L'articolo (in aggiornamento) a cura di Emanuele Rossi

Un uomo ha sparato contro il pubblico di un concerto a Las Vegas. Il bilancio ancora provvisorio della sparatoria sulla Strip, la via più famosa della città del Nevada, è di almeno cinquantotto morti, con 406 feriti, molti ricoverati in ospedale (alcuni sono in gravi condizioni).

Tutto è avvenuto intorno alle 22,30 ora locale, vicino al casinò-hotel di Mandalay Bay, mentre era in corso un concerto all’aperto di musica country (cantava Jason Aldean, nell’abito del Route 91 Harvest festival).

Diversi tra i presenti hanno condiviso video sui social media, in cui si vedono persone accasciarsi a terra, altre fuggire. Per quanto noto, i colpi sono stati sparati da un unico punto di fuoco, al 32esimo piano del Mandalay Bay Hotel: il pubblico si trovava in uno spazio sottostante all’albergo. L’assalitore, che la polizia dice di aver trovato già morto al momento del blitz nella stanza d’albergo (zeppa di armi e munizioni) da cui ha sparato, era un uomo di Las Vegas di nome Stephen Paddock. Americano di Mesquite, una città di 20 mila abitanti a circa cinquanta chilometri da Las Vegas, probabilmente si è suicidato dopo il gesto. Una donna di origine asiatica, Marilou Danleyera ricercata perché sua compagna di stanza secondo il check-in dell’albergo: l’ha polizia l’ha rintracciata, catturata e interrogata, ma pare che non sia coinvolta.

Nei video si sentono diversi spari, e i testimoni inizialmente sostenevano che provenissero da più parti, ma la polizia ha detto che c’è stato un solo assalitore (in questo genere di situazioni è comune avere percezioni diffuse, anche se gli spari provengono tutti dallo stesso posto).

Per quanto comprensibile dalle registrazioni dei testimoni, ci sono state almeno due raffiche di armi automatiche, durate diversi secondi.

Un lancio della sedicente agenzia stampa Amaq News, organo di propaganda integrato nel sistema media del Califfato, ha rivendicato l’attentato terroristico in cui nella serata di domenica sono state uccise almeno 50 persone (oltre 400 i feriti) a Las Vegas. Amaq annuncia che l’attentatore, che le autorità hanno individuato in un sessantaquattrenne residente a Mesquite, pochi chilometri fuori LV – uccisosi appena dopo il gesto – era “un soldato dello Stato islamico” che ha agito in risposta alla chiamata di “colpire  gli stati membri della Coalizione”. È la formula classica con cui sono stati rivendicati decine di attentati, e fa riferimento alla Coalizione internazionale a guida americana che conduce la battaglia campale contro l’organizzazione di Abu Bakr al Baghdadi tra Siria e Iraq. (Qui l’articolo di Formiche.net sulla rivendicazione dell’IS)

Da quanto comunicato dalla polizia, non sono comunque definite le ragioni che hanno mosso Paddock. Nella camera d’albergo da cui ha compiuto la strage non sono stati ritrovati elementi decisivi. Lo sceriffo della Las Vegas Metropolitan Police Department, Joseph Lombardo, in conferenza stampa aveva definito l’aggressore “un lupo solitario”. È un’espressione che per certi versi è considerata tecnicamente superata: infatti da diverso tempo, da quando gli attentati islamisti in Occidente sono condotti esclusivamente dallo Stato islamico, il concetto di attentatore singolo che si mette in proprio senza nessun genere di connessione con la base centrale dell’organizzazione (il lupo solitario, appunto) è venuto relativamente meno, perché l’IS ha una strutturazione talmente radicata che in pratica chiunque colpisce o è ispirato a colpire ha avuto contatti, fisici o virtuali, con qualcuno dei reclutatori baghdadisti sparsi per il mondo. L’evocazione al lupo solitario fa pensare comunque a un certo genere di matrice, ma per quanto detto finora dalla polizia, prima della rivendicazione dell’IS, l’uomo ucciso e ritenuto responsabile non aveva collegamenti con gruppi islamisti.

(Pezzo aggiornato alle 15:05)

Condividi tramite