L'approfondimento di Zeffira Zanfagna

È successo che mentre Donald Trump firmava l’ordine esecutivo per dare il via alla costruzione del muro lungo il confine tra gli Stati Uniti e il Messico, spingendo decine di migliaia di cittadini a scendere in piazza in tutto il Paese ripetendo lo slogan “no ban no wall”, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu twittava il proprio sostegno per la scelta del neo presidente, scatenando una crisi tra Gerusalemme e Città del Messico.

LA DICHIARAZIONE DI NETANYAHU

“Il presidente Trump ha ragione. Io ho costruito un muro lungo il confine meridionale di Israele. Questo ha permesso di arrestare l’immigrazione illegale. È un grande successo”, ha scritto dal suo account twitter il premier israeliano sabato sera.

Poco dopo è arrivato l’intervento dell’ufficio del premier per correre ai ripari. “Il primo ministro si stava riferendo al caso specifico di Israele e all’importanza della nostra esperienza che noi vorremmo condividere con altri paesi. Non si è trattato di un tentativo di interferire nella questione tra Stati Uniti e Messico”, ha twittato il portavoce Emmanuel Nahshon.

“Con quell’affermazione, Netanyahu si è intromesso nel violento dibattito politico che è in corso negli Stati Uniti riguardo le politiche sull’immigrazione di Trump e, in particolare, nella crisi diplomatica tra Messico e Stati Uniti”, ha commentato il quotidiano israeliano Haaretz.

D’altra parte anche Trump, nei giorni scorsi, durante un’intervista aveva tirato in ballo Israele per avvalorare la tesi sulla necessità della costruzione del muro al confine con il Messico. “Il muro è necessario […] perché le persone vogliono protezione e un muro è in grado di proteggerli. Tutto quello che dovete fare è chiedere a Israele”, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti alla Fox.

LE CRITICHE DEL MINISTRO ISRAELIANO DEGLI INTERNI

Il giorno seguente la pubblicazione del tweet, durante un incontro tra tutti i rappresentanti dei partiti di governo israeliani, c’è stato un scontro tra il ministro degli Interni, Arye Dery, e  il premier Netanyahu. Secondo una fonte presente all’incontro, che ha preferito restare anonima, il primo avrebbe chiesto al secondo di scusarsi, tuttavia quest’ultimo si sarebbe rifiutato, riporta Haaretz.

Durante l’incontro, mentre il ministro del Turismo Yariv Levin elogiava Netanyahu per aver costruito il muro al confine con l’Egitto, il premier avrebbe risposto dicendo: “Yariv, ripetilo ancora”. A quel punto Dery, scioccato dalla conversazione, avrebbe suggerito di discutere anche della crisi scoppiata tra Messico e Israele dopo che Netanyahu si era congratulato con Trump per aver deciso di costruire il muro. “Quello che hai fatto ha creato un gran disastro, sia con il governo messicano che con la comunità ebraica in Messico. Gli ebrei messicani non hanno nemmeno rispettato lo shabbat per firmare una petizione contro di te”, avrebbe detto Dery rivolgendosi a Netanyahu.

Dal canto suo il premier del Likud avrebbe provato a difendersi dicendo che il problema del Messico non è con il muro in sé quanto con volontà di Trump di addebitarne loro le spese, spiega Haaretz citando la fonte presente alla discussione.

“Ti devi scusare. Trova  il modo di scusarti. Magari potresti farlo con un tweet”, avrebbe proseguito il ministro Dery.

Restando Netanyahu sulle sue posizioni, alla fine è stato il ministro degli Interni stesso a intervenire per salvare il salvabile. “Ho appena parlato con il primo ministro Netanyahu riguardo la necessità di proseguire le relazioni tra Israele e il Messico. Il primo ministro mi ha detto che Israele non è intervenuto nella disputa tra Stati Uniti e Messico. Noi continueremo a rafforzare il nostro legame con il Messico, dove molti membri della comunità ebraica vivono con dignità”, ha twittato Dery dal suo account, sia in ebraico che in spagnolo.

I tweet del ministro israeliano, però, non sono stati sufficienti ad appianare le divergenze con il governo messicano. Anzi, la crisi tra Gerusalemme e Città del Messico sarebbe ancora in corso, scrive Haaretz.

LA CRISI TRA ISRAELE E IL MESSICO

Sabato sera stesso, dopo la pubblicazione del tweet di Netanyahu, il ministro degli Esteri messicano ha pubblicato un comunicato in cui esprimeva la propria delusione per il commento del primo ministro israeliano. “Il ministro degli Affari esteri messicano ha riferito al governo israeliano […] il suo più profondo sgomento per via del messaggio via Twitter del primo ministro israeliano riguardo la costruzione del muro di confine. Il Messico è amico di Israele e deve essere trattato come tale dal suo primo ministro”, si legge nel comunicato.

Al tweet di Netanyahu è seguita anche la reazione del leader della comunità ebraica in Messico: “La comunità ebraica in Messico disapprova la dichiarazione del primo ministro israeliano Benjamin Nentanyahu a proposito del muro al confine. Noi non siamo d’accorso con il suo approccio e condanniamo fortemente la sua posizione”.

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