Nessun curiale per il concistoro che il Papa terrà il prossimo 28 giugno a Roma. Al termine del Regina Coeli di oggi, Francesco ha annunciato la decisione di creare cinque nuovi cardinali. Si tratta di una sorpresa, se si considera che l’ultima “infornata” risale allo scorso autunno, quando a ricevere la berretta furono in diciassette. Considerato poi il numero di quanti compiranno ottant’anni nei prossimi mesi (cioè la soglia che esclude dal diritto di voto in Conclave), la previsione era che un concistoro si sarebbe tenuto il prossimo inverno.

PRESI DA OGNI PARTE DEL MONDO

Niente di tutto questo. Francesco ha scelto di anticipare i tempi, attribuendo la porpora a cinque vescovi provenienti da diverse aree geografiche: due europei, un asiatico, un africano e un latinoamericano. Il primo della lista è mons. Jean Zerbo, arcivescovo di Bamako, capitale del Mali, coinvolto nella lotta contro l’esclusione e, soprattutto, facilitatore del processo di riconciliazione nel paese piegato da conflitti bellici e sociali durati ani. Zerbo è da diciannove anni alla guida della diocesi di Bamako, dopo esserne stato per sei vescovo ausiliare. E, a proposito di vescovi ausiliari, è da El Salvador che giunge una delle inattese sorprese. Mons. Gregorio Rosa Chàvez, infatti, è ausiliare dell’arcidiocesi di San Salvador. Riceverà la berretta, mentre il titolare ne è sprovvisto. Il prescelto è attivissimo nel sociale, essendo presidente della Caritas per l’America Latina e i Caraibi. Oltre che – ed è un elemento che verosimilmente ha pesato – parrocco della locale chiesa di San Francisco.

DUE EUROPEI (TRA CUI IL PRIMO SCANDINAVO)

Dal Laos proviene mons. Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, vicario apostolico di Paksé, fondatore della “scuola di catechisti” e per anni impegnato a visitare gli sperduti villaggi sulle montagne laotiane. Vescovo dal 2001, ha studiato anche in Canada prima di tornare nel suo paese. I due europei sono mons. Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona, è mons. Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma. Il primo, molto vicino alla linea pastorale del Pontefice, guida la diocesi catalana da poco più di un anno (l’ingresso risale al 26 dicembre 2015). Il secondo sarà il primo cardinale scandinavo nella storia della Chiesa. Convertitosi al cattolicesimo all’età di vent’anni, Arborelius ha studiato in Belgio e a Roma, diventando nel 1998 il primo vescovo cattolico di Svezia con origini svedesi dal tempo della Riforma luterana. Lo scorso ottobre, a Lund, accompagnò il Papa nella breve visita per la commemorazione del cinquecentenario della Riforma.

LE RAGIONI CHIARE DELLA SCELTA PAPALE

Presentando il quintetto, Francesco ha sottolineato “la loro provenienza da diverse parti del mondo”, fatto che “manifesta la cattolicità della Chiesa diffusa su tutta la terra”. Il primo elemento che si nota è l’assenza di curiali. Si tratta di titolari di diocesi (o di ausiliari), mentre nessuna porpora è stata assegnata a vescovi operativi in Vaticano. La seconda osservazione riguarda la conferma che le diocesi “tradizionalmente” cardinalizie non esistono più. Se è vero che Barcellona avrà il proprio cardinale, non così accadrà (almeno per ora) a Bologna, Palermo, Toledo, Philadelphia e Baltimora, solo per citare alcuni casi celebri. Senza contare che saltano nuovamente il giro Venezia e Torino. Bergoglio guarda alla persona più che alla tradizione storica che favoriva automatismi e – spesso – carrierismi.

CONCISTORI FREQUENTI

Un’ulteriore elemento da notare è la frequenza dei concistori durante questo pontificato, simile all’epoca pre-Pio XII, quando le berrette si assegnavano poche per volta e anche più volte all’anno. Questo sarà il quarto concistoro di Francesco in quattro anni, con un ricambio del Collegio cardinalizio che procede spedito, quasi che si volesse rendere visibile e “provata” l’irreversibilità del processo riformatore innestato dopo l’elezione nel marzo del 2013.

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