Che cosa si è detto al primo tavolo di lavoro della 3 giorni "IdeeItalia-La voce del Paese" organizzata a Milano da Forza Italia

Leopolda e #IdeeItalia, la contro-Leopolda azzurra. Firenze e Milano, per un week end i poli geografici dei due Poli politici. È iniziato venerdì 24 novembre l’evento voluto da Maria Stella Gelmini e da Paolo Romani, esponenti di Forza Italia, per trattare i problemi del Paese, dare ascolto alle parti sociali e accogliere suggerimenti da associazioni, imprenditori e professionisti. Il primo tavolo di lavoro ha riguardato la flat tax, cavallo di battaglia dell’intero centro-destra, ed è stato coordinato da Antonio Signorini, giornalista di economia del quotidiano Il Giornale.

LA PROPOSTA DELL’ISTITUTO BRUNO LEONI

Presente all’incontro il presidente dell’Istituto Bruno Leoni, Nicola Rossi, che ha mostrato alla platea di #IdeeItalia il modello elaborato nei mesi scorsi “25 per tutti” (chi volesse approfondire, può leggere qui).
“Ciò che proponiamo noi – ha illustrato il professor Rossi – è fare pulizia e chiarezza dell’intero assetto. Via tutte le cose che non capiamo e spazio a una sola aliquota per tutte le imposte, dall’Irpef all’Ires fino all’Iva e pure per i redditi da capitale”.
“Il nostro sistema – ha continuato l’economista e presidente dell’Istituto Bruno Leoni – una volta a regime prevederebbe una esenzione per i single fino a 11 mila euro, poco più della metà per le coppie. Si inizierebbe a essere tassati solo per ogni euro in più rispetto a quello scaglione e si arriverebbe a pagare l’intera quota del 25% solo raggiungendo redditi molto alti, tra i due e i 300 mila euro annui”.
“Oggi – ha concluso – spendiamo 50 miliardi in assistenza e una quota considerevole, tra il 20 e il 30% è destinata agli individui più ricchi. Questo è spia di un sistema che non funziona e che va ripensato”.

LA CONTROPROPOSTA DELLA LEGA: FLAT TAX AL 15%

Presente a #IdeeItalia anche Armando Siri, ideologo della flat tax leghista e uno dei consiglieri economici del Carroccio salviniano: “Oggi ci sono 5 scaglioni – ha dichiarato – il modello è stato elaborato negli anni ’70, ma nel 2017 la società è cambiata. I ricchi sono sempre meno anche perché quei pochi sono stati spinti dal fisco a delocalizzare”. “Quindi – ha proseguito Siri– per come stanno le cose oggigiorno, la flat tax al 25% penalizzerebbe più di 40 milioni di contribuenti, che sono anche quelli più poveri. È per questo che il progetto della Lega è rilanciare con una proposta più bassa, attorno al 15%, così da non gravare sulle fasce della popolazione in maggiore difficoltà”.

NON SI ABBANDONEREBBE LA PROGRESSIVITA’

“Il nostro – ha puntualizzato Siri – sarebbe un sistema che non abbandonerebbe il criterio della progressività voluto dai padri costituenti, in quanto verrebbe automaticamente tarato sulle singole capacità contributive grazie alle deduzioni, per esempio quelle riguardanti i famigliari a carico”. “Inoltre – ha concluso – avrebbe un duplice merito: fare uscire il sommerso, visto che pagare le tasse converrebbe a chiunque, e, abbattendo il carico fiscale per le aziende di 10 punti, permetterebbe allo Stato di risparmiare manovre a pioggia dagli effetti temporanei come il Jobs Act perché l’occupazione verrebbe da sé, ridando ossigeno alle imprese”.

UNA RIVOLUZIONE LIBERALE AUTOFINANZIATA

A #IdeeItalia ha quindi preso la parola Paola Tommasi, l’economista bocconiana dello staff di Renato Brunetta (FI) che ha collaborato alla campagna elettorale di Donald Trump: “A mio avviso – ha detto Tommasi – il più grande merito della flat tax che stiamo disegnando è che non costerebbe nulla ai cittadini. Avrebbe una portata rivoluzionaria, di stampo liberale, eppure non creerebbe nuovo debito, altri fardelli sulle spalle di chi lavora. Infatti – ha precisato – sarebbe finanziata dal sommerso che tornerebbe alla luce e dalla possibilità per il legislatore di abolire quella selva di deduzioni oggi presenti e ridondanti rispetto all’assetto che abbiamo in mente, perché se uno ha una tassazione al 20% e non al 40%, può per esempio pagare da sé per intero l’importo dell’iscrizione in palestra”. Quindi, ha concluso, “la flat tax che stiamo elaborando avrà una unica aliquota al 23%”.

I PROBLEMI DEL SISTEMA ATTUALE

L’avvocato e docente di Diritto Costituzionale all’Università di Padova, Luca Antonini, ha chiuso l’incontro elencando le numerose contraddizioni del sistema attuale: “Su una cosa siamo tutti d’accordo: con una tassazione al 42%, l’assetto odierno risulta insostenibile per chiunque”. “Attualmente – ha proseguito Antonini – l’intero sistema è sorretto da dipendenti e dai pensionati mentre dalle maglie del fisco sfuggono i veri paperoni: Google in Italia paga solo l’1%, i grandi ricchi custodiscono i propri patrimoni nei trust tassati al 27%. Un operaio – ha fatto notare alla platea di #IdeeItalia – viene invece tassato persino sulle spese che affronta per i figli a carico. Abbiamo le tasse al 42% come la Svezia ma un sistema sanitario efficiente come quello del Messico”.

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