L'articolo di Gianluca Zapponini

Da una parte Bankitalia, finita sotto il fuoco incrociato della politica dopo il tentato blitz del Pd sulla riconferma di Ignazio Visco. Dall’altra le banche popolari riacciuffate per i capelli in questi ultimi anni (ex popolari venete in primis) che ora vengono usate come leva per attaccare Via Nazionale tacciata di scarsa vigilanza mentre le banche fallivano. Adesso però il tiro si è alzato, con una nuova accusa cavalcata a dovere dal Pd: alcuni ex funzionari di Palazzo Koch avrebbero svolto in tempi non troppo lontani consulenze presso la Popolare di Vicenza con incarichi ispettivi presso la banca. Così l’istituto centrale ha deciso di controbattere alle accuse prima una nota di chiarimento, poi l’intervento diretto dello stesso governatore riconfermato.

L’ATTACCO DELLA COMMISSIONE

Che la vicenda Visco abbia creato un alone di tensione intorno a Palazzo Koch è fuori di dubbio. Ma negli ultimi giorni la temperatura è se possibile ulteriormente salita. Tutto è partito dall’audizione in commissione bicamerale sulle banche del procuratore di Vicenza Antonio Cappelleri (qui l’articolo di Formiche.net), il quale, dopo aver dichiarato che i vigilanti incaricati da Via Nazionale sono stati fuorviati da un gruppo di potere all’interno della popolare di Vicenza guidati dall’ex presidente Gianni Zonin, ha anche consegnato la lista di collaboratori della banca. Tra questi, 3 ex dipendenti dei Via Nazionale, tra cui anche un alto dirigente, Giannandrea Falchi, capo segreteria del direttorio durante la gestione di Mario Draghi.

LE PORTE GIREVOLI

Tanto è bastato ad accendere la miccia e innescare il fuoco di fila contro l’istituto centrale. Partito ovviamente da quel Pd che non ha ancora digerito il colpo di testa del premier Paolo Gentiloni, che ha riconfermato Visco andando contro il parere di Matteo Renzi. L’accusa a Via Nazionale è questa: alcuni dirigenti di Bankitalia con compiti di vigilanza sarebbero stati ingaggiati dalla stessa Popolare di Vicenza in veste di collaboratori. I vigilanti sono diventati vigilati, con l’arcinoto meccanismo delle porte girevoli, definito da Orfini “discutibile e ha prodotto disastri”. Più diplomatico ma non meno diretto il presidente della commissione d’inchiesta sulle banche, Pier Ferdinando Casini, che in un’intervista a Repubblica ha parlato di “rete di complicità fatta di offerte di impiego e consulenze. Dirigenti controllori di Bankitalia passati in corsa ai vertici delle banche controllate. Quel che sta già emergendo non è un bello spettacolo”.

BARRICATE A VIA NAZIONALE

La risposta di Bankitalia è arrivata. In un’articolata nota l’istituto ha messo nero su bianco che i tre ex dipendenti passati alle dipendenze della Popolare di Vicenza, Luigi Amore, Mariano Sommella e Falchi, non hanno mai svolto attività ispettiva nella banca veneta. Via Nazionale ha scelto di riportare addirittura i tre curriculum, puntualizzando per ognuno dei tre il dato di non aver svolto ispezioni.

LA VERSIONE DI BANKITALIA

In particolare Amore “è stato assunto presso la filiale di Modena nel giugno del 1992 con il grado di ingresso in Banca per i laureati. Si è dimesso dalla Banca d’Italia nel settembre del 1998, con lo stesso grado iniziale. Lasciata la Banca d’Italia ha lavorato per 8 anni presso un istituto di credito di medio-grandi dimensioni. Nel 2006 è stato assunto dalla Popolare di Vicenza come Capo della Direzione Internal Audit. Ha lasciato la Banca popolare di Vicenza nel 2008. Durante la limitata permanenza in Banca d’Italia,  Amore non ha mai svolto attività ispettiva”, scrive Bankitalia. Stesso discorso per gli altri due. Per la quale si tratta semplicemente di ex funzionari “che a un certo punto della loro vita professionale hanno deciso di intrattenere un rapporto di lavoro con la Banca Popolare di Vicenza”. Peccato che Orfini non ne sia stato persuaso, scrivendo su Twitter “leggo che per Bankitalia non è un problema che si passi dall’organismo che vigila alle banche vigilate. E questo spiega molte cose”.

LE PAROLE DI VISCO

Anche lo stesso Visco ha controbattuto alle accuse, approfittando della Giornata del Risparmio, organizzata dall’Acri a Roma. “La tutela del risparmio richiede stabilità monetaria e stabilità finanziaria; le decisioni e gli interventi di banca centrale e di vigilanza le perseguono con determinazione; sui comportamenti delle singole banche la supervisione è ferma e intensa. Del nostro operato non esitiamo a dare conto alle Istituzioni e al Paese”, si è difeso il governatore. Visco ha poi ribadito l’impegno di via Nazionale ma anche criticato la cornice legale dei controlli. “Le banche sono imprese; in condizioni normali, anche in presenza di difficoltà, la Vigilanza non può sostituirsi agli amministratori”.

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