Tra tutti gli scenari potenziali, a nessuno era venuto in mente un tandem tra la storica leader radicale Emma Bonino e il tecnico (sempre più politico?) Carlo Calenda. L’intuizione è stata di Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri e primo promotore di Forza Europa, che con Bonino ha condiviso l’esperienza radicale e con Calenda la breve parentesi montiana e gli anni di governo Renzi e Gentiloni.

Dal palco della manifestazione europeista di sabato scorso, con Bonino, Calenda e gli altri relatori al suo fianco, Della Vedova ha promesso che “Forza Europa dirà la sua alle elezioni”. In che modo e forma, però, ancora non è chiaro. C’è chi parla di una lista competitiva ma non avversaria del Pd, chi ricorda che al momento la legge elettorale per la Camera non prevede coalizioni. Di certo, non ci sarà contrapposizione con Matteo Renzi, anche se di recente le diversità di vedute fra Renzi e Calenda non sono state poche.

Nel suo intervento, il ministro dello Sviluppo economico non ha certo parlato di liste e impegni elettorali, concentrandosi su politica industriale, innovazione, futuro dell’export italiano. Ha sottolineato la necessità che la politica italiana non ceda alla demagogia anti-scientista (“Più che il Fiscal Compact, mi preoccupano i no-vax”). La sensazione però è che – come Giuliano Pisapia a sinistra con il suo Insieme – le mosse di Calenda stiano soprattutto segnalando la necessità di superare la stagione dell’autosufficienza del Pd e della leadership di Renzi. E la formula smart e leggera di Forza Europa gli è parsa l’occasione ideale per farlo.

Tra la sua competenza tecnica e il carisma di Emma Bonino c’è una buona alchimia. In sala, ad applaudirlo, c’era un pubblico variegato e molto diverso dalle riunioni confindustriali. I fazzoletti tricolori della Fim-Cisl guidati dalla nuova stella del sindacalismo riformista Marco Bentivogli (qui e qui alcuni estratti significativi del suo ultimo libro), i radicali di Riccardo Magi e Marco Cappato, amministratori locali e liste civiche e tanti giovani, come gli attivisti del “Comitato Ventotene”, una rete di ventenni militanti del web resi famosi qualche mese fa da una polemica aperta da Matteo Salvini contro di loro. In un corteo i ragazzi inneggiavano provocatoriamente alla legge Fornero e a Mario Draghi, il leader della Lega li accusò di avere qualche problema mentale. “Noi pagati dai poteri forti? Ma se non avevamo nemmeno i soldi per il biglietto del treno di oggi”, diceva uno di loro, napoletano. “Piercamillo Falasca ha noleggiato un piccolo pulmino per 15 persone da Napoli a Roma e allora siamo potuti venire. Calenda ci ha chiesto se organizziamo i viaggi per l’isola di Ventotene”.

Dopo l’iniziativa di sabato 29 luglio, Forza Europa sembra oggi – secondo gli intendimenti degli ex montiani – la piattaforma più adeguata per dare forma e sostanza alla “sezione italiana dell’Alde”, di cui qualche settimana fa si è parlato a Bruxelles in una riunione convocata da Guy Verhofstadt (presenti lo stesso Della Vedova, i rappresentanti di Radicali Italiani ed Enrico Zanetti di Scelta Civica, corteggiato ora da Forza Italia, qui le indiscrezioni). Manca un leader, si diceva all’epoca. E se ora l’avessero trovato?

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