La terza repubblica non è ancora arrivata, ma ci siamo quasi. Il No al referendum costituzionale, il ritorno al proporzionale e le tensioni anti-europeiste diffuse in tutto il Vecchio Continente – compreso un bel pezzo d’Italia – stanno ormai determinando un cambiamento di fase, che sarà sancito definitivamente dalle prossime elezioni. Ne è convinto il costituzionalista ed ex ministro Francesco D’Onofrio che in questa conversazione con Formiche.net mette a fuoco la nuova polarizzazione della politica non solo italiana: quella tra europeisti e anti-europeisti.

Professore, si sta andando verso una nuova forma di bipolarismo?

Nella cosiddetta prima repubblica c’erano la centralità democristiana e l’alternativa del Partito comunista. La seconda – iniziata dopo il crollo dell’impero sovietico e l’avvento di Silvio Berlusconi – è stata caratterizzata dalla contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra. Oggi, invece, stiamo andando verso un nuovo bipolarismo che vede da un lato gli europeisti e, dall’altro, gli anti-europeisti. O meglio, da una parte i cosiddetti globalisti e dall’altra i neonazionalisti chiamati sovranisti.

Chi fa parte del primo gruppo?

Sono coloro che vogliono cambiare questa Europa, ma a cui, in via di principio, il progetto europeo piace. Ne fanno parte il Pd e, fino a prova contraria, anche alcune delle formazioni politiche che sorgono alla sua sinistra come quelle che fanno capo a Giuliano Pisapia e Pierluigi Bersani. E poi, ancora, i centristi di Pierferdinando Casini, il partito di Angelino Alfano e la parte di Forza Italia più vicina al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

Appunto la grande coalizione che viene da molti evocata per il dopo elezioni. Lei ci crede?

E’ ancora presto per dirlo. Al momento possiamo limitarci ad annotare un aspetto: questo nuovo bipolarismo contiene al suo interno categorie che non sono tipiche della contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra. E’ un bipolarismo istituzionale, quasi filosofico, le cui ricadute concrete sono ancora tutte da capire e verificare.

Quando si capirà qualcosa di più?

Usciremo pian piano da questa nebbia – da questa impostazione che definirei filosofica – dopo i principali appuntamento elettorali europei: le elezioni olandesi di oggi, le presidenziali in Francia in programma a fine aprile e il voto tedesco di settembre.

Nel frattempo bisognerà intervenire sulla legge elettorale. Un altro passaggio chiarificatore?

E’ un problema tormentato di difficilissima soluzione. Il nuovo sistema sarà molto più proporzionale dell’attuale e l’elemento maggioritario sarà rappresentato più dalla logica dello sbarramento che non da quella del premio. Lo sbarramento al 5% – di cui alcuni osservatori parlano in questi giorni – è molto elevato e, di conseguenza, premiante per chi dovesse eventualmente superarlo.

Ma secondo lei le forze politiche si stanno rendendo conto della nascita di questo nuovo bipolarismo?

Stentano ancora a capirlo, è evidente. Ma dalla sua comprensione dipenderà la formazione delle possibili coalizioni alle prossime elezioni, la composizione del nuovo Parlamento e la formazione del governo che verrà. E ciò vale per tutte e tre le principali aree politiche: il centrosinistra, il centrodestra e il MoVimento 5 Stelle.

Cominciamo da quest’ultimi. Lei li inserirebbe tra gli europeisti o i sovranisti?

Non è assolutamente chiaro. Se questo nuovo bipolarismo diventasse oggetto di una serie iniziativa politica, i cinquestelle sarebbero posti di fronte al problema serissimo di dire cosa pensano dell’Europa. Finora non lo sappiamo. Non è possibile candidarsi a governare l’Italia senza fare chiarezza su un aspetto così rilevante.

E il vecchio centrosinistra a trazione Pd?

E’ finito il Pd a vocazione maggioritaria di cui l’Italicum rappresentava l’approdo definitivo. Adesso bisogna capire quale logica di fondo prevarrà. Se sarà di sinistra di tipo ulivista, lo spazio per un’alleanza con i moderati di centro inevitabilmente si restringerà. Al contrario, invece, i margini aumenteranno se a prevalere sarà il modello sostenuto da Dario Franceschini che propone un governo di centrosinistra formato anche da alleati come Casini e Alfano.

E loro invece che faranno? Vengono da anni di alleanza con il Pd, ma qualcosa, adesso, sembra possa cambiare. Li immagina ancora al fianco del partito democratico oppure no?

Come dicevo, dipenderà dalle decisioni che il Pd e i suoi alleati di sinistra assumeranno. Dal punto di vista dei centristi, io dico ancora Partito democratico. Non si tratterebbe, però, di una scelta ideologica, bensì di una necessità. O meglio: non una scelta di campo per il centrosinistra vecchio stile, bensì di filo-europeismo. In questo senso il movimento Centristi per l’Italia fondato da Casini contiene, già, in sé il riconoscimento di questo nuovo bipolarismo. Ma – ripeto – occorre aspettare. Ad oggi si può comunque già dire che il centrodestra è a maggioranza anti-europeista.

Perché?

Dipende da ragioni storiche e politiche profonde. Sintetizzando, si può dire che a sinistra c’è stato l’internazionalismo proletario, mentre a destra è ancora forte il ricordo del nazionalismo. Il sovranismo – senza dubbio – è più di destra che di sinistra.

Nell’attuale centrodestra però – soprattutto in Forza Italia, ma non solo – le contraddizioni non mancano. Cosa sta accadendo?

Anche qui c’è un parte – rappresentata in particolare da Forza Italia – che stenta a cogliere la fine del vecchio bipolarismo e il sorgere di questa nuova polarizzazione tra europeisti e anti-europeisti. Il centrodestra vecchie maniere – il centrodestra del Popolo della Libertà – ormai però non c’è più da parecchio tempo.

Eppure, dentro Forza Italia c’è chi – come Giovanni Toti – continua a sostenere a tutti costi l’alleanza con la Lega salviniana, tanto da partecipare a un convegno sovranista il giorno del 60° anniversario dei Trattati di Roma. Politica dei due forni?

In parte certamente sì. Ma bisogna anche considerare che Toti è figlio della cultura del vecchio bipolarismo dominato dalla contrapposizione centrodestra-centrosinistra.

Non si è ancora aggiornato oppure non crede a questa rappresentazione? 

Non lo so, ma quella stagione politica è terminata o comunque avviata a conclusione. Come, del resto, era finita a inizio anni ’90 la stagione del centralismo democristiano.

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