L'intervento di Rocco Palombella, segretario generale della Uilm

Oggi Michele Lombardo sarà eletto alla guida della Uil d’Abruzzo. La scorsa settimana Giovanni Sgambati è stato eletto leader della Uil Campana. Da più di due mesi Mario Ghini, guida la Uil ligure. Prima il segretario nazionale Ghini; poi, i segretari regionali della Uilm di Campania e Abruzzo, Sgambati e Lombardo, hanno consolidato l’asse con la Confederazione che rappresenta un significativo valore aggiunto a disposizione dell’intero sindacato. Innanzitutto, auguri di buon lavoro da tutta la Uilm ai nostri amici che svolgeranno nuovi compiti. L’orgoglio metalmeccanico risalta ancora una volta rispetto al doppio evento di febbraio. Si tratta di passaggi che testimoniano il percorso intrapreso dalla Uil per crescere e rafforzarsi. Si tratta di un cammino che appoggiamo ed in cui crediamo.

LA CONFERENZA UILM A PESARO

Un concetto definito che ribadiremo nel corso dei lavori della Undicesima Conferenza d’Organizzazione della Uilm programmata a Pesaro dal 21 al 22 febbraio. Si tratta di principi e valori già emersi alla Conferenza Uil di Bellaria quattro anni fa e ribaditi al Congresso della Uil tenuto a Roma nel novembre del 2014. Già da allora si partì da una premessa che vale ancora oggi:dobbiamo essere noi a decidere come cambiare, prima che gli altri tentino di cambiarci. Da allora la Uilm si è fatta carico della parte di lavoro organizzativo che le competeva. Abbiamo sostenuto la valorizzazione delle presenze sindacali sui luoghi di lavoro e la modernizzazione delle strutture orizzontali in ambito sindacale. E poi, abbiamo agito a favore delle costruttive relazioni tra categorie e sull’integrazione del sistema servizi della Uil. Soprattutto i lavoratori metalmeccanici si sono resi conto di questo sforzo, proprio mentre risultavano impegnati a fare in modo che l’industria nazionale continuasse ad essere la seconda realtà in Europa e la quinta nel mondo.

AZIENDE E CONTRATTO

In verità, per conseguire questo scopo, abbiamo privilegiato due obiettivi fondamentali: salvaguardare il lavoro, considerando l’azienda come uno dei beni primari da tutelare; poi, rinnovare il contratto proprio come conseguenza del lavoro prodotto, per garantire i giusti incrementi salariali ai lavoratori attraverso la contrattazione nazionale e quella aziendale. Rispetto al primo obiettivo, ci siamo posizionati a favore di un nuovo modello di sviluppo basato su salari e produttività crescenti, nonché su merito e responsabilità; i presupposti sono stati il collocamento su settori ad alto valore aggiunto e l’investimento in ricerca e sviluppo, per l’innovazione del prodotto. Proprio il dibattito riguardante le potenzialità dell’Industria 4.0, a cui abbiamo preso parte con vigore, dimostra tuttora come lo sviluppo sostenibile in Italia debba poggiare su programmi di riforme riguardanti le infrastrutture immateriali e quelle materiali, mediante la disponibilità di concreti investimenti pubblici e privati. Per quanto riguarda la contrattazione, invece, abbiamo dichiarato che avremmo fatto il contratto ed abbiamo determinato un epilogo positivo in tal senso. Dopo un “muro contro muro” quasi un anno abbia imboccato il giusto percorso verso la soluzione ottimale e possibile. Con l’intesa contrattuale del 26 novembre abbiamo rafforzato il potere d’acquisto delle retribuzioni. Il contratto nazionale,tra le altre cose, assicura incrementi salariali che coprono l’intera inflazione registrata. Il secondo livello di contrattazione, determina reddito aggiuntivo nelle tasche dei lavoratori facendo leva sugli sgravi relativi al reddito di produttività e a tutte quelle voci aggiuntive relative al welfare aziendale non cumulabili al reddito imponibile. Sono più di un milione e seicentomila gli addetti metalmeccanici che hanno beneficiato del rinnovo del Ccnl scaduto a dicembre 2015. Ora siamo entrati nella fase di gestione del contratto stesso, che sarà portata avanti unitariamente e con relazioni ed incontri costanti con la controparte di Federmeccanica ed Assistal. Lo abbiamo già scritto, ma lo ribadiamo nuovamente. I temi della salute e della sicurezza, della assistenza sanitaria integrativa, del funzionamento delle Rsu e della democrazia nei luoghi di lavoro, i diritti della formazione e del diritto allo studio costituiranno i passi del percorso concordato tra le parti sindacali e quelle imprenditoriali del mondo metalmeccanico.

INDUSTRIA 4.0

Nel nostro dibattito a Pesaro ragioneremo molto di Industria 4.0. E’ bene ricordare di innovazione in Italia e fuori dal perimetro nazionale continua ad essercene troppo poca. L’industria 4.0 riguarda appena il 6% delle imprese mondiali. Purtroppo, tutto il resto di queste realtà rimane confinato nella preistoria dei salari da fame e dello sfruttamento. In Italia ancora manca una politica industriale degna di questo nome, soprattutto efficace e condivisa, nonostante gli sforzi innovativi che il ministro Carlo Calenda sta tentando di attuare in tal senso. La realtà è che gli investimenti, sia quelli di provenienza pubblica sia quelli privati, sono crollati. L’innovazione di prodotti e di processi nell’industria manifatturiera, abbandonata all’inventiva e alla capacità di resistenza di questo o quell’imprenditore, si è dissolta. Le infrastrutture digitali ci vedono agli ultimi posti della scala europea. L’essenza, in generale, dell’industria 4.0 è la connessione tra macchine, tra macchine e prodotti, tra persone e prodotti, infine tra persone. Il che vuol dire che non solo faremo prodotti e servizi nuovi (e faremo in modo nuovo quelli preesistenti), ma ci saranno nuove relazioni con il consumo e nelle modalità di incontro tra domanda e offerta. Il Piano Industria 4.0 punta sulla carta a radicali cambiamenti nella struttura produttiva del Paese. Viene tuttavia difficile immaginare come sia possibile dar seguito a un tale sviluppo tecnologico nelle modalità produttive, decisionali e di relazione tra prodotti e consumatori auspicate, se non si metterà mano, appunto, a sostanziali correttivi. Bisognerà mettere sostanzialmente mano, prima di tutto al portafoglio, perché senza risorse mirate, la produzione industriale nel nostro Paese non riuscirà a rialzare la testa.

Ma su questo punto e su altro ci sarà modo di dibattere a Pesaro. Buona Conferenza d’Organizzazione a quanti ci seguiranno da vicino e da lontano, perché la Uilm c’è.

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