Si chiama Ifrs 9 e dovrà essere applicato dal 1° gennaio 2018. Il nuovo principio contabile internazionale porterà anche in Italia modifiche rilevanti per le banche, soprattutto per quanto riguarda il rischio di credito e gli accantonamenti. Secondo un’analisi di Fabrizio Dabbene e Marco Roberti Vittory del centro studi di Intesa Sanpaolo “i cambiamenti che saranno introdotti dall’Ifrs 9 avranno, di tutta evidenza, una portata, significatività e rilevanza incomparabilmente superiori rispetto ai pur notevoli mutamenti occorsi negli ultimi dieci anni e, certamente, non riguarderanno solo il circoscritto campo dell’accounting and reporting ma incideranno su molteplici funzioni della banca, prima tra tutte quella incaricata della valutazione della rischiosità creditizia delle controparti”.

Alcuni tra i filoni cui gli istituti di credito dovranno porre attenzione per mitigarne gli impatti riguardano l’offerta commerciale, le strategie di gestione dei portafogli, le risorse e la governance. In generale, si evidenzia nel report, gli impatti dell’Ifrs 9 sul mondo bancario “promettono di avere una significatività estremamente alta e non limitata alle funzioni aziendali ricomprese nelle aree di pertinenza dei Chief Risk Officer e Chief Financial Officer”. Almeno per le banche italiane gli effetti più rilevanti “saranno quelli derivanti dal nuovo modello di riconoscimento delle perdite di valore (e, dunque, degli accantonamenti) sui crediti verso la clientela”. Da ciò discendono altri due spunti di riflessione: “Una corretta applicazione dell’Ifrs 9 non potrà non vedere un’interazione sempre più stretta, continua e, soprattutto, consapevole, tra le strutture deputate alla gestione – in senso lato – del rischio di credito e le strutture amministrative, senza peraltro dimenticare i fondamentali contributi che dovranno pervenire da altre funzioni (ad esempio quelle che sono incaricate della predisposizione degli scenari economici di riferimento per le stime); il secondo ha a riferimento, invece, la disclosure al mercato”. Di sicuro, si rileva ancora, “il nuovo principio comporterà comunque la predisposizione di un elevato numero di scelte manageriali e di stime”.

Ma non è finita qui perché “l’importanza delle nuove regole potrebbe (dovrebbe) indurre anche delle modifiche nei comportamenti di domanda di credito”. In particolare si auspica che alcuni elementi – viene evidenziato il rafforzato e sistematico legame tra rischiosità prospettica del potenziale prenditore di fondi e pricing proposto dalle banche – diventino “il più possibile noti alla clientela di taglia almeno media”. “In altri termini – segnalano ancora gli economisti di Intesa Sanpaolo -, anche l’aumentata consapevolezza delle relazioni tra rischio e prezzo in ambito creditizio favorite dai modelli Ifrs potrebbe (dovrebbe) essere uno di quegli elementi della cultura finanziaria ad ampio raggio che il settore bancario nazionale si propone di contribuire a diffondere”.

Ultima notazione, non meno importante, i rischi – in termini di redditività futura – per l’intero settore del credito. “Se è vero che un principio contabile non influenza la numerosità dei default dei debitori – scrivono a Intesa Sanpaolo -, è altrettanto vero che la sua onerosità – in termini di volatilità di accantonamenti e di incremento delle provision su una parte delle esposizioni in bonis – potrebbe essere maggiore per i Paesi, come l’Italia, in cui le imprese di medie e piccole dimensioni presentano un’incidenza del debito rispetto all’equity importante e che sono tendenzialmente orientati al finanziamento a medio/lungo termine”.

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