cosa potrebbe accadere ora a Mediaset, con due azionisti forti schierati su due fronti contrapposti? Secondo quanto riportato da Antonella Olivieri sul Sole 24 ore del 30 dicembre, il prossimo obiettivo dei francesi potrebbe essere l’ingresso nel consiglio di amministrazione del gruppo di Cologno Monzese. “Ora mercato e osservatori ritengono probabile – scrive Olivieri – che Vivendi faccia valere il suo ruolo di secondo azionista, con quasi il 30% dei diritti di voto, chiedendo la convocazione di un’assemblea per fare ingresso nel consiglio Mediaset. Il cda oggi è composto da 17 membri, ma lo statuto consente di arrivare a 21 componenti. Il gruppo presieduto da Vincent Bolloré potrebbe quindi chiedere l’allargamento del board per esprimere fino a quattro amministratori che potrebbero essere anche tutti indipendenti, per evitare l’accusa di conflitto d’interessi, visto che con il Biscione è aperto un contenzioso con la richiesta di danni miliardaria”. I francesi seguirono un copione simile alla fine del 2015, quando, azionisti di maggioranza di Telecom Italia (oggi sono quasi al 25%), convocarono un’assemblea per fare entrare i loro rappresentanti in cda. “Se si andrà verso una guerra di trincea – si legge sempre sul Sole 24 ore – la battaglia risolutiva potrebbe però essere rinviata alla primavera del 2018, quando con l’assemblea di bilancio scadrà il consiglio in carica che, per la prima volta, aveva visto l’ingresso di quattro esponenti dei fondi, accanto ai consiglieri della maggioranza Fininvest”.

MEDIASET METTE FIENO IN CASCINA

Nel frattempo, Mediaset mette fieno in cascina, che in tempi di incertezza come quelli attuali non fa certamente male. All’inizio di febbraio, infatti, la controllata delle torri Ei Towers staccherà un assegno complessivo da oltre 100 milioni come dividendo straordinario. Sono stati i grandi fondi azionisti a chiederlo, dal momento che Ei Towers non ha chiuso grandissime operazioni straordinarie, nonostante i ripetuti tentativi. Avendo Mediaset il 40% circa della società delle torri, 40 dei 100 milioni andranno a Cologno. Chissà se, in un modo o nell’altro, serviranno ad arginare l’avanzata dei francesi di Vivendi.

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