L'articolo del prof. Celotto, professore ordinario di Diritto costituzionale all'Università di Roma Tre

Rosatellum, Consultellum, Italicum, Porcellum, Mattarellum…
Ma perché si usano latinismi per definire le nostre leggi elettorali degli ultimi decenni?

Pare che la colpa (o il merito) sia da attribuire al prof. Giovanni Sartori che appena fu approvata la legge del 1993 il cui relatore era l’allora on. Sergio Mattarella, pensò scherzosamente di affibbiarle quel soprannome in latino, per dare solennità ad una legge su cui aveva molti dubbi.

Un nomignolo maestoso, altisonante, che sapeva di più una presa in giro che di complimento. E invece in questi anni tutti hanno seguito e consolidato questa abitudine, elevando al rango di “iuris prudentes” chiunque si sia avvicinato al problema delle leggi elettorali.
Forse inconsciamente auspicando che alla fine fosse davvero arrivato un Cicerone, un Gaio o un Papiniano a risolvere in maniera adeguata un tormento giuridico come quello della legge elettorale.

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