Il commento dell'economista Giorgio La Malfa

Questa settimana in Borsa i titoli delle maggiori banche italiane hanno avuto una flessione molto forte. Se non è stato un tracollo poco ci è mancato. Che cosa è successo in Borsa ai titoli delle maggiori in banche? Non è la crisi della Catalogna, che ha pesato su tutti i listini azionari. Qui da noi le perdite sono state l’effetto di un progetto che il Consiglio di Sorveglianza Unico, cioè l’organismo che nella Banca Centrale Europea, Bce, si occupa di vigilanza bancaria, ha proposto in un suo documento.

L’Ssm- così si chiama la vigilanza europea – ha deciso che a partire all’inizio del prossimo anno le banche dovranno mettere ulteriori capitali a fronte  dei crediti in difficoltà. Le richieste attuali sono già molto pesanti; ora la vigilanza europea vuole ulteriormente aumentarle. Cioè le banche che hanno crediti in difficoltà, anche se coperti da garanzie, dovranno aumentare il capitale.

Poiché è molto difficile che le banche commerciali possano raccogliere ulteriori capitali, dato che in questo periodo le banche non guadagnano molto, l’effetto di questa frenesia della Vigilanza è che le banche non concederanno prestiti per paura di dover accantonare un sacco di capitale. Nel frattempo, mentre la vigilanza scoraggia i prestiti, il presidente della Bce, Mario Draghi, in foto, cui dovrebbe far capo la vigilanza, incoraggia le banche a riprendere a prestare soldi alle famiglie ed alle imprese per rafforzare la ripresa. E la ripresa è quello che può rendere dei crediti oggi difficilmente rimborsabili in crediti buoni.

Queste sono le contraddizioni dell’Europa. Da un lato si cerca di stimolare la ripresa, che forse consentirebbe di rendere buoni crediti attualmente pericolanti, dall’altra si impongono ulteriori vincoli che rendono ancora più difficile fare ripartire l’economia europea. L’errore della vigilanza europea è di pensare che i crediti siano buoni o cattivi perché le banche non sanno scegliere i loro clienti, mentre i crediti diventano cattivi se la situazione economica tracolla come è avvenuto in questi anni anche per gli errori di politica economica delle autorità monetarie.

La conclusione è che questa Europa non sa che cosa vuole. Da un lato vorrebbe che le banche aiutassero la ripresa con maggiori finanziamenti, dall’altro penalizza le banche che fanno questi finanziamenti. Se allora le banche, non  potendo prestare ai privati, comprano titoli di stato, si dice che debbono accantonare maggiore capitale perché anche gli Stati possono fallire.

Che cosa rimane? Rimangono i cosiddetti derivati, titoli sostanzialmente tossici di cui sono pieni i portafogli delle banche tedesche e francesi ma davanti ai quali la vigilanza europea si genuflette e si rimette per la valutazione della loro rischiosità ai modelli interni alle banche, una cosa che dovrebbe suscitare reazioni ben più dure di quelle che suscitano i non performing loan.

Forse la vigilanza europea agisce con prudenza perché sa che se mettesse dei requisiti patrimoniali seri a fronte degli investimenti in derivati, le banche tedesche e francesi andrebbero a gambe all’aria. E allora i requisiti li mettono e li aggravano sulle banche degli altri Paesi. Due pesi e due misure. Fino a che i popoli europei non si stuferanno definitivamente.

 

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