La manifestazione che in Virginia, a Charlottesville, ha procurato la morte di una giovane donna a causa un car-ramming terroristico per mano di un neo-nazista, aveva una ragione profonda almeno due anni: da tanto i movimenti suprematisti bianchi hanno fatto propria la battaglia culturale contro chi vuole rimuovere alcuni simboli che ricordano le fasi storiche della guerra civile americana, lato confederati. Ma non solo. Prossimo obiettivo di questa tendenza, che dopo i fatti di due settimane fa ha inserito la marcia più alta – accentuati anche dalla polemica politica intorno alle strambe posizioni prese dal presidente Donald Trump –, potrebbero essere le varie statue di Cristoforo Colombo che si trovano negli Stati Uniti.

UN’AZIONE NAZIONALE

Il motivo dell’avversione alle effigi dell’uomo delle Caravelle è il suo ruolo da conquistatore, che avrebbe riservato trattamenti pessimi ai nativi americani. Nei giorni scorsi una statua di fine Settecento di Colombo è stata presa a martellate a Baltimora, in Maryland, per esempio. A guidare questo genere di proteste sono frange di sinistra estrema (a cui si uniscono i più facinorosi del movimento Black Power), quelle a cui il presidente Trump si riferiva quando nel caso di Charlottesville parlava di violenza “from both sides“, da entrambi i lati; in realtà le azioni aggressive in Virginia erano, almeno in quel caso, opera dei neo-nazi, iniziate la sera prima, e proprio per questo i manifestanti anti-nazisti s’erano riuniti. Ancora per contestualizzare: a Detroit una statua del conquistatore genovese è finita sotto un telo nero, a lutto; a Houston un’altra l’hanno schizzata con la vernice rosso sangue (“lutto” e “sangue” sono ovvi riferimenti al trattamento che i conquistatori hanno riservato ai nativi).

SAN JOSE, PER CAPIRE

Andrea Marinelli, che per il Corriere della Sera si occupa delle dinamiche interne alla società americana, ricorda che già nel 2001, a San Jose (nella progressista California), un uomo fu fermato mentre con un martello voleva distruggere una statua di Colombo. Il tipo, un trentunenne impiegato del municipio, scese dal suo ufficio con un martello nuovo di zecca: urlava “assassino” nella hall dell’edificio dove si trova ancora la statua, la gente si spaventò pensando a un attacco terroristico, la polizia arrivò immediatamente e arrestò il vandalo. Al piano terra di del twon-hall di San Jose c’è ancora il simulacro del conquistatore (una martellata gli aveva staccato un braccio, ma è stato sistemato con i soldi del vandalo, che pagò 66mila dollari per i danni), ma ora i San Jose Brown Berets hanno ufficialmente portato la richiesta di rimozione fino al consiglio municipale. La loro petizione ha raccolto oltre 1500 firme: sarà pure la storia americana, spiega un uomo del comitato per la rimozione al Mercury News, ma “parte di quella storia è stata scritta col sangue del nostro popolo”.

IL COMMENTO DEL CORSERA

Scrive oggi Antonio Carioti del Corriere della Sera: “colpisce che si arrivi a voler cancellare i monumenti a Cristoforo Colombo per via delle sofferenze subite dai nativi americani: ben oltre meriti e demeriti del navigatore genovese, significherebbe delegittimare l’intera opera europea di esplorazione e trasmigrazione nel Nuovo Mondo, da cui sono scaturiti tutti gli Stati oggi esistenti dallo stretto di Bering a Capo Horn, proprio mentre si afferma invece che la spinta a spostarsi sul globo è una tendenza naturale degli esseri umani”.

NEW YORK, IL SIMBOLO

Il tenore è questo: Oberlin, paesotto di ottomila persone perso nel cuore dell’Ohio (dove la capitale statale si chiama Columbus), è arrivato alle cronache mondiali perché il consiglio comunale cittadino ha deciso di abolire la festa nazionale del Columbus Day sostituendolo con l’Indigenous People Day. Pure l’obelisco con la statua di Colombo al Columbus Circle di New York è in predicato di essere rimosso: il sindaco, il democratico italo-americano Bill de Blasio che corre per la rielezione a novembre, anni fa disse che il conquistatore poteva essere visto come “una figura controversa” e la sua amministrazione ha imposto la revisione di quelli che possono essere considerati “simboli d’odio” da valutare dopo i fatti di Charlottesville. Giovedì c’è stata una manifestazione degli italo-americani newyorkesi che si sono schierati contro la rimozione della statua: al di là del personaggio in sé, difficile da valutare con gli standard dei diritti attuali visto che visse 700 anni fa, quello al Circle è il simbolo dell’impegno che gli immigrati italiani hanno messo nel costruire New York, dicono gli italiani della Grande Mela. “Lasciate da parte il politically correct, ci sta uccidendo. Lasciate in pace quelle statue”, ha detto il comico Joe Piscopo, supporter di Trump che mesi fa sembrava volersi candidare a governatore del New Jersey (combattere il politicamente corretto è da anni uno dei pallini repubblicani che vela varie visioni).

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