Chi si preoccupa (e perché) della presenza economica della Cina in Italia

Chi si preoccupa (e perché) della presenza economica della Cina in Italia

Crescono l’attenzione e i timori, in Italia e all’estero, nei confronti della presenza economica cinese in Occidente. Nel nostro Paese i riflettori sul tema si sono riaccesi nelle scorse ore dopo la visita tenuta l’11 dicembre, presso la sede di Open Fiber, da una delegazione della Repubblica Popolare composta anche dal vicepremier cinese Ma Kai, dall’ambasciatore in Italia Li Ruiy e dal Ceo di Huawei Italia Thomas Miao. Ma i casi sono molteplici.

IL COMMENTO DI SAPELLI

L’avvenimento è stato commentato dallo storico ed economista Giulio Sapelli che a Cyber Affairs ha dichiarato che “il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) dovrebbe convocare i vertici di Open Fiber per comprendere meglio la natura e le implicazioni della visita”. Dopo aver premesso “l’assoluta legittimità sul piano formale di una visita di questo tipo”, Sapelli ha poi sottolineato che “sarebbe importante sapere se si tratti di un’iniziativa autonoma legata unicamente al business o se possa anticipare un rapporto ancora più forte con Pechino e, dunque, come questo si incastri sul piano della cyber sicurezza. Tra le tappe della visita c’è stato infatti anche il Security Operations Center (SOC), un centro da cui vengono forniti servizi finalizzati alla Sicurezza dei Sistemi informativi. Un dettaglio non da poco”, ha aggiunto, “al quale si somma l’importanza crescente che le reti – e i dati che vi transitano – avranno per la stabilità politica, la proiezione militare, la difesa e la prosperità economica di un Paese”.
Per Sapelli, “va ricordato, infatti che Open Fiber è una società partecipata da due realtà strategiche come Enel e Cdp. Quest’ultima poi, non solo è il nostro vero ‘caveau’ di partecipazioni pregiate, ma ha già al suo interno – precisamente in Cdp Reti – una forte presenza cinese. Nulla di male, per carità, ma qualche approfondimento sarebbe d’obbligo, soprattutto in considerazione del fatto che su una società come Huawei si sono più volte addensati sospetti dei servizi d’intelligence occidentali, che la ritengono troppo legata al governo cinese”.​

NON SOLO HUAWEI

Huawei si è aggiudicata l’appalto per la fornitura dei sistemi di monitoraggio della qualità dei link ottici in dieci città italiane coperte dalla rete Open Fiber. Mentre Zte – altro colosso cinese – ha vinto la gara relativa allo sviluppo della rete ultrabroadband mobile – prima rete europea 5G pre-commerciale – di Wind Tre, compagnia telefonica nata dalla joint venture paritetica fra le controllate italiane dell’ex Vimpelcom ora Veon (Wind) e Ck Hutchison (3 Italia).

IL TOUR ITALIANO DI MA KAI

In ogni caso la visita a Open Fiber non è stata l’unica in Italia per Ma Kai. Sempre l’11 dicembre il vicepremier cinese è stato ricevuto a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, che per l’occasione ha ricordato che “la sua visita si inserisce in un quadro di relazioni continue e sempre più forti tra Italia e Cina” ed “è importante perché avviene dopo il successo del 19esimo congresso del Partito Comunista e in una fase di stabilità e sviluppo della Cina. Mi auguro”, ha sottolineato, “che queste giornate italiane siano un’occasione per proseguire in questi nostri rapporti anche in vista del vertice intergovernativo che si svolgerà tra i due governi a metà dicembre”, ha concluso Gentiloni.
Mentre ieri mattina, ad incontrare l’esponente del governo cinese per parlare, tra le altre cose, di investimenti, commercio, Pmi, Made in Italy e Industria 4. 0 è stato il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda.

LE ATTIVITÀ DI PECHINO

Della crescente presenza della Repubblica Popolare parla oggi anche il Fatto Quotidiano, rilevando che “prima il presidente Hu Jintao e poi Xi Jinping hanno deciso di costruire un soft power cinese per migliorare la percezione del Paese all’estero. Secondo un monitoraggio del Council on Foreign Relations non sembra abbia funzionato molto. Ma le attività di Pechino, per quanto invasive, suscitano molta meno indignazione di qualche padroncino cinese che sfrutta i lavoratori a Prato”. In un pezzo a firma del vicedirettore Stefano Feltri, la testata diretta da Marco Travaglio ha citato anche le dichiarazioni rilasciate a Cyber Affairs dallo storico ed economista Sapelli, il quale, come detto, ha auspicato maggiore chiarezza sulla recente visita, presso la sede di Open Fiber, di una delegazione cinese comprendente il vicepremier della Repubblica Popolare Ma Kai. “Di Open Fiber”, scrive ancora il Fatto Quotidiano, “la società della fibra al centro delle strategie governative, sono azioniste due società a controllo pubblico come Enel e Cdp. Dentro Cdp Reti c’è State Grid Corporation of China, pachiderma di Stato cinese […] Immaginate se il numero tre di Putin fosse andato a passeggiare nelle stanze di una società strategica, di quelle che inquietano i sogni dei vertici dell’intelligence. Sarebbe scoppiato un putiferio. Ma siamo sicuri che dei cinesi dobbiamo preoccuparci meno?”, conclude l’articolo.​

LO SCENARIO

Le valutazioni emerse in queste ore hanno come sfondo uno scenario internazionale critico nei confronti della Cina. In un incontro avvenuto al vertice dell’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto) a Buenos Aires tra la commissaria europea al Commercio Cecilia Malmstroem, il ministro dell’Economia giapponese Hiroshige Seko e l’ambasciatore presso il Wto degli Usa Obert E. Lighthizer, si è rilevato che Unione europea, Giappone e Stati Uniti intendono fare squadra per affrontare alcune questioni commerciali aperte, in particolare con la Cina, su temi come la supercapacità nella produzione dell’acciaio, i trasferimenti forzati di tecnologia e certi obblighi in tema di contenuti nel mercato locale.
“Abbiamo condiviso l’idea che i pesanti eccessi di capacità in settori chiave, esacerbati dall’espansione di capacità supportata e finanziata dal governo, condizioni competitive ingiuste causate da sussidi che distorco ampi mercati e da imprese sostenute dallo stato, trasferimenti forzati di tecnologia, richieste e preferenze sui contenuti locali, siano serie preoccupazioni per il funzionamento efficiente del commercio internazionale, per la creazione di tecnologie innovative e per la crescita sostenibile dell’economia globale”, si legge in un comunicato congiunto nel quale, secondo gli esperti, il riferimento è alla Cina, pur non esplicitamente citata.
“Noi – continua il comunicato – per gestire queste preoccupazioni cruciali abbiamo concordato di rafforzare la cooperazione trilaterale nel Wto e in altre sedi internazionali, come appropriato, per eliminare queste e altre pratiche ingiuste, distorsive del mercato e protezionistiche da parte di Paesi terzi”.​

ultima modifica: 2017-12-13T07:55:33+00:00 da Pietro Di Michele

 

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: