Che cosa dicono le prime stime e le prime previsioni dopo l'approvazione della nuova legge elettorale

E’ il Rosatellum 2.0. Chi applaude e chi fischia, chi sorride e chi mugugna, chi stringe alleanze e chi arringa la piazza. “Una buona legge elettorale è quella che scontenta tutti i partiti alla stessa maniera”, ha detto il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta. Montecitorio ha approvato il nuovo sistema elettorale, su cui il governo di Paolo Gentiloni ha posto la fiducia, con 375 voti favorevoli e 215 contrari. Lo scorso giovedì, l’aula non ha riservato sorprese: a parte una quarantina di franchi tiratori, Pd, Forza Italia, Lega Nord e Alternativa popolare, compatti, si sono espressi a favore della legge che porta il nome del capogruppo dei dem alla Camera, Ettore Rosato. M5s, Mdp e Fratelli d’Italia, invece, hanno votato contro. In attesa dell’esame del Senato, sondaggisti, analisti e gli stessi partiti hanno iniziato a delineare i possibili scenari e la composizione del nuovo parlamento in caso di via libera definitivo da parte di Palazzo Madama. Tutti s’interrogano su un punto centrale: chi favorisce e chi penalizza il Rosatellum?

CHI FESTEGGIA

La nuova legge elettorale prevede un terzo di collegi uninominali e due terzi di seggi attribuiti con riparto proporzionale, soglia si sbarramento al 3% e listini corti bloccati. Ipsos, in una simulazione pubblicata dal Corriere della Sera, ha messo a confronto i risultati delle due Camere con la legge elettorale in vigore, l’Italicum corretto dalla Consulta, e col Rosatellum. Sorpresa: con la nuova elegge elettorale, il M5s, che l’osteggia dentro e fuori dall’aula, sarebbe il primo partito alla Camera con 178 seggi, di cui 70 conquistati col maggioritario. Per quanto riguarda il Pd, Ipsos ha ipotizzato una possibile alleanza con Ap, come è accaduto per le regionali della Sicilia in programma il 5 novembre. I dem, insieme con lo schieramento di Angelino Alfano, acquisirebbero 174 seggi: col proporzionale 105 andrebbero al Partito democratico e 11 al partito del ministro degli Esteri. Nei collegi, Pd e Ap ne prenderebbero altri 58. La coalizione più forte sarebbe quella di centrodestra composta da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, ammesso che Giorgia Meloni, contraria al Rosatellum, rientri nei ranghi. In tutto, Fi, il Carroccio e Fdi arriverebbero a 238 seggi. Col proporzionale, il partito di Silvio Berlusconi ne prenderebbe 60, quello di Matteo Salvini 59 e Fdi 16. A questi andrebbero aggiunti 103 seggi maturati grazie ai candidati dei tre partiti nei collegi. Resterebbero 23 seggi per Mdp, Sinistra italiana e Possibile e 4 che sarebbero distribuiti tra le altre forze politiche. In questo caso, a fare festa sarebbe il centrodestra, prima forza politica.

CHI BORBOTTA

Anche le eventuali alleanze, però, non permetterebbero di arrivare a una soglia minima di maggioranza, fissata a 316 seggi. Non ci riuscirebbe il centrodestra, fermo a 238. Niente fa da fare per il centrosinistra che, con un eventuale asse composto da Pd, Ap e Mdp, non supererebbe i 197 seggi. Lontane anche le possibili larghe intese, ovvero Pd, Fi e Ap, ferme a 278 seggi, 8 in meno rispetto all’Italiacum corretto, con cui ne avrebbero 286. Altra sorpresa: l’alleanza più vicina alla maggioranza sarebbe quella composta da Lega, M5s e Fratelli d’Italia, che raggiungerebbe 310 seggi, a un passo dalla quota necessaria a dare la fiducia a un esecutivo. Ma l’ipotesi di vederli insieme, anche alla luce delle ultime polemiche sul Rosatellum, è piuttosto remota. I principali detrattori della nuova legge elettorale sono proprio i grillini. Oltre al divieto di voto disgiunto, che penalizza il M5s, il Rosatellum premia le coalizioni. E gli uomini di Beppe Grillo, per l’etica del movimento, non sono mai scesi a compromessi con altri partiti. Anche per Pier Luigi Bersani, per conto di Mdp, ha parlato di “metodi vergognosi” per l’approvazione del Rosatellum. “Democrazia finta” è stato, invece, il giudizio di Meloni. Che, insieme al M5s e a Mdp, forma il fronte degli scontenti della nuova legge elettorale.

GLI ALTRI SONDAGGI

Il docente di diritto pubblico comparato, Paolo Armaroli, ha commentato gli ultimi dati di Doxa su Formiche.net. “Si tratta di una legge che definirei ad personas, e cioè fatta a principale beneficio del Pd e di Forza Italia”, ha spiegato. “E, allo stesso tempo, contra personam, visto che danneggia soprattutto il Movimento 5 stelle”. Per il presidente di Tecnè e direttore di T-Mag, Carlo Buttaroni, intervistato da Sussidiario.net, “in un Paese come il nostro, dove c’è una tripolarizzazione forte, non esiste un sistema elettorale che garantisca una maggioranza di governo se non c’è il secondo turno. Il centrodestra appare la coalizione più probabile nonostante le tensioni ancora esistenti, ma ricordiamoci che nel 1994 fu quasi impossibile arrivare a un accordo e la litigiosità durò anche in campagna elettorale. Oggi il centrodestra unito vale più del Pd”. Nel dettaglio, “quasi il 30%, mentre il Pd, nelle nostre ultime rilevazioni, è sceso al 26%, coi cinquestelle poco sotto, mezzo punto circa di differenza”. Per quanto riguarda il centrosinistra, “le tensioni fra la sinistra e il Pd sembrano difficilmente sanabili nei prossimi mesi. L’unica coalizione possibile”, ha proseguito Buttaroni, “al momento sembra quella tra il Pd e Alfano”. In questo caso, i dem s’attesterebbero al 26%, con Ap al 2,5% . Secondo i dati di Tecnè, Mdp vale “un 3,5 scarso e Sinistra italiana un 2,5%”. Il Campo progressista di Giuliano Pisapia, invece, “l’abbiamo sempre dato intorno all1%: qualche volta lo 0,8, qualche volta l’1,2”. L’agenzia Agi ha analizzato aumenti e cali di consensi nella settimana della discussione sul Rosatellum alla Camera. “In testa c’è stato un nuovo cambio al vertice: il Partito Democratico (27,8%) guadagna lo 0,7% e sorpassa il Movimento 5 stelle che, invece, arretra leggermente (di soli due decimali) a quota 27,2%”, si legge nel sondaggio. “Il centrodestra rimane piuttosto tonico, ma rispetto a un mese fa non si registrano progressi. Anzi: se la Lega Nord rimane esattamente sullo stesso valore (14,8%), Forza Italia arretra impercettibilmente e Fratelli d’Italia perde due decimali”. In calo Mdp, che “dopo aver toccato punte del 4% (soglia oltre la quale non si può parlare certo di partitino, per citare proprio la recente uscite polemica di Pisapia) il trend mostra un calo costante che, a oggi, s’è fermato poco sopra la soglia del 3%”. Una percentuale rischiosa: 3% è lo sbarramento del Rosatellum 2.0.

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