Non basta saper fare bene il proprio mestiere di governante per essere un Paese competitivo. Prima bisogna mettere ogni tessera del mosaico al suo posto, possibilmente senza metterci troppo. Per questo ieri pomeriggio la Febaf, la federazione delle banche e delle assicurazioni, presieduta da Luigi Abete, ha radunato presso la sede romana esperti, banchieri e rappresentanti del mondo industriale, per porsi una domanda di fondo: come rimettere in piedi un sistema economico di cui la spina dorsale, la piccola e media impresa, è stata letteralmente massacrata da crisi e scelte legislative alquanto discutibili?

RIPARTIRE DALL’IMPRESA (MA COME?)

Primo, secondo Abete,  “l’Italia è considerata ancora come un sistema bancocentrico ma questo non può bastare, servono nuove e diverse possibilità per reperire risorse utili agli investimenti”. Di qui, secondo passo, la necessità di consentire alle imprese italiane, non quelle di dimensioni abnormi, di stare in piedi da sole, ricorrendo per esempio ai nuovi mercati, pronti a credere nel made in Italy. Ed ecco il problema. Come allargare le spalle delle imprese più gracili ma dal buon prodotto? Secondo il numero uno della Febaf infatti le risorse “sono ancora poche” e il vero problema italiano resta quello della “dimensione d’impresa insieme all’esigenza di arricchire sul piano del capitale questo sistema di aziende”.

UN TAVOLO PUBBLICO-PRIVATO

La proposta del presidente Febaf, condivisa anche da un altro convenuto, l’ex direttore generale di Confindustria, Innocenzo Cipolletta, può sembrare quanto di politicamente più corretto: l’apertura di un tavolo. Ma Abete fa sul serio: “Noi lo vogliamo e lo diciamo qui. Dobbiamo aprire un canale di dialogo tra pubblico e privato per trovare soluzioni e relativa cornice normativa per rilanciare finalmente gli investimenti delle imprese italiane”. Quello che vuole fare Abete è coinvolgere associazioni di categoria, aziende e governo, in una sorta di grande concertazione.

LA SPONDA DELLE CASSE

Alla kermesse della Febaf erano presenti anche le casse di previdenza riunite nell’Adepp, rappresentate dal presidente Alberto Oliveti. Le quali si sono premurate di ricordare alla federazione delle banche e delle assicurazioni, che loro sono pronte a fare la loro parte. Come? “Investendo nell’economia reale, come abbiamo sempre fatto per aiutare il sistema economico nazionale”, ha detto Oliveti. Il quale ha poi, e non è la prima volta, sollevato la problematica delle regole certe per investire i denari degli iscritti in tutta sicurezza.

IL PUNTO DI VISTA DEGLI ASSICURATORI

Gli assicuratori hanno invece affrontato la questione della ripresa dal lato dei risparmiatori  proposto l’estensione dei Pir, i Piani individuali di risparmio. Per favorire gli investimenti privati “bisogna proseguire sulla strada della fiscalità e del risparmio. In questo senso, bene i Pir, anche se serve chiarire alcuni aspetti legati alle polizze assicurative”, ha spiegato Dario Focarelli, direttore generale dell’Ania. Il percorso dei Pir “va completato, ma bisogna ragionare sul meccanismo con cui questi soldi poi arrivano all’economia reale ad esempio estendendo lo strumento dei Pir a categorie più giovani che rappresentano di più il mondo della previdenza integrativa”. Sui Pir è intervenuto anche il presidente di Assogestioni, Tommaso Corcos, per il quale per agevolare lo sviluppo dei Pir, “i nuovi strumenti per il risparmio individuale che stanno avendo un successo inaspettato, serve una semplificazione dei prospetti finanziari e serve quindi il coinvolgimento della Consob”.

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