L'intervento del segretario generale dell'Associazione Nazionale delle Banche Popolari, Giuseppe De Lucia Lumeno

Danièle Nouy arriva a Roma e, inevitabilmente, si riapre la discussione sulle sofferenze e sulla normativa che le riguarda, sempre oggetto di continua revisione. A fine anno il Parlamento Europeo aveva bloccato e rinviato il cosiddetto addendum che prevedeva un’ulteriore stretta sulla gestione delle sofferenze. Il nuovo intervento, seppur meno oneroso in seguito alla presa di posizione dell’Europarlamento, è ora previsto per il prossimo mese di marzo. All’incontro del capo della Vigilanza della Bce con i rappresentati del sistema bancario e con i vertici della Banca d’Italia il sistema del credito italiano arriva con un equilibrio e una forza “contrattuale” che negli ultimi mesi sono mutati. Le banche del nostro paese stanno “facendo i compiti” e, secondo Bankitalia, a novembre, possono vantare il dato positivo del calo delle sofferenze che, su base annua, sono scese del 6,4% e ora ammontano a 173 miliardi lordi e 66,2 miliardi al netto dei fondi rettificativi (nello stesso mese dell’anno precedente erano 85,2 miliardi).

Al contrario, Danièle Nouy giunge all’incontro notevolmente indebolita. La Corte dei conti europea, il cui compito è proprio quello di controllare le finanze dell’Unione europea sulla gestione delle crisi bancarie, rimprovera, e anche pesantemente, la Vigilanza della Bce accusandola di non aver fornito i dati necessari per metterla nelle condizioni di valutare il suo operato. “La Bce – si legge nella raccomandazione – dovrebbe consentire alla Corte dei conti europea di accedere a tutte le informazioni e a tutti i documenti richiesti per l’esercizio delle sue funzioni, a beneficio della rendicontabilità”. Sempre a quanto scrive la Corte dei conti “la Bce ha negato l’accesso a documenti e a informazioni necessari a svolgere il suo compito”. Sulla base dei documenti ricevuti, la Corte ha sì, potuto valutare in quale misura l’impostazione della valutazione dei piani di risanamento e delle attività di gestione delle crisi abbia contributo all’efficienza operativa, ma gli elementi probatori forniti dalla Bce sullo svolgimento di tali attività vengono considerati “estremamente limitati”. Alla Corte non sarebbe stato possibile “trarre conclusioni in merito all’efficienza operativa della gestione delle crisi nella pratica”. Dunque, secondo la Corte, presieduta dal tedesco Klaus-Heiner Lehne, la mancanza di informazioni giunte dalla Banca centrale non ha reso possibile una valutazione completa sull’efficienza operativa della gestione delle crisi bancarie.

Un altro colpo per la Nouy dopo quello di poco più di un mese da parte dell’ufficio legale del Consiglio dell’Unione Europea. L’organismo – composto dai ministri dei governi di ciascun paese dell’Ue e che assieme al Parlamento Europeo rappresenta il principale organo decisionale dell’Unione – soltanto a fine novembre aveva formalmente criticato l’approccio che la Vigilanza della Nouy aveva seguito sull’introduzione di maggiori accantonamenti a copertura delle sofferenze.

C’è anche da rilevare che, nel frattempo, da Bruxelles anche la Commissione Europea è di nuovo intervenuta in tema di Npls con un documento nel quale conferma che le misure che verranno suggerite riguardo a nuovi accantonamenti minimi legali da adottare riguarderanno soltanto prestiti futuri nel momento in cui questi si trasformeranno in sofferenze. Quindi, secondo la Commissione, le nuove regole per gli accantonamenti prudenziali sui crediti, pari al 100% del valore dei finanziamenti, saranno applicati solo sui contratti stipulati dopo l’entrata in vigore delle nuove disposizioni e non retroattivamente. Del resto anche il Parlamento italiano, in Commissione Finanze del Senato, aveva approvato all’unanimità una serie di risoluzioni nelle quali impegna il Governo ad adoperarsi affinché i nuovi interventi sulla gestione degli Npls, qualora prevedano ulteriori rettifiche, non compromettano “il fine primario del sistema bancario di erogare credito al sistema produttivo”.

Sono tutte notizie che lasciano sperare in una maggiore trasparenza e in un più stabile equilibrio nella formulazione e nell’applicazione della regolamentazione bancaria, finora caratterizzata da una stratificazione pletorica delle norme che hanno finito per penalizzare gli istituti di credito più esposti a sostenere l’economia reale. Resta aperto il più ampio e generale problema dell’equilibrio dei poteri fra gli organi dell’Ue che emerge chiaro nella disputa tra la Corte dei conti e la vigilanza della Bce e che, per il bene del futuro dell’Unione, dovrebbe trovare opportune modalità di aggiustamento e di funzionamento.

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