Il punto della situazione dopo le dimissioni del presidente pentastellato dell'VIII municipio della Capitale Paolo Pace

A sua insaputa no, ma certo contro la sua volontà. L’attimo di pace vissuto da Virginia Raggi dopo l’accordo con la Roma sul nuovo stadio è stato davvero fuggente: il sindaco della Capitale si prepara infatti ad assumere anche la presidenza dell’VIII municipio – quello, per intenderci, dei quartieri Garbatella e Ostiense – nel quale abitano oltre 130.000 persone. Una gatta da pelare che, però, non può essere imputata alla prima cittadina, chiamata a intervenire dallo statuto di Roma Capitale dopo le dimissioni del presidente pentastellato dell’ex circoscrizione, Paolo Pace.

L’ADDIO POLEMICO

Dopo un tira e molla durato mesi – in pratica quasi dall’elezione a presidente nel giorno in cui Raggi trionfava per il Comune contro Roberto Giachetti – Pace oggi ha gettato la spugna, senza risparmiare però affondi polemici nei confronti della sua maggioranza: “L’ala dissidente evidentemente non ha capito il significato più profondo del nostro MoVimento, fallendo la sfida di governo e non capendo quell’esigenza di archiviare il movimentismo (come forza di opposizione)“.  Dei quindici consiglieri municipali pentastellati, 6 erano rimasti con Pace, mentre in 9 – della frangia cosiddetta ortodossa – si erano schierati contro il presidente. Fino al punto di costringerlo al passo indietro: “Era impossibile continuare in queste condizioni, con una maggioranza che si comportava costantemente da opposizione, controllando e criticando ogni atto della giunta prima ancora che venisse prodotto, effettuando veri e propri blitz negli uffici amministrativi e producendo così una indebita e inaccettabile ingerenza“.

LA RIQUALIFICAZIONE DELLA DISCORDIA

A far saltare il banco è stato soprattutto il progetto di riqualificazione degli ex mercati generali di Roma ereditato dall’amministrazione Marino e dall’ex presidente del municipio Andrea Catarci. Un piano che Pace, nonostante le critiche del passato, ora avrebbe voluto portare a termine: “Nella fase in cui siamo arrivati noi, il progetto di riqualificazione si trova in una fase troppo avanzata. E poi non penso sia negativo creare un po’ d’occupazione in questo quadrante“. Posizione mai digerita dagli ortodossi che hanno respinto anche il tentativo di mediazione orchestrato da Raggi: il sindaco la scorsa settimana aveva inviato in municipio i suoi ambasciatori – i consiglieri comunali Maria Teresa Zotta, Carola Penna e Giuliano Pacetti – a quanto pare però senza alcun risultato. Un braccio di ferro, quello tra ortodossi e realisti, che si sta ripetendo nella galassia a cinquestelle un po’ a tutti i livelli: nazionale – con i tanti dissidi legati alle aspirazioni “di governo” di Luigi Di Maio -, locale – come dimostrano le tensioni nella base legate al progetto stadio della Roma – e adesso anche iper-locale, si potrebbe dire.

LA PRESIDENZA DEL MUNICIPIO A RAGGI

Tra venti giorni le dimissioni di Pace diventeranno irrevocabili. A quel punto Raggi dovrà sciogliere il consiglio municipale e nel frattempo esercitare le funzioni di presidente. Le elezioni del municipio è previsto che si debbano poi svolgere nella data fissata dal prefetto di Roma, nella circostanza Paola Basilone.

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