Una corsa senza sosta quella di Iccrea e Cassa centrale per incamerare le adesioni delle Bcc. Il Veneto, in particolare, sembra uno dei terreni di scontro e di conquista. Molte banche cooperative venete, spiazzando ogni pronostico, nei giorni scorsi (qui l’ultimo approfondimento di Formiche.net) hanno sposato il progetto aggregatore di Iccrea, il gruppo romano candidato a capogruppo del credito cooperativo, alternativo alla Cassa centrale di Trento. Almeno nella visione di Fabio Colombera, fino a pochi giorni fa direttore generale della Federazione Veneta delle Bcc e oggi in forza a Iccrea in veste di responsabile dell’area governo sviluppo. Che spiega a Formiche.net i motivi che hanno spinto una dozzina (finora) di Bcc della roccaforte veneta a ad andare con Roma piuttosto che con Trento, suscitando persino il malumore del governatore Luca Zaia.

I NUMERI CONTANO PIU’ DELLA PANCIA

“Il Veneto è tradizionalmente filo trentino, forse anche per questo la cosa ha fatto scalpore”, dice l’ex numero due delle Bcc venete. “Ma bisogna fare attenzione. Perché con l’avvicinarsi di scadenze importanti, come possono essere i consigli di amministrazione o le assemblee chiamati a pronunciarsi sul progetto cui aderire, vengono meno aspetti come l’istinto, la geografia o l’eterna diatriba Nord-Sud, in favore di valutazioni più tecniche: ovvero, qual è il progetto più affidabile? Chi ha i numeri migliori? In definitiva, chi è più rassicurante?”. Per Colombera (in passato vicedirettore di Unipol Banca e in Popolare di Vicenza e Banca Nuova) ci sono pochi dubbi. “Questo tipo di ragionamento ha cominciato a fare breccia tra i manager delle Bcc e tra i soci. Anche perché non bisogna dimenticare un particolare. La questione delle capogruppo nel credito cooperativo è del tutto nuova in Italia. Direi che è un’operazione innovativa ma anche per questo rischiosa. Ci sono problemi di organizzazione, penso al patto di coesione. Ma anche di compliance con gli standard Bce, che dovrà valutare i singoli progetti. Per questo servono basi solide”.

CHI E PERCHE’ HA FATTO QUADRATO INTORNO A ICCREA

Per parlare di numeri, bisogna fare un passo indietro. E risalire alla lettera che le Bcc salite sul carro di Iccrea hanno spedito a Zaia per rivendicare la propria scelta, dopo che il governatore veneto aveva invitato apertamente i soci della banca della Marca a scegliere Trento. “Del complessivo portafoglio impieghi del gruppo bancario Iccrea al 31 dicembre 2016 pari  9, 7 miliardi di euro, il 18,9% (1,9 miliardi) è destinato al Veneto”, si legge. “Nel solo 2016, circa 310 milioni di nuovi impieghi di Iccrea Banca Impresa (la banca corporate del gruppo) è stato destinato al Veneto. Stupisce che si possa continuare ad associare in modo dispregiativo Iccrea a Roma quando complessivamente tutto il Nord d’Italia ha beneficiato del 64% degli impieghi attualmente nel portafoglio del gruppo”. C’è di più. Secondo le Bcc “l’attivo per dipendente, se con Cassa centrale è di 7,6 milioni, conIccrea arriva a 26,6 milioni: al di là dei preconcetti e delle strumentalizzazioni che circolano, i numeri dimostrano Iccrea ha una produttività per dipendente molto più alta rispetto a quella di Cassa centrale”.

UNA START UP NEL CREDITO COOPERATIVO

“Bisogna essere obiettivi e dire le cose come stanno. Trento ad oggi è una specie di start up – dice Colombera – E’ partita tardi in un contesto non certo semplice per il sistema bancario italiano, cercando di consolidare le 90 banche che vi hanno aderito. E poi ci sono i due esami della Banca d’Italia e della Bce, che dovranno valutare l’intero progetto. Cassa centrale dovrà essere pronta entro giugno 2018″.

LE CONTROMOSSE TRENTINE

Già, e Trento? Nella corsa per la spartizione del credito cooperativo c’è da mettere agli atti la conclusione della ricapitalizzazione da 600 milioni di Cassa centrale (qui l’intervista di Formiche.net al presidente Giorgio Fracalossi). Intervenendo poche settimane fa al meeting delle Bcc a Milano, Fracalossi ha annunciato come l’istituto trentino abbia raggiunto la soglia patrimoniale minima di 1 miliardo dopo l’esito positivo dell’aumento di capitale in contanti da 600 milioni di euro. “Abbiamo raggiunto sottoscrizioni maggiori a 611 milioni di euro”, ha detto Fracalossi, “cosa che ci fa superare il miliardo di patrimonio”, visto che altri 500 milioni arrivano direttamente dalla stessa Ccb. “Ora possiamo dirlo”, ha puntualizzato invece il dg Mario sartori, “puntiamo ad avere 111 Bcc nel nostro perimetro ed imporci come settimo gruppo bancario in Italia, con un attivo di 67 miliardi“.

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