Assente. Non una parola o una dichiarazione in queste difficili settimane sulla questione taxi da parte dell’Autorità dei Trasporti. Un silenzio colpevole? Non tanto visto che l’authority presieduta da Andrea Camanzi ha avanzato con una segnalazione al Parlamento e al governo, addirittura nel maggio del 2015, una vera e propria proposta di legge che puntava a “promuovere con una idonea regolazione lo sviluppo dell’offerta di una pluralità di servizi di autotrasporto di persone”. Distinguendo tre fasce di servizi in base alle abitudini di consumo degli utenti: il servizio pubblico di taxi, quelli commerciali degli Ncc e lo sviluppo della sharing economy e della nuova mobilità.

Le proposte – frutto di un lungo lavoro di audizioni con i rappresentanti sindacali dei tassisti, gli Ncc, le aziende che operano con gli Stm (Servizi tecnologici per la mobilità) e le associazioni di consumatori – sono per certi versi sorprendenti e potrebbero andare nella direzione caldeggiata in questi giorni dagli stessi tassisti così come per i conducenti delle auto a noleggio. Partiamo dai primi.

L’Autorità suggerisce “di eliminare i vincoli che attualmente impediscono ai titolari di licenza per il servizio di taxi di praticare sconti, consentendo così di offrire una gamma più estesa di servizi e dando spazio al potenziale conseguente aumento della domanda”. Ma non solo. Sarebbe utile intervenire “sulla forma giuridica dell’attività del tassista per la quale, a differenza del Ncc, è attualmente esclusa quella di impresa. A questa previsione si dovrebbe associare l’eliminazione del divieto di cumulo di più licenze in capo alla medesima impresa esercente il servizio di taxi”.

Proposte che non dispiacerebbero affatto alla categoria dei tassisti ma che non trovano spazio nelle misure annunciate dal ministro dei Trasporti Graziano Delrio nell’intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera dove giustifica il ritardo di un piano nazionale dei trasporti perché “aspettavamo la legge sulla concorrenza che delega il ministero a mettere ordine del settore” (legge ferma da due anni), ma omettendo che – anche qualora venisse approvata la legge sulla concorrenza – al governo sarebbe concesso un ulteriore anno prima di intervenire in modo definitivo sul tema del trasporto. Ecco perché l’emendamento al milleproroghe presentato dalla senatrice del Pd Linda Lanzillotta ha avuto una sorta di effetto detonatore come lo stesso ministro ammette nell’intervista (“il caso tassisti è nato con quell’emendamento, senza non sarebbe successo nulla”), dimenticando anche qui che gli emendamenti proposti vengono sempre discussi con il governo e il relatore del provvedimento e, quindi, poteva essere stoppato prima.

Ma l’Autorità dei Trasporti suggerisce anche un quadro migliorativo per gli Ncc e per Uber che utilizza questi ultimi per il proprio servizio. Eliminando, ad esempio, “l’obbligo che il titolare della autorizzazione Ncc faccia rientro in rimessa dopo ogni singolo servizio ritenendo tale vincolo limitativo della possibilità di svolgere l’attività secondo criteri di economicità ed efficienza”. E si arriva al punto più dirimente, quello che il ministro Delrio non ha chiarito nell’intervista al Corriere della Sera. Infatti l’Autorità segnala come di “primaria importanza” la revisione del concetto di “territorialità” e propone “di rimettere alle regioni la individuazione dei bacini ottimali di gestione dei servizi di taxi e NCC in ragione della natura economica, culturale e turistica dei territori, nonché delle funzioni amministrative inerenti la fissazione del relativo fabbisogno numerico di vetture”.

Sul punto il ministro è evasivo parla di “ambito territoriale ottimale”, senza far capire bene cosa intende (comunale? regionale?) al punto che è stato criticato apertamente dall’Unione Nazionale Consumatori. “Il problema è cosa si intende per ambito territoriale ottimale”, ha ammonito il loro presidente Massimiliano Dona: “Per noi, infatti, non può che essere la regione di appartenenza. E questo dovrebbe valere sia i tassisti che per gli Ncc. In questo modo le due categorie potrebbero parzialmente farsi concorrenza, con vantaggio per entrambi, dato che si allargherebbero i loro mercati di riferimento”.

Ma i suggerimenti dell’Autorità dei Trasporti sono rimasti lettera morta, tranne per la volontà di qualche parlamentare di portare avanti singole iniziative sul tema. Eppure potrebbe essere la base di partenza che potrebbe favorire l’incontro tra le istanze dei tassisti e degli Ncc da una parte e dei consumatori dall’altra. C’è tempo fino al 31 marzo per scrivere il decreto di riordino del comparto ed evitare che le città vengano messe a soqquadro da nuove mobilitazioni.

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