Il punto di Niccolò Mazzarino

Dato per politicamente finito da tanti (forse troppi) e sbeffeggiato per aver candidato la compagna dopo che Palazzo Chigi gli ha negato il via libera al terzo mandato, Flavio Tosi si prende la sua prima rivincita a Verona e con lui la candidata Patrizia Bisinella, (nella foto), che agguanta per un soffio il ballottaggio. Ruggisce invece Massimo Bitonci a Padova, che va con forza al secondo turno contro il centrosinistra e annienta Forza Italia, mentre a Belluno il Pd rimane fuori dai giochi. Sono questi i dati politicamente più eclatanti emersi a caldo sulle amministrative di ieri nei tre capoluoghi del Veneto.

MEZZO MIRACOLO TOSIANO A VERONA

Poco più di 1200 voti. Tanto (o poco) è bastato alla senatrice di Fare!, Patrizia Bisinella, per superare la candidata renziana del Pd Orietta Salemi e con il 23,54% dei consensi agguantare a Verona uno storico ballottaggio contro il candidato del centrodestra Federico Sboarina (29,26%), sostenuto da Lega, Fi, Fdi e altre liste. La compagna del sindaco uscente Flavio Tosi, già segretaria leghista a Castelfranco Veneto poi uscita dal partito dopo la rottura tra l’ex segretario della Liga Veneta e Matteo Salvini, ha fatto una campagna elettorale porta a porta tutta improntata alla continuità con l’amministrazione uscente, sempre a fianco del primo cittadino e compagno di vita che non l’ha mai abbandonata. Ci sono state anche scaramucce pesanti con l’ex assessore tosiano Sboarina, candidato in quota associazione Battiti e sponsorizzato dai leghisti che lo hanno scelto per prendersi la rivincita su Tosi. Ma lo stesso ex sindaco è risultato il candidato al consiglio comunale più votato con oltre 3mila preferenze. Male il Pd che si è danneggiato da solo perdendo il treno del ballottaggio: la candidata ufficiale Salemi con il 22,41% ha mancato per un soffio l’appuntamento con il secondo turno, complice anche la scissione a sinistra dell’ex capogruppo bersaniano Michele Bertucco che ha raggranellato il 4,60% con alcune liste di sinistra. La partita per il ballottaggio è apertissima e le quotazioni della tosiana Bisinella sono in crescita; per lei sarà più facile attirare voti moderati rispetto al candidato salviniano. Per Tosi, come nelle ultime due tornate elettorali amministrative, potrebbe essere la terza sconfitta consecutiva inflitta ai partiti di centrodestra in riva all’Adige.

BITONCI FA LA VOCE GROSSA A PADOVA (MA RISCHIA)

Con il 40,25% dei consensi, Massimo Bitonci prova a ipotecare il ritorno a Palazzo Moroni per la guida di Padova. Va forte, anzi fortissimo, la sua lista civica che viaggia oltre il 24%, svuotando però i partiti di centrodestra come Lega Nord (6,66%) e soprattutto Forza Italia (3,88%). In particolare i berlusconiani nella città del Santo fanno i conti con lo smottamento di consensi dovuto alla rottura interna con l’area moderata, rappresentata dai consiglieri comunali che hanno contribuito alla caduta di Bitonci e sono finiti a sostenere la candidatura dell’imprenditore Sergio Giordani. Sostenuto dal Pd (al 13,60) e da diverse liste civiche, una in particolare pensata per pescare nell’area centrista, l’ex patron del Padova calcio e imprenditore nell’abbigliamento sportivo ha agguantato il 29,32% e tra due settimane sfiderà il salviniano Bitonci al ballottaggio. Ago della bilancia sarà il docente universitario Arturo Lorenzoni, che ha sorpreso tutti mettendosi alla guida di Coalizione Civica (realtà di sinistra che ha pure svolto le primarie per scegliere il suo candidato) e con il 22,70% ha dato parecchio filo da torcere al Pd.

PD FUORI DAI GIOCHI A BELLUNO

La vera e propria dèbacle in Veneto il Pd la registra a Belluno. I falliti tentativi perpetrati dal deputato renziano Roger De Menech di portare a casa l’accordo con il sindaco civico-riformista uscente Jacopo Massaro, hanno condotto alla candidatura di Paolo Bello fermatosi al 10,43%. Al secondo turno se la vedranno così lo stesso Massaro (45,98% e con ottime possibilità di fare il bis) e il candidato del centrodestra civico Paolo Gamba, sostenuto da esponenti di Forza Italia, mentre l’ex vicesindaco e consigliere regionale Franco Gidoni della Lega Nord è arrivato all’11,57%. Insomma, all’ombra delle Dolomiti il nuovo sindaco non avrà casacche di partito, confermando così un trend che in quel di Belluno va per la maggiore negli ultimi anni.

5 STELLE FUORI DAI GIOCHI

Come anticipato da più parti, il Movimento 5 Stelle non ha toccato palla in nessuno dei tre capoluoghi veneti al voto. Partendo dal Nord, a Belluno Stefano Messinese con un misero 3,80% si è piazzato quinto, a Padova Simone Borile ha preso qualcosa in più (5,54%) ma è stato di fatto annientato dall’exploit del civico di sinistra Lorenzoni, mentre a Verona il rugbista Alessandro Gennari ha fatto meglio sfiorando il 10% (9,52%) ma restando ben lontano dai tre candidati forti tutti ben oltre il 20%.

 

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