Vi racconto la grandezza di Zinedine Zidane: giocatore, allenatore e uomo di calcio

Vi racconto la grandezza di Zinedine Zidane: giocatore, allenatore e uomo di calcio

Zinedine Zidane è sempre stato un argomento gigantesco. “Da giocatore metteva insieme tutte le virtù in ordine”. Per questo piaceva molto a Jorge Valdano che lo definì un “elefante (superava gli 80 kg per 1,85 di altezza in piena forma, ndr) col cervello di una ballerina”. Il suo incedere era solo in apparenza lento, ma le sue decisioni erano semplicemente veloci in campo. Era semplicemente intelligente.

Per questo Valdano da Direttore sportivo del Real fece di tutto per portarlo a vestire la camiseda blanca. Lo pagó 150 miliardi di vecchie lire alla Juve. Per questo vide lungo e il Real tornó a vincere la Cappa Campioni (scusate ma per me rimarrà sempre la Coppa dei Campioni) con un gol pazzesco addomesticando un campanile di Roberto Carlos con una sciabolata al volo nel sette della porta del Bayer di Leverkusen nella finale di Glasgow (sempre terra britannica). Era il 2002. Ricchissimo il suo palmares da giocatore. Ma un giocatore, un tecnico, un uomo non si giudica solo dai tituli.
Guardiamo l’argomento Zidane calciatore. Aveva un vasto campo d’azione e con grande abilità era un aiuto ai compagni e il gioco ripartiva sempre dai suoi piedi. Come quando eseguiva le sue veroniche, che ribaltavano il senso del gioco. Era sempre complice e protagonista delle squadre in cui ha giocato. Da giocatore gli esperti giudicavano che gli mancava qualcosa negli ultimi 25 metri: “Segna troppo poco” .

Guardiamo l’argomento Zidane allenatore. In soli due anni, con la doppietta di ieri sera in Coppa dei Campioni ha già un posto nei grandissimi, con Sacchi ultimo a vincerne due di fila di Coppe dei Campioni. È forse semplicemente intelligente anche da allenatore? E poi da allenatore negli ultimi 25 metri ha Cristiano Ronaldo. E lui invece segna tantissimo. Semplicemente Zidane, giocatore, allenatore e uomo di calcio.

ultima modifica: 2017-06-04T10:55:40+00:00 da Gianni Bessi

 

 

 

 

 

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