Doppie primarie democratiche in Veneto e doppia vittoria per il fronte renziano, che oltre alla larga affermazione di Matteo Renzi (72,5%) registra anche il successo di Alessandro Bisato, il sindaco di Noventa Padovana eletto con il 65% alla guida di un Pd regionale che da quasi due anni attendeva un nuovo segretario. Chiusa la stagione del deputato renziano Roger De Menech, archiviata la gestione collegiale delle federazioni provinciali prorogata fino alle calende greche, la rinnovata leadership dem in Veneto è chiamata a fare dimenticare una volta per tutte la batosta dalla renzianissima Alessandra Moretti alle regionali 2015 contro Luca Zaia, e anche le gaffe inanellate di seguito. Guardando all’immediato, il primo compito per Bisato – scuola democristiano-popolare – è quello di rompere le uova nel paniere alla Lega Nord e in generale al centrodestra, provando a sottrargli almeno uno dei due capoluoghi che andranno al voto a giugno (più probabile Padova, meno Verona).

IL NODO AUTONOMIA

In realtà Bisato sa che l’appuntamento più atteso per tutti i veneti è quello del 22 ottobre, quando gli elettori saranno chiamati a esprimersi al referendum consultivo pervicacemente voluto dal governatore leghista. “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”? Questa la domanda, a tratti quasi retorica, che sarà posta ai cittadini della regione, dai quali ci si attende un sì di massa. Il via libera è arrivato nel febbraio scorso in consiglio regionale con l’approvazione della legge di indizione della consultazione arrivata con i voti favorevoli di Lista Zaia, Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Siamo Veneto, tosiani e 5 Selle. Contrario solo il consigliere dem Graziano Azzalin, mentre gli altri 7 consiglieri del Pd si sono astenuti, insieme a Cristina Guarda della Lista Moretti.

BISATO PORTA IL PD SUL SÌ

Il nuovo segretario del Pd veneto ha dimostrato di avere le idee chiare in merito al referendum sull’autonomia, convinto com’è di non lasciare campo libero al Carroccio su questo argomento. “Non intendiamo sottrarci al confronto con la volontà popolare – aveva detto in un’intervista del 21 marzo al Corriere del Veneto -, anche se sappiamo che l’esito finale è scontato e Zaia ha brandito la consultazione solo a scopi propagandistici. Ripetiamo che è dalla trattativa con lo Stato che si deve partire se si vuole dare alla nostra Regione più autonomia. Abbiamo tutto il diritto di chiederla su alcune materie ma sia chiaro, non si parla né di secessione né di indipendenza, ipotesi che sono uscite sconfitte dalla storia”. La strada verso il sì è spianata; appena visti i risultati che lo hanno incoronato segretario regionale, già nella notte di domenica il sindaco di Noventa Padovana ha annunciato: “Ho intenzione di convocare entro 45 giorni una conferenza programmatica sul referendum sull’autonomia, da cui uscire con una linea per il sì, ma sui contenuti veri e non sul bluff della Lega”. Nei giorni precedenti, in un’intervista a un notiziario locale si era spinto a precisare come il sostegno dovesse riguardare il raggiungimento della “autonomia amministrativa” contemplata dall’articolo 116 comma 3 della Costituzionale.

I DEM TRA AUTONOMISTI E CONTRARI

Tra i principali sostenitori della causa autonomista all’interno del Pd veneto c’è indubbiamente la deputata Simonetta Rubinato, già sfidante di Alessandra Moretti alle primarie regionali. Nel corso di una convention trevigiana con lo stesso Bisato, a pochi giorni dalle primarie, ha messo nero su bianco il suo sostegno al referendum voluto da Zaia convinta che non rappresenti “solo un’opportunità storica di democrazia diretta che darà voce alle istanze della società veneta, ma è anche l’occasione per il Partito democratico di mettersi in sintonia con le aspirazioni di questo territorio dopo la sconfitta delle regionali. Un partito perde la sua funzione se non è rappresentativo del sentimento profondo di un popolo”. In contrapposizione all’indipendenza e alla secessione invocate da Zaia, Rubinato ritiene che “l’autonomia responsabile è invece sfida di buon governo per riformare lo Stato centralista, negli ambiti cruciali del fisco e della pubblica amministrazione, rafforzando così anche la costruzione di un’Europa delle regioni”.

Peccato che nel Pd veneto non la pensino tutti allo stesso modo. Se il candidato orlandiano sconfitto, Giovanni Tonella, ha deciso di non partecipare a questa consultazione, alcuni suoi sostenitori come il deputato Alessandro Naccarato e il consigliere regionale Graziano Azzalin hanno addirittura gettato le basi per costruire il comitato del No al referendum per l’autonomia. “È soltanto la costosa messinscena di Zaia – hanno gridato all’unisono -, non produrrà nulla, è propaganda populista che alimenta la sfiducia nelle istituzioni. Noi votiamo no e lavoreremo perché nel Partito Democratico si apra una discussione per portare tutto il partito sulla posizione del no”. È critica verso la consultazione (ha parlato di una “truffa istituzionale ai danni delle tasche dei veneti” riferendosi al costo di 14 milioni di euro) ma voterà comunque sì all’autonomia l’ex candidata alla presidenza della Regione Alessandra Moretti, e come lei il suo successore nel ruolo di capogruppo regionale Stefano Fracasso. Un sì critico è stato espresso anche dai sindaci dem di Vicenza e Treviso Achille Variati e Giovanni Manildo.

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