L'intervento di Gianni Bessi

Con l’adesione del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, (nella foto) annunciata solo qualche giorno fa, l’edizione 2017 dell’Offshore mediterranen conference – che ogni due anni riunisce a Ravenna gli Stati generali dell’oil & gas in alternanza con Alessandria in Egitto – si preannuncia di grande livello, come ha giustamente sottolineato il presidente della manifestazione, Renzo Righini.

I protagonisti del mondo dell’energia si confronteranno su come organizzare il futuro del settore, in particolare su come gestire la transizione energetica puntando su un mix di gas e rinnovabili, tema che dopo il Cop21 di Parigi è diventato quello più urgente.

Fra gli ospiti, il ministro del Petrolio e delle Risorse minerarie dell’Egitto, Tarek El Molla, che parteciperà alla sessione plenaria del 29 marzo, “Transizione verso un mix energetico sostenibile: il contributo dell’industria dell’Oil & gas”, insieme a Claudio Descalzi, amministratore delegato di quell’Eni che proprio in Egitto ha scoperto il più grande giacimento di gas del Mediterraneo, lo Zohr, che ha un potenziale di estrazione di 850 miliardi di metri cubi. Con loro i ministri dell’Energia di Libano, Grecia, Cipro, Irak oltre ai principali manager delle aziende del settore.

Dall’Omc deve uscire l’indicazione su come gestire il passaggio dall’uso dei combustibili fossili a quello delle rinnovabili. È una transizione che si deve affrontare con un mix energetico, ma questo può comprendere, insieme alle rinnovabili, un combustibile economico ma non sostenibile come il carbone, oppure la risorsa più pulita fra quelle fossili, cioè il gas.

Il chairman dell’Omc, Innocenzo Titone, presentando l’edizione 2017 della conferenza, è stato chiaro: “È il gas, combustibile fossile più sostenibile, che guiderà la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio”. In questo quadro è fondamentale capire come si muoverà il governo italiano. A fronte di una prospettiva di aumento dell’estrazione mondiale di gas del 45 per cento, che trainerà la domanda energetica, cosa pensiamo di fare con la nostra produzione nazionale, che è diminuita in maniera sostenuta dagli anni 90 a oggi, passando da 12 miliardi a 6 miliardi di metri cubi all’anno? Un dato che nasconde anche l’incremento della nostra dipendenza dall’estero.

Il modo per procedere esiste e ciò che ha fatto la Regione Emilia-Romagna ne è un esempio. Sostenendo l’ipotesi del mix energetico gas-rinnovabili, il presidente Stefano Bonaccini ha firmato con il ministro Calenda un’intesa per la gestione delle attività in mare, coinvolgendo sindacati e imprese. Un protocollo che vede Ravenna in prima fila, essendo il polo offshore nazionale, e che coniuga la tutela dell’ambiente marino (su questo tema consiglio di leggere il recente atlante della fauna e della flora marina dell’Adriatico nord occidentale a cura di Attilio Rinaldi), della costa e delle attività turistiche con le istanze economico-industriali delle estrazioni offshore di gas naturale.

Questa è la base su cui procedere, che ha già prodotto azioni, come quella che Claudio Descalzi ha annunciato proprio a Ravenna lo scorso ottobre, un investimento di Eni di 600 milioni in 4 anni.

È un’occasione da concretizzare per mettere le basi di una strategia energetica nazionale che punti a utilizzare le risorse energetiche (gas a km 0, eolico, solare, moto ondoso), infrastrutture esistenti (piattaforme e terminali), tessuto industriale e competenze tecniche (quelle del polo offshore appunto).

Il quale potrebbe essere così valorizzato e diventare la palestra nella quale sperimentare un nuovo paradigma di crescita, che garantisca sostenibilità ambientale ed economica-sociale, perché una senza l’altra non produce benessere per i cittadini.

E se ci pensiamo, è quello che del resto fece Enrico Mattei.

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