Theresa May aveva iniziato il 2017 con una sana maggioranza in parlamento, il primo posto con ampio margine in tutti i sondaggi e una forza politica praticamente inattaccabile. Ma, man mano che venivano cambiate le pagine del calendario, le cose, poi, non sono andate così bene e ogni pronostico è stato sconfessato. Così, il 2018, dovrebbe essere l’anno della svolta per i conservatori inglesi. E se per qualcuno il nuovo anno per il governo si preannuncia in salita e con una lunga lista di sfide scoraggianti, oltre che con tanta ipocrisia nell’inflazionato, “stiamo andando avanti con il lavoro”, per altri le cose non stanno esattamente così.

L’anno nuovo, infatti, sarebbe iniziato con una posizione decisamente più forte rispetto a quella con cui Theresa May ha affrontato le elezioni anticipate dello scorso 8 giugno. Anzitutto a far entrare una boccata d’aria fresca, e anche tanti sospiri di sollievo, è stato il bilancio di Philip Hammond a novembre e che non è stato subito svelato: forse per un eccesso di prudenza.

Per diversi analisti la May sembra in ottima salute politica e prontissima ad affrontare la lunga volata verso la Brexit in stile Gordon Brown. Il primo ministro dal 2007 al 2010, che, partito con un indice di gradimento decisamente inferiore a quello dell’attuale inquilina del numero 10, fu capace di negare la maggioranza assoluta ai tories nelle elezioni del 2010. Ma il rispetto conquistato da Theresa May, anche per via dei progressi nei colloqui Brexit, non vorrà dire che la strada fino a marzo 2019 sarà in discesa.

È per questo che – secondo indiscrezioni in agenda per la prossima settimana – è stato previsto un rimpasto di governo. Una frustata ai ministri utile a distribuire un po’ di disciplina, dicono. Sono diversi i top players tory che potrebbero vedere il numero di maglia cambiare nel tentativo di aggiornare la panchina dei conservatori. E tra questi c’è sicuramente Boris Johnson. A nessuno sono sfuggite le numerose scaramucce con la May nei mesi scorsi: per tanti, addirittura, dopo le elezioni non andate benissimo, se c’era uno che avrebbe fatto cadere il governo, sarebbe stato proprio lui. Ma adesso Theresa May sta pensando a un altro dipartimento per l’uomo più chiacchierato della politica inglese. Però al Daily Mail sono convinti che Boris Johnson farà resistenza: sarebbe destinato al ministero delle infrastrutture per preparare la Gran Bretagna al divorzio definitivo, eppure, per la stampa inglese la decisione sembra tanto un ‘declassamento’.

Dai banchi della maggioranza si chiede prudenza, anche per non far sentire trascurati il resto dei parlamentari. Il Sunday Times rivela che Andrea Landsom potrebbe essere licenziato come capo della Camera dei Comuni ed essere sostituito da Chris Grayling, segretario dei trasporti e che ha guidato la candidatura della May dai giorni di Cameron primo ministro. Anche Greg Clark, segretario per le imprese, l’energia e la strategia industriale potrebbe essere trasferito. Dove, ancora non si sa. E, ovviamente, c’è il posto lasciato vacante da Damian Greeen – costretto a dimettersi dopo lo scandalo sessuale. Potrebbe essere Jeremy Hunt, attuale segretario di Stato per la Sanità a occupare la poltrona di segretario di Stato. Per il Telegraph il rimpasto, invece, nasce da mere esigenze di parità di genere. May infatti starebbe prendendo in considerazione una promozione per ben sette donne. Chissà.

Chris Wilkins, consigliere della strategia politica della May fino a quest’estate, ci vede qualcosa di più profondo. E’ convinto, infatti, che il rimpasto imminente sia una importante mossa capace di far mostrare di nuovo i muscoli al primo ministro inglese. Ad ogni modo la stampa inglese tiene i riflettori puntati solo su Boris Johnson. Risulta difficile interpretare davvero come l’attuale segretario di Stato per gli Affari Esteri ed esponente di spicco del mondo conservatore reagirà a quello che la stampa inglese ha definito come un “super incarico”. D’altronde sostituire Greg Clark, con un portafoglio significativamente rafforzato, dovrebbe conferirgli una responsabilità molto più diretta sulla Brexit, oltre che una ulteriore dose di potere politico.

Eppure in tanti sono pronti a scommettere che respingerà la proposta. Gli analisti sono convinti che Boris Johnson non si farà licenziare, e, che, comunque, la decisione della May potrebbe risultare troppo un azzardo: il ruolo di Davis verrebbe reso un po’ marginale se a Boris Johnson venisse assegnato il ruolo di prestigio. Intanto per il Financial Times nessuno sarà capace di spostarlo dagli Esteri: “è troppo felice di essere lì”.

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