Lo Stato islamico giovedì ha rivendicato l’attentato di Londra del giorno precedente, quando un uomo di origini inglesi Khalid Masood con precedenti penali per reati minori si è lanciato sui passanti lungo il marciapiede del Westminster Bridge; successivamente, fermata la corsa del suo fuoristrada, è sceso e ha accoltellato un poliziotto prima di essere ucciso da un altro agente.

L’attacco ha seguito un copione piuttosto noto, l’uso di un veicolo per la strage (come Nizza, o Berlino), l’assalto all’arma bianca: strumenti facilmente reperibili con cui chiunque può diventare “un soldato dello Stato islamico”, come recita il claim di rivendicazione diffuso dalla sedicente agenzia di stampa del Califfato Amaq News. Una delle caratteristiche di questo messaggio è la traduzione in varie lingue per così dire inusuali, tra cui l’indonesiano, l’albanese, ma anche il tedesco e l’italiano, che comunemente non vengono usate per questo genere di rivendicazioni, che solitamente sono in arabo, inglese, francese (e coprono già la gran parte degli idiomi dei combattenti e dei fan califfali).

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A proposito della traduzione del messaggio di rivendicazione in italiano, Formiche.net ha sentito Marco Arnaboldiricercatore affiliato della University of the Free State di Bloemfontein, Sud Africa, esperto del linguaggio usato nei media outlet dell’IS. “Di sicuro non è un unicum – spiega Arnaboldi –  ci sono già stati altri bollettini Amaq e persino infografiche tradotte in italiano. Va però detto che non si tratta di diffusioni che escono dell’agenzia ufficiale, ma di traduzioni informali che passano su canali locali (per esempio ‘Ansar del Califfato Italia’, o ‘Khilafa News Italia’). Quindi non è lo Stato Islamico ad avere direttamente emanato l’annuncio tramite mezzi ufficiali”.

L’italiano però non è comunemente usato nei messaggi propagandistici che escono dal mondo del Califfo. “La lingua italiana rimane comunque ancora indietro rispetto alle altre principali lingue europee come mezzo di propaganda. Per esempio il magazine Rumiyah non ha una versione in italiano, nonostante la grande quantità di lingue di pubblicazione”.

Che cosa si può notare dal messaggio di Londra? “È curioso notare le formulazioni, che non appartengono all’italiano standard, ma fanno anzi pensare a un francofono quale traduttore. Troviamo per esempio ‘D’ieri’, che rimanda al francese ‘d’hier’. Non a caso nella traduzione italiana si legge la parola ‘crociata’, che manca nella versione ufficiale in lingua araba, ma si trova in quella francese. Questa è una mezza conferma del fatto che il nostro traduttore si basa sulla lingua francese”. 

L’uso del termine “crociata” ha un significato? “Amaq ufficiale finge di essere un mezzo neutrale, ossia generalmente evita parole come ‘crociati’, ‘miscredenti’, ‘apostati’ (lo fa per darsi una pennellata da agenzia di stampa terza, anche se in realtà fa parte del sistema mediatico-propagandistico del Califfato, ndr), mentre la nostra versione italiana ne ha fatto uso”. Possiamo leggerci qualcosa dietro? “Vediamo una policy diversa, che lascia pensare a una scarsa preparazione (o coordinamento) di chi sta dietro all’emanazione dei bollettini italiani”.

“Infine – continua Arnaboldi –, dopo l’attentato di Berlino, il testo recitava ‘[…] in risposta alla chiamata di colpire […]’, esattamente come giovedì. La formulazione non è in italiano corretto, e fa pensare che il traduttore sia stato lo stesso”.

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