L'articolo di Lorenza Formicola

A qualche giorno di distanza dal voto tedesco le cose non si sono fatte più chiare. La Merkel ha perso voti, però ha vinto; i socialisti stanno celebrando il loro funerale – con estremo ritardo, non sintonizzati come sono con la storia, così come la loro agenda politica; la destra anti islamizzazione, anti euro e anti immigrazione ha raccolto l’ennesimo risultato di successo; l’Europa ha preso l’ennesima ammaccatura e il centro è accerchiato. Il Telegraph ha fatto presto a titolare, “Adesso Merkel sa come si sente May“. Ma no, che non lo sa. Anche perché non è sul numero di seggi in parlamento che va messo il vero accento politico: l’unico statista su cui l’Europa poteva contare ha subito una scudisciata, e un po’ tutti non hanno il coraggio di ammetterlo temendo chissà quale destino infame per l’Ue.

Da Londra hanno guardato al voto tedesco con un certo distacco, lo stesso che la Merkel e compagni hanno riservato alla May in questi mesi di negoziati. Ma sapevano bene per chi tifare. Dal Guardian al Daily Mail pochissime pagine sono state dedicate alle elezioni nazionali in Germania. Il risultato dell’Afd ha fatto sentire i brexiters ancor meno un caso isolato, e in casa Ukip – in qualche modo l’omologo inglese – hanno stappato ancora una bottiglia di brandy. La Gran Bretagna con il referendum dell’anno scorso ha chiesto un freno all’immigrazione selvaggia e maggiore indipendenza da Bruxelles, esattamente quello che il partito fondato da Bernd Lucke ha chiesto a gran voce nella sua prima campagna elettorale nazionale (in più chiedono un argine all’islamizzazione della Germania). A Berlino come a Londra il popolo ha dato il suo scappellotto alla Ue. I furbi rilanciano, “sì ma l’Afd non ha vinto”. Ma cosa si poteva sperare di più da un partito nato nel 2013 e che non ha mai governato?

Molto più semplicemente il segnale è arrivato e più forte di come si pronosticasse. Quella che il mondo ha celebrato come ‘la cancelliera del clima’, ‘la salvatrice dell’Europa’, ‘la donna più potente del globo’ è stata quasi licenziata e con lei l’europeismo. Gli inglesi hanno visto le elezioni nazionali di domenica in Germania come punto di partenza per un rinnovato dibattito sugli effetti collaterali di una Ue che non è amica degli europei. E adesso tocca evitare crisi future, come sperano al Guardian. E’ per questo che, allo stesso tempo, la Brexit, quando i risultati del voto tedesco sono stati ufficializzati restituendo una indebolita Angela Merkel, non è più in cima all’agenda di Bruxelles. Il cuore economico dell’Europa è in subbuglio, è questa la nuova priorità politica e l’Ue guarderà con meno morbosità alla faccenda ‘uscita dall’Unione e dal mercato libero‘.

Gli analisti attenti, e intellettualmente onesti, sapevano che il voto tedesco non sarebbe stata un passeggiata. A sfogliare gli editoriali dei più importanti quotidiani del mondo si fa un utile esercizio di stretching tra la stampa incline al commento di pancia e quella dedita a fotografare, piuttosto, il momento storico. Il Die Tageszeitung, il quotidiano berlinese, ha messo in prima pagina, all’indomani del voto, il parlamento tedesco colpito un fulmine. Ma che l’Afd sarebbe diventata la terza più grande forza politica del Paese se lo immaginavano al Times, che, infatti, ha titolato, “eclissi Merkel, c’è la ripresa della destra”.

Tra previsioni del tempo e astronomia, un quarto mandato liscio come l’olio non se lo aspettava, in verità, neanche la stessa Merkel che, per non inasprire gli animi di un elettorato già scontento, ha evitato per tutta la lunghissima campagna elettorale di menzionare mai la Gran Bretagna e le sue ostilità alla Ue. E, addirittura, qualche settimana prima che i tedeschi si recassero alle urne, è stato Farage, come ha riportato Bloomberg, a chiedere alla cancelliera più famosa del mondo di almeno sfiorare l’argomento. Accusandola di star dimostrando solo di “temerlo dannatamente”.

Un atteggiamento, quello tedesco, che non ha fatto che lusingare gli inglesi tenendoli, così, in una posizione quanto mai privilegiata: come se nessuno volesse osare metterli in discussione. L’Afd, inoltre, adesso che avrà voce in capitolo nel Bundestag potrà essere alleata della May nel tiro alla fune a Bruxelles. Almeno è quanto, in un certo senso, si aspettano in Gran Bretagna. In occasione di un evento elettorale, Beatrix von Storch, membro del Parlamento europeo dell’Afd, si era già dimostrata estremamente consapevole, del fatto che, “molti posti di lavoro dipendono da un buon accordo di libero scambio con il Regno Unito”.

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