Major preoccupate dopo il caso del gigante del Dragone. Perché la cura cinese ha il suo prezzo

Un brivido sta attraversando l’industria assicurativa della Cina. Il caso Anbang, il colosso dell’insurance commissariato dal Pechino due giorni fa (qui l’approfondimento di Formiche.net con tutti i dettagli) sta cominciando a produrre i primi effetti collaterali sull’economia del Dragone. Per esempio mettere sotto pressione un comparto che da solo vale una buona fetta di Pil cinese. Di più. Le autorità cinesi non hanno gradito i trucchetti al vertice di Anbang, che hanno portato alla rimozione e all’incriminazione dell’ex dominus Wu Xiaohui. Né tanto meno il fatto che tale scandalo possa in qualche modo mettere in discussione la trasparenza nelle grandi aziende del Paese.

MAJOR SOTTO PRESSIONE

A Pechino hanno preso la questione molto seriamente. Tanto da cominciare a mettere sotto torchio alcune tra le maggiori aziende del Paese, in odore di difficoltà finanziarie. Il fatto è che le autorità conoscono con un buon margine di sicurezza le grandi imprese, i cosiddetti conglomerati industriali, che navigano in cattive acque. E per evitare nuovi scossoni, hanno preferito accendere un faro su una ventina di conglomerati, molti dei quali ovviamente, legati al mercato assicurativo, come Anbang. Al primo segnale di cedimento strutturale dell’azienda, Pechino è pronta a intervenire facendo scattare il commissariamento. “Ci sono tanti conglomerati cinesi in difficoltà finanziarie. Il governo è pronto a far scattare la tagliola se le cose non dovessero andare”, sostiene Damien Whitehead, partner di Ashurst, uno dei maggiori network legali al mondo.

NAZIONALIZZAZIONI IN VISTA?

Se Pechino ha paura, ce l’hanno anche le major. Il timore, nemmeno troppo velato, è che per mettersi al riparo da nuove crisi stile Anbang, il governo proceda a una nazionalizzazione sul larga scala. D’altronde, quello di Anbang, non è certo il primo caso di intervento statale presso grosse realtà industriali. Nei mesi scorsi, quando il bubbone nelle assicurazioni doveva ancora scoppiare, lo Stato cinese ha messo del mani su altri due giganti, Fosun e Dalian Wanda, anch’essi finiti nazionalizzati, senza ancora sapere fino a quando.

LA CURA CINESE PER ANBANG

C’è un altro aspetto da considerare. Una volta che lo Stato entra nell’azienda, detta e pretende le sue condizioni. Ne sanno qualcosa in Anbang. Dalle indiscrezioni circolate nel week end, Pechino ha preteso la cessione di importanti asset detenuti all’estero. Tra questi, lo storico Waldorf Astoria di New York, rilevato a un prezzo di 2 miliardi di dollari e anche una discesa nella catena Hilton, di cui il gruppo cinese è azionista di maggioranza. D’altronde, il debito di Anbang ammonta a 100 miliardi di dollari e già per la prima metà del 2018 sono state preventivate dai commissari governativi, vendite di beni per 16 miliardi, tra cui numerose partecipazioni nel settore turistico e dell’aviazione.

LO STOP DAL CANADA

Gli effetti della crisi dell’insurance cinese hanno travalicato anche l’Oceano Pacifico. Il governo canadese sarebbe infatti intenzionato a fermare l’ingresso di Anbang nel comparto sanitario della provincia della British Columbia, dal momento che sarebbe come far entrare il governo cinese nella sanità canadese. “Il governo cinese ora gestisce una delle più grandi catene di pensionamento in British Columbia”, hanno spiegato fonti canadesi. “Questo dovrebbe indurre a una seria riconsiderazione di come il governo canadese si stia avvicinando a tutti i principali investimenti cinesi”.

 

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