Con una piccola forzatura potremmo chiamarli “i consigli di Bersani e Visco a Padoan e Gentiloni”. Sono 28 proposte di riforme, principalmente fiscali ma non solo, che il Nens, il centro studi fondato dagli ex ministri, ha presentato ieri alla Camera, alla presenza di Romano Prodi, Laura Boldrini e, appunto, l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco. Colpo di scena – ma non troppo – fra i 28 c’è anche il “reddito minimo dignitoso”, che evoca non troppo da lontano il “reddito di cittadinanza” grillino.

LE PREMESSE

Il titolo del documento, scritto da Maurizio Franzini, Elena Granaglia, Ruggero Paladini, Andrea Pezzoli, Michele Raitano e Vincenzo Visco, è “Contro la disuguaglianza, un manifesto”. La premessa è che “negli ultimi 30 anni si è verificato un enorme spostamento di reddito dai salari ai profitti e alle rendite (un tempo si sarebbe detto dal lavoro al capitale), intorno ai 15 punti di Pil”. L’obiettivo del documento è proporre rimedi per “creare una società più dinamica, più mobile e più giusta”. “Alcune delle politiche – scrivono gli autori – potrebbero essere adottate subito, altre richiedono i superare molte difficoltà. Alcune possono essere introdotte a livello nazionale, per altre sono necessarie soluzioni sovranazionali”.

LE PROPOSTE SULLA POLITICA NAZIONALE

L’impianto keynesiano del Manifesto traspare bene dalle proposte per l’Italia. Una di queste è “ridare centralità alle politiche pubbliche di promozione dell’occupazione, con investimenti sulle infrastrutture” che, a detta degli autori “sarebbero in grado di autofinanziarsi”. Analogamente, si punta a potenziare i servizi pubblici e il ruolo del sindacato “con una legge che ne riconosca il ruolo fondamentale”.
Il Nens lancia anche la sua idea di riforma del finanziamento alla politica. Qui il suggerimento è “limitare il finanziamento privato”, per non consentire solo ai ricchi di far politica, e “sottoporre quello pubblico a controlli stringenti della Corte dei Conti”.

LA POLITICA FISCALE

L’ipotesi di una web tax piace molto e Visco la considera un buono strumento per limitare gli effetti negativi del cambiamento tecnologico, in particolare della sharing economy, visti per esempio nei casi di Airbnb e Uber, che hanno fatto insorgere albergatori e tassisti. Il Nens vuole “rimuovere i vincoli per chi opera in questi settori senza inutilmente appesantire le regole per i nuovi entranti”. Per costoro andrebbero eliminati “ingiustificati vantaggi fiscali” e la possibilità che “la flessibilità dei loro modelli di business si trasformi in condizioni di lavoro inaccettabili”.
Per quanto riguarda l’Irpef, si punta sulla moltiplicazione delle aliquote con molti scaglioni, in modo da tassare maggiormente i redditi più elevati. Un’altra proposta è “introdurre una imposta personale progressiva sul patrimonio complessivo (mobiliare ed immobiliare) con una franchigia in grado di escludere i patrimoni di minore consistenza, e con aliquote basse, non superiori all’1%, riducendo contestualmente le imposte sui redditi”.
Sempre al fine di promuovere la redistribuzione della ricchezza, si suggerisce la riforma delle imposte di successione “prevendendo l’esenzione dei piccoli patrimoni familiari (fino a un milione di euro) e aumentando le aliquote sugli altri, ma soprattutto fornendo consistenti incentivi alla distribuzione dei patrimoni trasmessi in eredità anche fuori della cerchia familiare”. Inoltre, “nella base imponibile andrebbe incluso il valore di mercato delle partecipazioni in imprese non quotate”.
Considerato lo sviluppo dei robot – che consente alle imprese di guadagnare abbattendo i costi di personale, e fa crollare di pari passo il gettito fiscale dei lavoratori – il Manifesto suggerisce non direttamente di tassare la tecnologia, ma di “tenere conto degli effetti che produce sulla distribuzione del reddito”. L’idea è sostituire i contributi sociali con un prelievo sull’intero valore aggiunto dell’impresa, “in questo modo il costo del lavoro si ridurrebbe drasticamente”.
In materia ambientale, si suggerisce poi una green tax sulle emissioni inquinanti.

IL WELFARE

Sul fronte welfare, il Manifesto promuove un sistema di assegni familiari tassabili e un “investimento serio” sugli asili nido.
Spicca inoltre la proposta di “un reddito minimo dignitoso a tutti, sia attraverso le politiche di crescita inclusiva che di redistribuzione”. Una misura che sembra somigliare al reddito di cittadinanza grillino. “Troppo spesso la tendenza è chiedere qualcosa in cambio, quasi come se le condizioni di povertà fossero sempre e comunque frutto di un’irresponsabilità individuale, da punire” si legge nel Manifesto del Nens. “Le politiche circoscritte ai poveri si prestano a diverse carenze, da buchi nella copertura a guerra fra poveri”, mentre “il reddito minimo deve avere una funzione residuale, di ultima istanza, per rimediare a quanto non assicurato dalla crescita inclusiva dei trasferimenti”.

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