Giornata decisiva per Trump. Il Presidente deve decidere se implementare o lasciar decadere le nuove sanzioni imposte dal Congresso per colpire la Russia. Il pressing nel contesto del Russiagate

Mancano pochissime ore alla scadenza del termine entro cui Donald Trump dovrà decidere se implementare o meno la nuova tornata di sanzioni contro la Russia, volute dal Congresso e ratificate dalla Casa Bianca lo scorso agosto in risposta ai tentativi di interferenza in campagna elettorale da parte del Cremlino.

Il presidente degli Stati Uniti dovrà pronunciarsi entrò la mezzanotte di oggi, lunedì 29 gennaio 2018, su una questione che provoca non poche preoccupazioni per i risvolti che potrà avere all’interno del Paese e nella comunità internazionale. Si tratta, tra l’altro, di un argomento su cui Trump ha già preso tempo in passato, avendo rimandato la sua decisione proprio lo scorso ottobre e spostato in avanti l’atteso pronunciamento.

Si concentra così l’attenzione sulla Casa Bianca, che dovrà stabilire se implementare (in tutto o in parte) le sanzioni contro una lista di individui, organizzazioni e attività economiche ritenute vicine al Cremlino. Il clima è particolarmente teso a Washington poiché la linea che il presidente vorrà tenere è tutt’altro che scontata. Già nell’agosto scorso, quando il Congresso approvò il pacchetto e lo sottopose alla ratifica presidenziale, Trump fece sapere attraverso una dichiarazione alquanto inusuale la sua riluttanza alle sanzioni, che limiterebbero il potere negoziale dell’autorità di governo nei confronti di Mosca.

Sebbene non si possa escludere un ulteriore rinvio dell’implementazione, la tensione è alta all’interno di entrambi gli schieramenti politici, che reputano ormai improrogabile la firma da parte del presidente.

Con toni moderati, gli esponenti più importanti del partito repubblicano insistono sulla linea della fermezza. Il senatore Marco Rubio ha recentemente dichiarato ai media: “Confido sul fatto che Trump renderà esecutivo il pacchetto di sanzioni così come approvato dal Congresso”.

Con un accento ben più grave si pongono i democratici, che ritengono inqualificabile l’atteggiamento assunto dalla Casa Bianca. Eric Swalwell, membro dell’House Intelligence Committee, ha affermato: “Credo che l’indisponibilità del presidente ad imporre sanzioni contro la Russia dimostri il fatto che Trump si senta in debito nei loro confronti, come se costoro avessero fatto qualcosa a suo favore”.

Il clima è ulteriormente appesantito dalla coincidenza dell’evento con un altro importante provvedimento nell’agenda governativa nei confronti del Cremlino. È atteso in giornata il rilascio di un report realizzato dal Dipartimento del Tesoro al fine di approntare una lista di individui ed organizzazioni considerati in affari con Mosca nel settore dell’intelligence e della Difesa. Il documento dovrebbe anche contenere i nominativi di soggetti definiti “oligarchi” e reputati estremamente vicini a Vladimir Putin.

La concomitanza delle due scadenze potrebbe mettere seriamente alla prova l’amministrazione, tanto sul profilo interno quanto sul profilo internazionale. Se appare chiaro quanto grave possa essere un eventuale rifiuto da parte di Trump, soprattutto in un momento in cui i rumors sul Russiagate si fanno sempre più insistenti, non possono essere sottovalutate le conseguenze dell’approvazione del pacchetto, in particolar modo da parte degli alleati europei. La Germania in testa e gli altri Paesi del vecchio continente in rapporti economici con la Russia potrebbero subire importanti perdite dall’approvazione del provvedimento, che dovrebbe riguardare tra l’altro anche alcune imprese impegnate nella costruzione del gasdotto Nord Stream.

Trump è, dunque, in una posizione assai delicata e ogni sua decisione potrà avere degli effetti indesiderati. Anche qualora cercasse di prendere ulteriormente tempo, potrebbe essere tacciato di doppiogioco con Vladimir Putin. Il conto alla rovescia sta per finire e la presa di posizione da parte della Casa Bianca è ormai inevitabile.

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