Gli errori madornali sulle banche venete, la montagna di sofferenze che solo da quest’anno inizierà ad abbassarsi e un futuro bancario ancora tutto da scrivere. Questi i temi centrali affrontati nell’ultimo rapporto del Cer, il Centro Europa Ricerche (qui il documento) presentato ieri pomeriggio a Palazzo Altieri, presso gli uffici di Banco-Bpm.

QUANTI ERRORI SULLE POPOLARI VENETE

La prima questione riguarda la gestione della crisi che ha portato alla liquidazione di Popolare di Vicenza e Veneto Banca (ieri è arrivato l’ok dell’Antitrust all’acquisizione da parte di Intesa degli asset sani veneti). Il primo capo di imputazione, scrive il Cer, è che il governo si è mosso troppo tardi. “Da questa vicenda (quelle delle due popolari venete, ndr) si evincono alcune considerazioni. La prima è che i costi della crisi sono sempre più bassi laddove l’intervento è più tempestivo”. E “nel caso delle due banche venete la ricerca di una soluzione attraverso le sole risorse di mercato (l’ingresso del Fondo Atlante, ndr) ha allungato i tempi e favorito la fuga dei depositanti, intimoriti dalle perdite in caso di default”, qualora fosse scattato il bail-in.

EUROPA BEFFATA SULLE VENETE?

“Il paradosso è che la modalità di intervento scelta (lo scorporo delle attività sane da quelle malate, ndr) è parso a moti Paesi come un aggiramento delle regole europee. Perché si è infatti evitato a tutti i costi il bail-in in favore di una soluzione burden-sharing (in caso di dissesto di un istituto bancario, prevede che prima del coinvolgimento di fondi pubblici venisse attuata la riduzione del valore nominale delle azioni e delle obbligazioni subordinate, o la conversione in capitale di queste ultime, ndr) su azionisti e obbligazionisti subordinati”. Per il Cer presieduto da Vladimiro Giacché (nella foto), “aver creato questo precedente offre a questi Paesi il pretesto per rifiutare ufficialmente ogni progresso verso la costituzione del terzo pilastro”.

LO SCENARIO ITALIANO

Fin qui le singole partite industriali. Ma nel complesso, che cosa succederà alle banche italiane? “Il 2016 si è chiuso con una nuova importante perdita di esercizio per le banche italiane, superiore a 19 miliardi di euro. Negli ultimi sei anni, pur considerando i profitti registrati nel 2015, la perdita cumulata registrata dal sistema bancario è stata pari a 71,5 miliardi”. Il peggio però, sembra essere passato. “Anche l’anno in corso si chiuderà con conti in rosso per il sistema bancario della penisola, in pareggio il 2018 e finalmente tornerà a generare profitti nel biennio 2019-2020”, scrivono gli analisti del Cer, precisando come nell’anno trascorso si sia praticamente il fondo: il margine di interesse si è ridotto, gli altri ricavi sono calati, i costi sono cresciuti a causa di spese straordinarie legate ai processi di ristrutturazione e gli accantonamenti sono ritornati su valori record.

IL PROBLEMA SOFFERENZE

Per quanto riguarda il problema “storico” delle banche italiane, le sofferenze, ad oggi a ridosso dei 200 miliardi, lo stock “è previsto in calo già dall’anno in corso, ma sarà ancora oltre i 150 miliardi nel 2020″, afferma il Cer. Ma attenzione a non bollare (ancora) l’Italia come la pecora nera. Perché “la questione dei crediti deteriorati è uno dei problemi irrisolti del sistema bancario europeo”.

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