L'articolo di Emanuele Rossi

Giovedì il presidente americano Donald Trump ha annunciato, come previsto, la decisione di voler ritirare gli Stati Uniti dall’accordo sul clima chiuso due anni fa a Parigi. “Vogliamo un accordo giusto” e per questo “inizieremo un nuovo negoziato”: il punto, secondo la visione di Trump, è che l’intesa internazionale (a cui hanno aderito 195 membri delle Nazioni Unite), danneggia l’economia statunitense perché le richieste di ridurre le emissioni di gas serra (che sono la parte antropica che contribuisce al riscaldamento globale) sono onerose e danneggiano la libertà d’azione delle aziende americane. “Io sono stato eletto per rappresentare i cittadini di Pittsburg, non di Parigi” ha detto Trump in un passaggio del suo lungo annuncio, che riprende in pieno lo spirito nazionalista e anti-globalista.

IL COMMENTO DI OBAMA

Immediate le reazioni. A cominciare da quella di Barack Obama, che considera Parigi 2015 una delle sue più rilevanti eredità lasciate al mondo dalla sua presidenza. L’amministrazione Obama aveva infatti lavorato per portare al tavolo negoziale la Cina, che è la seconda economia del mondo (dopo gli Stati Uniti) e il principale produttore di gas serra (dopo gli Stati Uniti). Obama ha diffuso un commento con un passaggio simbolico e significativo: “Sebbene in mancanza di una leadership americana; sebbene questa amministrazione abbia scelto di unirsi a un piccolo gruppo di nazioni che rifiutano il futuro; io sono confidente che i nostri Stati, le nostre città, i nostri affari, faranno un passo in più per dettare la via, e aiutare a proteggere per le future generazioni l’unico pianeta che abbiamo”.

I REPUBBLICANI CONTENTI

La dimensione tutta politica della scelta l’ha data il capo della maggioranza al Senato Mitch McConnell, tra i pochi leader ad accogliere positivamente la scelta di Trump. McConnell, che in settimana aveva inviato una lettera co-firmata con un’altra ventina di senatori per chiedere al presidente di mantenere le promesse elettorali sul ritiro, ha definito la mossa trumpiana “un altro significante colpo all’assalto dell’amministrazione Obama contro la produzione domestica di energia e il lavoro (americano)”.

L’EUROPA CONTRO

Il presidente francese Emmanuel Macron ha commentato riprendendo il claim elettorale di Trump: “Make our planet great again”. Francia, Germania e Italia hanno già annunciato che non ci saranno nuove negoziazioni sull’accordo: “Noi crediamo che il momento generato a Parigi nel dicembre del 2015 sia irreversibile, e crediamo fermamente che non sia possibile rinegoziare l’accordo, dato che uno strumento vitale per il nostro pianeta, per le nostre società, per le nostre economie”. “L’annuncio di oggi ci ha galvanizzato più che indebolito, e questo vuoto [americano] verrà riempito da una più leadership dal più ampio impegno”, ha commentato il commissario UE per il Clima, Miguel Arias Canete. Venerdì, durante la visita del primo ministro cinese a Bruxelles, è atteso uno statement congiunto di Cina e Europa sulla necessità di implementare Parigi 2015, in replica all’annuncio di Trump. Giovedì, poche ore prima del discorso al Rose Garden, il premier di Pechino era in visita a Berlino, e già lì, insieme alla Cancelliere Angela Merkel avevano stretto su un segnale di conferma dell’accordo climatico. Merkel più tardi ha commentato la decisione di Trump dicendo che la sua mossa climatica non può fermare “tutti quelli di noi che si sentono obbligati a proteggere il pianeta”.

I CINQUE PUNTI SUL RITIRO

Secondo l’analisi della BBC ci sono cinque effetti da tenere sotto controllo: il colpo al mondo, effettivo, perché gli Stati Uniti contribuisco al 15 per cento delle emissioni di anidride carbonica, ma sono anche un grande sostegno per i Paesi più piccoli, in quanto hanno attivato programmi (nell’ambito dell’accordo di Parigi) per aiutarli a sviluppare tecnologie pulite; Trump avrà più difficoltà nel trattare con la Cina, che uno dei grandi temi, profondi, della sua amministrazione, Canete ha detto per esempio che l’Europa stringerà ancora di più la sua collaborazione con Pechino; allo stesso tempo, questa difficoltà americana potrebbe essere sfruttata come un’opportunità dalla Cina; i leader globali potrebbero essere inquieti con Trump e complicare le relazioni, che già soffrono di una generale crisi di credibilità; il carbone non tornerà ad essere una risorsa energetica forte e, quinto, nonostante le promesse di Trump per stringere il consenso tra i lavoratori in difficoltà di un settore ormai obsoleto.

I RISVOLTI

Tom Kludt di CNN Money fa notare uno dei risvolti negativi della mossa di Trump è aver fatto tornare il tema dei cambiamenti climatici come in testa all’interesse della stampa di tutto il mondo e dell’opinione pubblica: ricordiamoci che non c’è stato nessun passaggio sui climate changes durante i tre dibattiti elettorali per le presidenziali. Erik Wemple del Washington Post fa notare inoltre che l’annuncio in sé è stato una vittoria per i corrispondenti dalla Casa Bianca, le cui fonti anonime all’interno dell’amministrazione avevano preannunciato la decisione di Trump giorni fa: uno dei tanti leak usciti in questi mesi dagli insider del potere trumpiano. Tra l’altro, con la scelta Trump ha perso già due consiglieri economici, Elon Musk di Tesla e Bob Iger di Disney.

(Foto: White House)

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