L’adesione all’aumento di capitale Unicredit, la partita delle Generali e il gioco di squadra con gli enti locali, alla ricerca di un equilibrio tra il Comune di Torino a trazione Cinquestelle e la Regione Piemonte guidata da Sergio Chiamparino (Pd), in un momento in cui le fondazioni bancarie sono uno snodo imprescindibile per la tenuta di una città che fatica a vedere la luce in fondo al tunnel. Questi i principali dossier che si troverà ad affrontare Giovanni Quaglia (nella foto), nominato ieri all’unanimità presidente della Fondazione Crt di Torino.

LA NOMINA
Una nomina che era nell’aria e che riporta in Crt un presidente operativo. A un’ora dalla sua nomina Quaglia parlava già di “fare squadra, confrontarsi, e se occorre, combattere, ma ‘in senso paolino’”. Il suo mantra è: “Da soli si può anche correre, ma solo insieme si va lontano”. Tradotto: Comune e Regione diano indicazioni strategiche, “noi saremo pronti a discutere obiettivi e strategie” ma senza fare guerre, assicura Quaglia. Un avviso cifrato per Chiara Appendino? Macché. Ancora prima di essere eletto Quaglia aveva già incontrato la sindaca: assieme al segretario generale Massimo Lapucci l’ha accompagnata in un sopralluogo al cantiere delle Ogr (Officine Grandi Riparazioni), il cui recupero, che dicono sia costato 200 milioni almeno, è una sua creatura. “Il progetto lo presenteremo anche a voi – promette ai giornalisti – sarà un fiore all’occhiello per l’Italia”. Ma di più non intende svelare.

IL PROFILO
Il low profile, unito al sorriso bonario e alla battuta di spirito sono la cifra di un uomo, abituato a smussare angoli e a lavorare su più fronti: “Ho avuto la fortuna di lavorare tanti anni come vice presidente, ora mi fa piacere tornare con maggiori responsabilità. Più si si accumula esperienza e più la paura di non fare bene cresce. Ci metterò passione”. La stessa passione, giura chi lo conosce bene, che ha messo nel suo lavoro in fondazione dal 1994, come membro del cda e vice presidente, senza contare gli anni in Cda in Unicredit, ma anche nella politica. Quaglia, di scuola democristiana, debuttò da sindaco di Genola, ad appena 22 anni e tra la fine degli anni 80 e il 2004 fu presidente della Provincia di Cuneo. La stessa passione che ha portato Quaglia, laureato in Lettere, a insegnare all’università Economia e direzione delle imprese.

IL RUOLO DI PALENZONA
Non si sottrae alle domande. Qualcuno evoca le manovre di Palenzona sulla sua nomina a presidente e lui replica asciutto: “Io sono contento che il mio amico storico Fabrizio Palenzona mi apprezzi e mi voglia bene, come anche io lo apprezzo e gli voglio bene. L’unanimità dei consensi sulla mia nomina determina la risposta più semplice e chiara all’ipotetica presenza di cordate, che non ci sono”. E poi i dossier caldi Unicredit e Generali, sulle quali anche il segretario generale Massimo Lapucci, non intende lasciare la scena completamente al neo presidente.

LE PRIMA PAROLE DI QUAGLIA
“Il cda che è ancora in carica per i prossimi tre mesi, nel quale io cercherò di entrare col massimo di discrezione possibile, con l’attenzione con cui si sale su un treno in corsa, e il consiglio di indirizzo, dopo attente analisi, hanno già fatto una scelta. Abbiamo il mandato a coprire l’aumento pro quota. Io non dovrò che adeguarmi a questa scelta. Crt detiene il 2,3% di Unicredit, l’esborso si aggirerebbe attorno ai 300 milioni” ma non c’è un clima di preoccupazione in via XX settembre e soprattutto, ci tengono a precisare, “questo non inciderà sul livello delle erogazioni”.

IL PESO DI CRT
La Crt ha in mano 1,26% di Generali, ma né Quaglia né Lapucci intendono esporsi sulla guerra Intesa Sanpaolo-Mediobanca,né tantomeno impelagarsi sul tema dell’italianità e della creazione di un grande polo del risparmio. “E’ una partita apertissima, difficile immaginare come finirà. La nostra presenza in Generali è storicamente significativa” ha commentato Quaglia. Quanto ad una ipotetica offerta di Intesa sul Leone di Trieste, Lapucci taglia corto: “se ci sarà la valuteremo al momento. Adesso fare i teoremi sulle cose che non sono avvenute, mi sembra francamente eccessivo. Abbiamo una partecipazione di tutto rispetto, vedremo come evolveranno gli scenari, al momento non riteniamo che ci siano decisioni da pendere”.

LO SCENARIO SU GENERALI
Impossibile capire se la quota di Generali detenuta da Crt rimarrà stabile, le risposte che si ottengono sono sibilline: “Negli investimenti si guarda anche alla ripartizione del rischio, alla solidità e alla capacità di remunerazione. E Generali ha buoni livelli di remunerazione per ora. Stiamo a vedere come evolvono gli scenari”. Generali in borsa vale 14,6 euro, gli analisti danno le sue azioni in ascesa fino a 19 euro: “Esamineremo le variabili che si presenteranno, anche alla luce del valore del titolo – ha aggiunto Quaglia – Mi sembra che sia per tutti questo un momento di riflessione. E anche doverosamente per noi. Noi non abbiamo pregiudiziali”.

IL DOSSIER ATLANTE
Quanto alla svalutazione della quota Atlante, Lapucci ha detto: “Stiamo ancora valutando. Gli atteggiamenti delle banche non sono uniformi. Stiamo facendo delle valutazioni in questi giorni, nell’ambito di una normale politica di bilancio. Vedremo. E’ stato un investimento necessario, di sistema, che si fa quando si fa parte di una certa squadra. Abbiamo risposto alla chiamata”.

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