L'articolo di Emanuele Rossi

Giovedì la Casa Bianca ha ufficializzato l’incontro tra Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin: avverrà ad Amburgo, in Germania, a latere del summit del G20 che si svolgerà il 7 e l’8 luglio.

Non è chiaro al momento di cosa parleranno, e ovviamente i giornalisti americani hanno già chiesto allo staff di Trump se verrà affrontato l’argomento Russiagate, ossia le interferenze russe durante la campagna elettorale americana, che ormai le intelligence statunitensi hanno appurato, provato, tracciato fino ai vertici del Cremlino dove siede Putin. (L’inchiesta si occupa anche di verificare eventuali collusioni tra gli uomini di Trump e l’operazione russa, questione sempre ridicolizzata dall’attuale presidente, oggetto di scherno da Mosca, e dunque lontana dalle cose sul tavolo durante il meeting).

Gli argomenti caldi sono tanti per quello che è l’incontro più atteso fin dall’inizio della presidenza Trump. Questioni specifiche come la crisi siriana, larghe come i rapporti tra potenze globali: il capo del Consiglio di Sicurezza nazionale, HR McMaster, ha già detto che l’agenda della chiacchierata non è ancora sta “finalizzata”. I collaboratori di Trump stanno lavorando intensamente per preparare al meglio ogni dettaglio dell’incontro.

C’è un precedente ansiogeno: quando Trump incontrò per la prima volta alti rappresentati del governo russo (l’ambasciatore negli Stati Uniti e il ministro degli Esteri), durante la riunione a porte chiuse nello Studio Ovale (dalla quale furono esclusi i giornalisti americani, ma fu ammesso con l’inganno russo un fotoreporter dell’agenzia a controllo statale Tass che diffuse immediatamente le foto), rivelò ai due ospiti un segreto di intelligence altamente classificato sulle attività terroristiche dello Stato islamico; e ci mise di mezzo anche Israele, alleato che aveva raccolto e passato a Washington quelle informazioni.

Per evitare il ripetersi di certi scivoloni imbarazzanti, lo staff di Trump sta pensando di far presenziare all’incontro un alto numero di collaboratori. Il presidente, si sa, è un tipo eclettico e poco rodato ai vertici di alta politica. Giovedì Henry Kissinger, che informalmente ha messo la sua esperienza al servizio del presidente, era a Mosca: è stato ricevuto dal Cremlino (aperitivo all’incontro tedesco?), anche se il motivo ufficiale della sua visita era il Primakov Readings, un forum annuale di esperti, diplomatici e politici.

Heather Conley, ex assistente del dipartimento di Stato con l’amministrazione Bush figlio, ha fatto notare alla Reuters che, al di là dei contenuti, tutto il mondo avrà gli occhi puntati sul linguaggio del corpo dei due leader. Ogni sorriso, ogni sguardo, sarà sulle prime pagine dei più importanti giornali del mondo.

Oggetto di analisi sarà anche la famosa stretta di mano machista con cui Trump prima scuote e poi tira a sé i suoi interlocutori: questa settimana, dopo il braccio di ferro del francese Emmanuel Macron, il premier indiano Nerendra Modi ha trovato un altro modo per uscirne, abbracciando Trump; il presidente americano non se lo aspettava, e la sua reazione (da germofobo qual è) ha fatto il giro del mondo. Come sarà il saluto con Putin?

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