L'inviato americano per la crisi ucraina​, l'ambasciatore Volker,​ ha bocciato la bozza di risoluzione proposta da Mosca, che potrebbe ​invece esacerbare il conflitto nel Paese

L’inviato speciale della Casa Bianca per la crisi Ucraina, Kurt Volker, ha definito “inaccettabile” la bozza di risoluzione che Mosca ha proposto per trovare una via politica per concludere il conflitto che affligge le province orientali del Donbass dal 2014. Quello che dice Volker – che è stato intervistato dall’emittente televisiva ucraina 112 – è piuttosto interessante perché è un commento ufficiale che arriva appena tre giorni dopo dell’incontro di Dubai tra il messo americano e la controparte del Cremlino Vladislav Surkov.

Il meeting aveva come obiettivo quello di avviare concretamente le mosse verso un deconflicting che potesse avviare alla conclusione politica della crisi, secondo quando previsto dagli accordi di Minsk, ma Mosca è restata – almeno secondo Volker – su posizioni sclerotiche: i russi vogliono schierare forze di peacekeeping – sotto egida Onu – soltanto lungo la linea di conflitto, e non all’interno dei territori di cui i separatisti filo-russi hanno rivendicato unilateralmente la giurisdizione contro Kiev. A settembre era stata proprio la Russia a proporre di schierare un contingente di pace, ma la “fattibilità” di cui ha parlato anche il rappresentante di Mosca dopo gli ultimi colloqui, è evidentemente da sottoporre al proprio interesse strategico: i russi vogliono le forze di pace sulla linea del fronte che divide i separatisti dal governo centrale – una dispiegamento che sarebbe una sorta di legittimazione delle proprie visioni politiche sul conflitto, secondo cui Kiev è l’aggressore.

Il diplomatico statunitense ha spiegato che questo genere di proposta russa non garantirebbe la sicurezza, ma al contrario andrebbe ad esacerbare il conflitto nelle regioni orientali dell’Ucraina e andrebbe a cementare il controllo russo nelle regioni orientali: “Le autorità russe hanno presentato l’idea della cosiddetta forza di difesa, che proteggerebbe solo gli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), ma non garantirebbe controllo alle frontiere (il confine russo-ucraino, ndr), quindi proseguirebbe l’ingresso di forze russe dal confine internazionale”, ha aggiunto Volker, richiamando a quello che è l’elefante nella stanza, ossia il supporto clandestino che Mosca sta dando alle pretese separatiste, sull’onda dei disordini del 2014 e della presa della Crimea.

La Russia nega questo genere di coinvolgimento, sottolinea che si tratta di un semplice riconoscimento di sentimenti autentici dei cittadini locali (che hanno scelto di stare con la Russia e staccarsi dall’Ucraina), ma gli Stati Uniti e l’Unione europea lo danno come un dato assodato che sta a monte delle sanzioni alzate contro la Russia – sanzioni che per altro nelle prossime ore potrebbero essere rinnovate anche secondo un piano, tanto severo e tattico quanto ambizioso, studiato dagli Stati Uniti per allontanare le élite russe dal circolo del potere del presidente Vladimir Putin.

“La delegazione russa ha portato l’attenzione di quella americana sulla cosiddetta legge ucraina per la reintegrazione del Donbass” ha invece commentato Surkov, ricordando che attualmente non è stato ancora pubblicato il testo della legge in questione, ma che secondo quanto noto inquadrerebbe la Russia come nazione occupante, i referendum che hanno portato alla creazione delle repubbliche separatiste filorusse di Doneck e Lugansk come illegittimi, e l’area del Donbass come “occupata”. Per comprendere la distanza che c’è tra Washington e Mosca sul dossier, Volker nei giorni prima dell’incontro emiratino aveva avallato la legge ucraina. “Chiaramente, l’obiettivo di Kiev è la normalizzazione delle attività compiute illegalmente dalle Forze armate ucraine nella regione”, ha precisato invece il funzionario russo, secondo cui da oltre tre anni le autorità dell’Ucraina impiegano l’esercito “contro i propri cittadini”. Il giorno prima dell’incontro il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, era stato chiaro: non mi aspetto nessun risultato dal meeting, aveva anticipato.

(Foto: Flickr @US EmbassyInKyiv)

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