L'articolo di Francesco Stronati, vice presidente Health & public sector di Ibm Italia, pubblicato sull'ultimo numero della rivista Formiche

La diffusione dei dispositivi mobile e la possibilità di fruire di tecnologie avanzate grazie al cloud oggi offrono opportunità inimmaginabili in ogni settore dell’industria, ma soprattutto nel mondo della healthcare. In questo scenario, IBM è impegnata in prima linea e sta continuando a investire per aiutare le organizzazioni a vivere al meglio questa evoluzione digitale, traendone tutti i possibili vantaggi. Nel tempo, IBM è stata legata alle macchine per ufficio, ai mainframe, ai computer, mentre l’innovazione dei laboratori segnava la storia anche fuori dal brand IBM. Dopo oltre un secolo di inevitabili evoluzioni tecnologiche, difatti, la IBM che emerge è quella di una compagnia basata su piattaforme cloud e soluzioni cognitive. Ciò che chiamiamo “la nuova risorsa naturale”, cioè i dati, insieme alla maturazione del cloud computing e alla disponibilità di dispositivi mobili, rendono possibile e necessario lo sviluppo di tecnologie cognitive per sfruttare tali risorse, in tempo reale e ovunque, aumentando la capacità umana. Non parliamo di futuro, la cognitive era è già qui. In ogni campo in cui viene adottato, Watson – questo il nome del cognitive di IBM – diventa un prezioso assistente a supporto delle capacità umane, accelerando incredibilmente i tempi degli studi, delle ricerche, delle analisi e delle valutazioni, dei percorsi e delle possibili soluzioni. E le sue capacità danno all’uomo la possibilità di recuperare insight e informazioni per cui, altrimenti, sarebbero stati necessari mesi o anni.

Per il mondo dell’healthcare e per l’industria farmaceutica rappresenta un’opportunità unica. Del resto, con un ritmo di 800 pubblicazioni al giorno, che si stima raddoppino più o meno ogni trimestre, è impossibile per un medico o un ricercatore rimanere aggiornati. Ma Watson può farlo e rende disponibile subito il know how acquisito, non con la ricerca, ma con l’interazione umana. Analoghi ragionamenti valgono per i settori education, legal, cyber-security, ecc. Ma è nel campo dell’oncologia che si è concentrato il cognitive di IBM, con il sistema Watson health (Wh), attraverso un primo corpus di 18 milioni di documenti e l’interazione con i migliori oncologi e tumor board. Ora Wh impiega 2mila specialisti e continua a evolvere grazie a diverse acquisizioni e partnership: dalle nanotech, alle immagini, alla genomica, all’immunologia. Si continuano ad analizzare grandi quantità di referti medici e casistiche per conoscere più nel dettaglio l’evoluzione di specifiche tipologie di tumore e per poter personalizzare sempre di più le cure.

Questo sistema non è stato progettato per diventare un medico, né mai lo sarà. È stato progettato per supportare l’essere umano a superare alcuni dei limiti descritti all’inizio. Qui è importante sottolineare l’impegno delle aziende nello stabilire i principi di trust & transparency e di stimolare tale discussione a livello globale. E, primo caso in Europa, Watson è entrato anche in una facoltà di Medicina come tutore cognitivo, con il progetto di Humanitas che vede l’introduzione in corsia di tali tecnologie a supporto dell’insegnamento. L’altro fronte su cui Watson è coinvolto è quello delle applicazioni mobile, sviluppate e disponibili in cloud, al servizio della salute e del benessere del singolo individuo. Un campo ricco di prospettive, in cui IBM è impegnata anche sul fronte della sicurezza e della privacy.

A partire dalle collaborazioni con J&J per i pazienti, fino a quella con Medtronic per monitorare i valori di insulina e glucosio e avvisare circa la probabilità di un evento ipoglicemico con tre ore di anticipo. O come l’American heart association (Aha), impegnata a sviluppare una soluzione per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, dove le metodologie di misurazione scientifica di Aha e le valutazioni sanitarie ottenute grazie a Watson saranno messe a disposizione attraverso la piattaforma Welltok. La medicina e la ricerca sono a una svolta? Tutti noi ci contiamo, e Watson continua a studiare con l’obiettivo di non deluderci.

 

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