Le considerazioni di Hans-Peter Bartels commissario parlamentare, in quota Spd, per le Forze armate tedesche (Bundeswehr), intervistato da un quotidiano tedesco online

Tra sommergibili fuori uso e manici di scopa usati al posto delle mitragliatrici nelle esercitazioni, la Germania potrebbe non essere all’altezza della difesa collettiva. Certo, può contare su un comparto industriale di primo rilievo, ma le Forze armate si troverebbero impreparate in caso di un conflitto su larga scala. A dirlo è Hans-Peter Bartels commissario parlamentare, in quota Spd, per le Forze armate tedesche (Bundeswehr), intervistato da un quotidiano tedesco online e ripreso dal sito specializzato statunitense MilitaryTimes.

Per essere la maggiore economia europea, la Germania presenta Forze armate (Bundeswehr) piuttosto modeste, ha spiegato Bartels. Sebbene negli ultimi anni, infatti, ci sia stato un incremento del budget destinato alla difesa, la prontezza operativa potrebbe essersi deteriorata. “La moneta che conta, quella su cui viene misurato il successo del ministero della Difesa, è la prontezza del Bundeswehr”, ha detto Bartels. “E proprio questa non è migliorata negli ultimi quattro anni, anzi si potrebbe piuttosto dire che sia peggiorata”, ha aggiunto.

“Sebbene missioni internazionali con piccoli contingenti siano andate bene (i soldati tedeschi impegnati all’estero sono meno di 3.800, contro gli attuali 6.300 italiani), il Bundeswehr nel suo complesso non potrebbe attualmente essere impiegato nella difesa collettiva”, quella prevista qualora scattasse la clausola di difesa Nato prevista dall’articolo 5 del Trattato del nord atlantico. Ciò pone inevitabilmente interrogativi rilevanti anche sul fronte della difesa europea. La Germania è stata da subito promotrice del processo di integrazione, mostrandosi determinata a guidarla per poter beneficiare delle risorse previste. “C’è il sospetto – ha detto di recente a Formiche.net il generale Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Icsa e già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare – che certe iniziative siano fatte per far mettere le mani sul malloppo a due Paesi: Francia e Germania”. Secondo il generale, “l’intenzione di Parigi e Berlino è sviluppare un caccia di quinta generazione che non serve, accedendo verosimilmente ai fondi comuni europei”.

In tutto questo, non può non avere un peso lo stato di salute e la prontezza della Forze armate. E la Germania da questo punto di vista si presenta con non poche gatte da pelare di fronte agli alleati europei. Da tempo, come ricorda il Washington Post, si stanno susseguendo notizie relative all’inefficienza delle Forze armate tedesche. Alcuni piloti, ad esempio, sarebbero costretti ad addestrarsi su elicotteri privati a causa delle lente procedure di manutenzione per quelli in dotazione alle Forze armate. Secondo il Post, circa la metà dei carri armati Leopard 2S (il modello più utilizzato) sarebbe fuori servizio per la necessità di riparazioni. A ottobre, fu DefenseNews a riportare che l’intera flotta sottomarina era fuori servizio dopo l’incidente dell’ultimo sommergibile lungo le coste norvegesi. L’anno scorso, per aumentare il numero dei coscritti, l’Esercito tedesco è stato protagonista del reality show “Die Rekruten” (le reclute), distribuito su YouTube con un discreto successo. Nel 2015 fece notizia l’utilizzo, durante un’esercitazione Nato, di manici di scopa al posto delle mitragliatrici pesanti a bordo dei veicoli armati da parte dei soldati tedeschi.

Ora, ad aumentare l’incertezza c’è una situazione politica ancora in bilico. Le trattative tra i centristi di Ankela Merkel e i socialisti di Martin Shulz per una Grosse Koalition 2.0 sono ancora in corso, e tra i temi in cui resta una certa divergenza c’è anche quello della politica di difesa, sebbene sembri avere un peso marginale negli attuali negoziati. Tanto l’asse Cdu/Csu, quanto l’Spd, concordano sulla necessità di un rafforzamento del Bundeswehr, sia in termini di unità (attualmente intorno ai 178mila soldati) sia riguardo l’ammodernamento degli equipaggiamenti. Accordo c’è stato anche sul blocco dell’export militare per i Paesi coinvolti nella guerra in Yemen. Tuttavia, le distanze si allungano su altri temi delicati. Se il ministro della Difesa Ursula von der Leyen ha ormai fatto del rispetto della quota del 2% del Pil da spendere in difesa entro il 2024, stabilita in ambito Nato, un impegno imprescindibile, per i socialisti lo stesso obiettivo è più che altro una linea guida, “non necessario e irrealistico”. Attualmente, la Germania spende l’1,26% del Pil in difesa, pari a circa 43 miliardi di dollari.

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