Il post del blogger di Formiche.net, Stefano Biasioli

Il decreto Poletti in materia di perequazione delle pensioni è pienamente legittimo. Lo ha deciso la Corte costituzionale che ha respinto le questioni di legittimità sollevate da numerosi tribunali e sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti sul decreto Poletti, che il governo Renzi varò dopo la sentenza con cui la Consulta aveva bocciato, nell’aprile 2015, la norma Fornero che aveva bloccato per gli anni 2012-2013 la perequazione automatica delle pensioni con importo mensile di tre volte superiore al minimo Inps (circa 1.450 euro lordi). Questa la notizia di poco fa.

La notizia merita un approfondimento e un commento.

Martedì 24 ottobre la Corte Costituzionale ha iniziato la discussione sulle migliaia di ricorsi relativi alla pluriennale mancata rivalutazione delle pensioni, come frutto delle scelte degli ultimi 4 governi (Monti, Letta, Renzi e Gentiloni).

Il problema è scottante, perché una decina di Corti dei Conti Regionali ed alcuni Tribunali civili hanno rinviato il problema alla Consulta. Nel silenzio generale martedì 24/10 la Consulta ha “dato l’avvio alle danze”.

È toccato a Silvana Sciarra (nella foto), fare il riassunto delle puntate precedenti. Poi gli avvocati dei ricorrenti hanno ripetutamente citato le numerose sentenze della Corte sullo stesso tema (2012-2015-2016…) e la natura tributaria dei tagli pensionistici per le pensioni superiori a 2000 euro lordi al mese.
Hanno ricordato come la Legge Renzi (settembre 2015) abbia disapplicato la sentenza 70/2015 della Consulta. Hanno ribadito che non può essere considerata ricca una pensione da 6 ad 8 volte il minimo Inps e che i “… pensionati italiani non possono essere i soli cittadini ad essere chiamati a salvare il bilancio statale…”.

L’Avvocatessa dell’Inps ha – come negli anni precedenti – sacralmente affermato che l’Inps ha rispettato le sentenze della Consulta e ha ricordato i danni provocati dalla scelta delle “pensioni baby” (ndr??!!). L’Avvocato dello Stato ha detto ai membri della Consulta ricordando alla stessa che un suo (“della Consulta”) parere positivo a favore dei ricorrenti avrebbe prodotto un buco nel bilancio statale valutabile dai 15 ai 30 miliardi di euro, con sforamento del limite europeo del debito pubblico italiano (il famoso 3%/Pil).
Nihil sub sole novi.

Chi scrive e l’intero gruppo dei pensionati raccolti nei Leonida, nel Forum pensionati e nella Federspev l’aveva ampiamente previsto.
Si tratta dei soliti argomenti che hanno costretto i pensionati pubblici Inps ad essere il bancomat dei debiti pubblici, Inps e non Inps. Nessuna certezza di ottenere, una buona volta, ragione dalla Corte Costituzionale. Oggi come ieri e come l’altro ieri.

Se il buon giorno si vede dal mattino, questo mattino era pieno di pesanti, cupe e nerastre nubi. Con tuoni e fulmini, all’orizzonte pensionistico.

E oggi

No. Questa volta siamo veramente curiosi di leggere e meditare le motivazioni di una nuova sentenza negativa. Come giustificheranno, questa volta, giudici costituzionali l’ennesimo e pluriennale esproprio pensionistico?

Da un lato, si salvano i vitalizi e si mantiene alta l’evasione fiscale, dall’altro si trasforma il pensionato in “bancomat sociale” nella prospettiva di un comunismo pensionistico. Prossimo-venturo. Il tutto, nel silenzio più assoluto di tutti i partiti. Tutti zitti. Tranne Boeri: “Pensionati Europei…venite in Italia…!”, esclama ed invoca Boeri. Già, ma con che faccia il professore bocconiano invita i pensionati del Nord Europa a vivere in Italia? Per taglieggiare anche loro, come fa con quelli italici?

Condividi tramite